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Cucchi, si astiene il giudice del processo sul depistaggio

Le ragioni: «Sono un ex carabiniere». Al processo sulla morte del ragioniere i legali chiedono l'assoluzione degli imputati: «nessun nesso tra il pestaggio e la morte»
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Nella settimana in cui verrà pronunciata la sentenza nei confronti dei cinque militari imputati per la morte di Stefano Cucchi, si apre con l’astensione del giudice Federico Bona Galvagno il processo sui presunti depistaggi seguiti alla tragica fine del 31enne romano, arrestato il 15 ottobre 2009 per possesso di droga e morto sette giorni dopo all’ospedale Sandro Pertini di Roma. Il colpo di scena è arrivato in apertura dell’udienza, quando il giudice ha spiegato di non poter giudicare il caso in quanto ex carabiniere attualmente in congedo.

Una decisione presa a seguito della richiesta dei legali della famiglia Cucchi, che ne avevano chiesto l’astensione dopo aver saputo, da fonti aperte, di alcuni convegni organizzati proprio da Bona Galvagno con la presenza di alti ufficiali dell’Arma. Il nuovo giudice monocratico nominato è Giulia Cavallone. Gli imputati sono otto carabinieri, accusati a vario titolo di falso, favoreggiamento, omessa denuncia e calunnia. Si tratta del generale Alessandro Casarsa, all’epoca dei fatti comandante del Gruppo Roma, e altre sette carabinieri, tra cui Lorenzo Sabatino, allora comandante del reparto operativo dei carabinieri di Roma, Francesco Cavallo, all’epoca dei fatti tenente colonnello e capo ufficio del comando del Gruppo Roma, Luciano Soligo, all’epoca dei fatti maggiore dell’Arma e comandante della compagnia Roma Montesacro, Massimiliano Colombo Labriola, all’epoca dei fatti comandante della stazione di Tor Sapienza, Francesco Di Sano, all’epoca in servizio alla stazione di Tor Sapienza, Tiziano Testarmata, comandante della quarta sezione del nucleo investigativo dei Carabinieri e il carabiniere Luca De Cianni, accusato di falso e di calunnia.

Nel corso dell’udienza di oggi, il ministero della Giustizia ha presentato istanza di costituzione di parte civile. Tra le parti già costituite ci sono la presidenza del Consiglio dei ministri, l’Arma, il ministero della Difesa e quello dell’Interno. Nella lista dei testi della difesa di Casarsa, invece, c’è anche il primo pm che si è occupato della vicenda di Stefano Cucchi, il sostituto procuratore Vincenzo Barba. L’avvocato Carlo Longari lo ha inserito tra i suoi testimoni per la vicenda della relazione medica dell’ottobre del 2009 che sarebbe stata realizzata prima dell’autopsia del giovane geometra, di cui il Comando Provinciale dei carabinieri di Roma sarebbe stato a conoscenza. Sul punto citato come teste anche il generale Vittorio Tomasone, all’epoca numero uno del Comando provinciale.

Si è detta soddisfatta dell’astensione Ilaria Cucchi, sorella di Stefano, mentre indignazione è stata espressa dall’ex ministro Carlo Giovanardi, di Idea, popolo e libertà, già in passato entrato in polemica con la famiglia Cucchi per aver detto che ad uccidere il giovane sarebbe stata la droga. «Non soltanto il processo ai Carabinieri per la morte di Stefano Cucchi si svolge in una pressione mediatica che ne dà già per scontato l’esito prima ancora della sentenza di primo grado – ha commentato – ma passa il principio che un magistrato che abbia servito, sia pure di leva, nell’Arma e frequenti i Carabinieri non può esercitare la sua funzione quando sono imputati dei Carabinieri. Spero che non sfugga – ha aggiunto – l’enormità di questo pregiudizio, che ha indotto il giudice ad astenersi su richiesta della famiglia Cucchi, che aveva avanzato il sospetto di ombre sull’imparzialità del magistrato. Mi chiedo e lo chiedo alle istituzioni di questo Paese che cosa dovrebbe accadere, in base a questo precedente, tutte le volte che un magistrato viene chiamato a giudicare su di un altro magistrato».

Nel corso del processo bis sulla morte del giovane, invece, i legali di Alessio Di Bernardo e Raffaele D’Alessandro – per i quali il pm Giovanni Musarò ha chiesto la condanna a 18 anni – hanno chiesto l’assoluzione dei propri assistiti, puntando il dito contro Francesco Tedesco, l’imputato che poi ha svelato il pestaggio subito da Cucchi accusando i suoi due colleghi. «Quello che dice non è oggettivo», hanno contestato i legali. «La morte di Stefano Cucchi è stata una perdita grave e ingiusta per la famiglia. Ma in questo processo si sta facendo una caccia alle streghe perché si deve trovare il colpevole di una morte ingiusta, non di un omicidio», ha sottolineato l’avvocato Antonella De Benedictis, difensore del carabiniere Di Bernardo, accusato di omicidio preterintenzionale. per la penalista, «non c’è un nesso diretto tra il pestaggio e l’evento morte, e in mezzo ci può essere stato un errore medico se è vero che Cucchi è morto per la crescita abnorme del globo vescicale dovuto all’ostruzione del catetere».

 

Ascoltando i difensori degli imputati che oggi ammettono tranquillamente il pestaggio inflitto a Stefano, non posso non…

Gepostet von Ilaria Cucchi am Dienstag, 12. November 2019

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