Bruegel, i ciechi e l’unità nazionale

L’affondo di Giancarlo Giorgetti, longa manus di Matteo Salvini, colpisce il nervo più scoperto della maggioranza

C’è un quadro dipinto nel 1568 dal pittore fiammingo Pieter Bruegel il Vecchio, esposto al Museo Capodimonte di Napoli. Il titolo è Parabola dei ciechi. Sono raffigurati alcuni personaggi: ognuno cammina tenendo la mano sulla spalla dell’altro. E’ un quadro di movimento. Il primo della fila è già caduto; il secondo sta capitombolando e sul volto ha impressa un’espressione di sgomento: si percepiscono bene le orbite degli occhi, vuote. Gli altri procedono in precario equilibrio: è un attimo e subiranno la medesima sorte dei primi due. Il dipinto mette angoscia perché trasuda dell’inesorabilità del destino che attende chi è privato della vista. Metaforicamente, sottolinea che chi non può ( o non vuole) vedere, non ha scampo.

Rimirandolo, non è molto complicato andare con la mente al governo giallorosso, con la vicenda Ilva che può diventare una pietra d’inciampo fatale. Ogni giorno che passa, infatti, risulta chiaro quanto sia deficitario, rispetto alla governabilità necessaria, l’impasto di strumentale convenienza che lega M5S e Pd, con l’aggiunta di Italia Viva a fare opera guastatrice.

Proseguire fino a fine legislatura in questo modo è impervio. Qualcuno direbbe autolesionistico. L’affondo di Giancarlo Giorgetti, longa manus di Matteo Salvini, colpisce il nervo più scoperto della maggioranza: un governo di unità nazionale che faccia «quelle tre- quattro cose necessarie» per raddrizzare il Paese, riforma elettorale compresa. Precisando che il proporzionale è veleno e dunque immaginando un meccanismo che riproponga la sfida tra destra e sinistra.

E’ palese che nella proposta dell’ex sottosegretario a palazzo Chigi ci sono mischiate furbizia e interessi di parte. Come pure è palese che la Lega tutto vuole tranne che, se dovesse vincere le prossime elezioni, ereditare un’Italia a brandelli. Tuttavia nell’attuale situazione di impasse, rigettare quanto di buono o almeno di conveniente c’è nelle parole di Giorgetti è un lusso che forse nessuno può permettersi. Piuttosto si tratta di sfrondare eventuali intenti “corsari” e andare al nocciolo dell’offerta. Perché il nodo è il sistema- Paese nel suo complesso e la sua sopravvivenza. L’alleanza gialloverde a tinte sovraniste- populiste non ha funzionato. Quella M5S- Pd si sta sfaldando. Chi ha a cuore l’Italia non può che partire da questi risultati. E tirarne fuori il meglio che si può.

 

 

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