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Dalle associazioni specialistiche forensi una tutela per i diritti dell’intera collettività

giustizia
L’esempio degli amministrativisti, spesso capaci di correggere il legislatore.L’autorevolezza di organizzazioni rappresentative locali e nazionali ha consentito, nel caso dei Tar, l’opportuno dietrofront sul rito “superspeciale” degli appalti e contrastato un’idea “mercatista” del foro
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Quarant’anni fa, subito dopo l’attivazione dei Tar, nascevano le prime associazioni di avvocati amministrativisti. Non si tratta di una coincidenza. È l’attivazione dei Tar – negli anni ‘ 70 – a creare la giustizia amministrativa come la conosciamo oggi. Prima tutto dipendeva da un’entità lontana, il Consiglio di Stato. È con i Tar che la giustizia amministrativa arriva ai cittadini e alle imprese, e offre loro una possibilità di tutela nei confronti del potere pubblico. Una fase nuova, un’attività che attraeva gruppi di ‘ pionieri’: avvocati che scoprivano un nuovo settore.

Tutto questo è stato ricordato nei giorni scorsi in un convegno a Padova, luogo di nascita dell’Associazione veneta degli avvocati amministrativisti ( fondata da Feliciano Benvenuti e a quanto risulta la più antica del genere). Si è rievocato un mondo allora tutto da inventare – quello in cui cominciavano a giudicare i Tar – ma in piena espansione.

Oggi invece il settore della giustizia amministrativa si è assestato, ma è diventato più complesso e più costoso, e certo non a vantaggio di chi vi si rivolge. Infatti, vive una crisi quantitativa. Il contenzioso si contrae, mentre il numero degli avvocati aumenta. Gli avvocati oggi sono circa dieci volte quanti erano negli anni ‘ 70, ma il numero complessivo dei ricorsi ai Tar proposti oggi è diminuito rispetto a quell’epoca.

I tempi sono cambiati. Ma rimane lo spirito di colleganza tipico degli amministrativisti.

Secondo una definizione di Benvenuti, gli amministrativisti costituiscono una ‘ quasi- famiglia’. Una ‘ quasifamiglia’ che anche in tempi di crisi si sforza di dare un contributo al miglioramento dell’attività professionale e della giustizia amministrativa. A livello locale anzitutto, cioè affrontando i problemi presso le singole sedi Tar. Ma le associazioni territoriali devono anche trovare il modo per affrontare insieme i problemi di scala nazionale, che – presto o tardi, ma sempre – si ripercuotono a livello locale. Come? Ad esempio federandosi in una struttura di raccordo, che sia effettivamente rappresentativa e divenga perciò un interlocutore autorevole. Non è un caso che, con riferimento all’Unione nazionale degli avvocati amministrativisti, sia stato detto che essa rappresenta una delle vere rilevanti novità nel panorama della giustizia amministrativa degli ultimi anni.

Potrebbe sembrare che tutto questo non c’entri con gli interessi dei cittadini, che siano questioni “corporative” degli avvocati. Ma non è così.

Quando ad esempio nel 2014 con un decreto- legge vennero soppresse da un giorno all’altro tutte le sezioni staccate dei Tar, era forse il preludio alla loro stessa soppressione.

L’associazionismo specialistico ha avuto allora un ruolo fondamentale nel bloccare una scelta dalle conseguenze negative sulla tutela giudiziaria.

Importante è stata la voce associata degli amministrativisti su alcuni temi specifici. Così nel contribuire all’eliminazione del rito “superspeciale” degli appalti, che meritava di essere eliminato perché costringeva all’impugnazione immediata di tutte le ammissioni quando non vi era alcun interesse a farlo, limitando in tal modo la tutela nei confronti delle procedure di gara.

Altrettanto importante è stato lo sforzo associativo nel rendere l’avvio del processo amministrativo telematico meno devastante di quanto avrebbe potuto essere.

E a livello associativo molto è stato fatto per rivendicare i caratteri veri dell’avvocatura, a fronte di una visione puramente “appaltistica” dell’attività forense. Visione “appaltistica” che – a partire dalle sollecitazioni dell’Anac, dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato, di varie Corti contabili – ha avuto ricadute “a pioggia’ sull’operato degli enti pubblici. E ha aperto il campo a un approccio mercantilistico al nostro mondo che rischia di ridurci ad appaltatori, indistinguibili da ogni altro appaltatore. Ciò che non siamo. Così come gli avvocati degli enti pubblici – che da sempre sono una componente fondamentale del Foro amministrativo – non sono certo dipendenti dell’Ente di appartenenza indistinguibili da tutti gli altri.

In conclusione: l’esistenza di strutture associative efficienti e consapevoli del loro ruolo è un dato rilevante non solo per gli avvocati ma anche per la collettività. Si tratta di strutture che servono al miglior svolgimento dell’attività di noi avvocati. E in tal modo servono alla stessa funzione cui concorre la nostra attività: la legalità complessiva del sistema.

* presidente Associazione veneta avvocati amministrativisti

 

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