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Vazio (Pd): «Rinviare la prescrizione e testare la riforma penale, il Pd è d’accordo col Cnf»

Intervista a Franco Vazio commissione Giustizia della Camera. «Col m5s si troverà una soluzione», dice il deputato dem ora alla guida della commissione che esaminerà il ddl Bonafede.
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«È l’idea che il Parito democratico ha messo sul tavolo in commissione Giustizia quando il ministro Bonafede è stato audito: rinviare l’entrata in vigore della norma sulla prescrizione per il tempo necessario a testare gli effetti della riforma penale. Un’idea ragionevole, che non a caso è stata avanzata una settimana fa sotto forma di istanza allo stesso guardasigilli anche dal presidente del Cnf Andrea Mascherin. Però vorrei dire anche una cosa: su un tema del genere non si discute con l’arma della crisi di governo in pugno. Si cerca una sintesi, e sono convinto che la si possa trovare».

Franco Vazio, deputato del Pd, è il presidente facente funzione della commissione Giustizia «visto lo stato di maternità in cui si trova la presidente Francesca Businarolo», come lui ricorda. È un avvocato cassazionista e ha ben presente «l’inamovibilità della norma costituzionale fissata all’articolo 111 a presidio del giusto processo e della sua ragionevole durata». Ma è anche convinto che «una soluzione politica sulla prescrizione» sia possibile senza contrasti apocalittici con il Movimento 5 Stelle.

Siete d’accordo su norme di equità come il patrocinio a spese dello Stato, del cui esame la sua commissione ha voluto occuparsi in queste ore, poi sulla prescrizione siete assai distanti: c’è una specie di schizofrenia nei rapporti sulla giustizia all’interno della maggioranza?

A me in realtà sembra schizofrenico l’atteggiamento di chi, come i colleghi della Lega, ha prima votato la norma sulla prescrizione e ora la definisce demenziale.

Ciò non toglie che il blocca- prescrizione resti motivo di discussione nella maggioranza attuale.

Siamo d’accordo, tutti, sul fatto che il processo deve essere giusto, di ragionevole durata, sorretto da tutte le garanzie per l’imputato e che debba avere un giudice terzo. E siamo pure d’accordo su un’altra cosa: in un simile quadro la prescrizione non dovrebbe neppure costituire tema di dibattito.

In che senso?

Perché mai si dovrebbe intervenire sulla prescrizione se i processi penali durassero davvero solo 5 anni? Neppure si arriverebbe a consumare i termini di estinzione del reato previsti dalla legge oggi vigente. Considerato però che ci troviamo di fronte a circostanze patologiche in cui un processo arriva a durare lustri, l’istituto della prescrizione finisce per essere un presidio che evita l’irragionevole durata del giudizio.

Ma intanto una legge dello Stato prevede che dal 1° gennaio, dopo il primo grado, la prescrizione è abolita. La riforma che punta a ridurre i tempi dei processi invece ancora non è legge.

Primo: la riforma penale, che discuteremo qui alla Camera, serve e non dovrà contenere meri auspici, ma norme realmente efficaci. Se davvero si riuscisse a ridurre la durata dei giudizi penali, è chiaro che il tema della prescrizione potrebbe essere affrontato con maggiore serenità Il secondo punto?

Premesso che, visto il ruolo che oggi ricopro, non sarò io a rappresentare il Pd nell’interlocuzione con il guardasigilli, mi limito a dire che adesso il nodo da sciogliere è se sia opportuno sospendere l’entrata in vigore della norma sulla prescrizione in modo da testare l’efficacia della riforma del processo, o se si debba compiere tale verifica e intervenire ex post sulla norma modificata qualora la riforma non abbia dato i risultati attesi.

La prima è la soluzione indicata dal Pd al ministro Bonafede durante la sua audizione in Commissione e sollecitata dal Cnf.

Infatti: ho ben chiaro che il presidente del Cnf Andrea Macherin ha formalmente chiesto al ministro di valutarla ed io non posso che apprezzare tale iniziativa Il tempo stringe.

Mi risulta che il confronto tra il Pd e il guardasigilli esista, sia intenso e non si sia mai interrotto. Io sono ottimista perché persone sagge, che hanno a cuore il destino della giustizia, sanno che un processo eterno viola la Costituzione e il diritto dell’imputato a vedersi giudicato in tempi ragionevoli, e uccide nello stesso tempo i diritti delle parti offese e di quei cittadini che vogliono sapere chi è colpevole e chi invece è innocente. Personalmente ho votato, come il resto del mio partito, una riforma della prescrizione equilibrata qual è quella prevista dalla legge Orlando. Sono certo che con la calma e gli approfondimenti dovuti si troverà un’intesa politica che consenta al Paese di avere un’efficace riforma del processo, che garantisca il rispetto dei precetti Costituzionali, i diritti della difesa e delle parti offese. Ripeto che è invece inaccettabile politicamente e assolutamente bizzarra la posizione della Lega che prima ha votato la cancellazione dell’istituto della prescrizione dopo il primo grado e ora definisce sbagliata e gravissima la norma.

Davvero non c’è rischio che il governo vacilli sulla prescrizione ?

In una discussione seria all’interno della maggioranza non si usano diktat o bandierine. È evidente che non ci si siede a un tavolo con in mano la minaccia della crisi. Si devono usare argomenti, principi, valori e buon senso.

Sul patrocinio a spese dello Stato condividete invece l’estensione del beneficio e le tutele per la professione forense.

Ci sono incertezze normative rispetto alla liquidazione del difensore, a cui finora si è posto rimedio solo con delle circolari. Le norme correttive sono necessarie. Dalle audizioni con Cnf e Ocf auspico che emerga l’opportunità di un ulteriore miglioramento, di cui sono convinto assertore.

Quale?

Un aspetto qualificante del ddl è l’estensione dell’istituto alle negoziazioni assistite obbligatorie concluse in modo positivo. Sarebbe opportuno che l’estensione valesse anche per i casi in cui la negoziazione non è obbligatoria. Lo sforzo economico sarebbe recuperato con gli interessi: per risolvere quelle controversie non sarebbe più necessaria una causa, di cui è sempre lo Stato a sopportare i costi.

Cosa pensa di una legge che “interpreti” la sentenza costituzionale sul 4 bis in nome di un’asserita liberazione in massa di boss?

Un tema così delicato non merita di essere liquidato con poche battute o frasi a effetto. Anche perché la lotta al crimine organizzato ha avuto costi dolorosi. Ma proprio per questo motivo sono convinto che non sia insensato proporre un approfondimento sul tema, che parta dalle ragioni che hanno condotto a istituirlo e dalle conseguenze che una sua cancellazione determinerebbe.

 

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