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Uffici sotto organico al Tribunale di Roma: «Siamo al collasso»

La denuncia di Cgil, Cisl e Uil. I sindacati denunciano l’assenza del 32% del personale, che calerà ancora per pensionamenti. Chiedono di ridurre il numero delle udienze e l’apertura al pubblico a giorni alterni
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La situazione al Tribunale di Roma è «insostenibile». Lo ripetono da anni tutti gli operatori del diritto – avvocatura e magistratura capitoline -, ieri lo hanno denunciato anche Cgil, Cisl e Uil, durante l’assemblea sindacale del personale giudiziario che si è tenuta nell’aula Occorsio del palazzo di giustizia della Capitale. I sindacati hanno snocciolato i numeri delle piante organiche: dalle 1202 unità previste alle 872 attualmente in sersvizio, di cui 76 applicati ad altri uffici, mentre solo 23 sono le persone applicate o distaccate al Tribunale altri uffici.

Nel dettaglio, i funzionari giudiziari sono poco più della metà di quelli previsti( 172 su 331), mancano i direttori ( presenti 48 su 86), i cancellieri, gli assistenti, gli operatori, i conducenti e gli ausiliari, per una scopertura di organico del 32%. «Alla fine del 2019 sono previsti ulteriori 30 collocamenti a riposo e a poco è valso l’invio da parte del Ministero di nuovi assunti assistenti giudiziari, poichè già 13 di questi hanno lasciato l’Ufficio a vario titolo», hanno denunciato i sindacati. Il quadro è quello dell’ufficio giudiziario più grande del paese, sia per numeri che per dimensioni, che sopravvive al limite del collasso.

I lavoratori in assemblea hanno detto di «assistere inermi al proliferare di vuoti incolmabili negli uffici e nelle cancellerie, facendo il possibile per non creare disservizi e mandare avanti la macchina della giustizia, di cui il Tribunale di Roma è un fulcro centrale». E il rischio è quello della paralisi, certificata dal fatto che la rappresentanza sindacale unitaria ha chiesto per le vie ufficiali al presidente del Tribunale, Francesco Monastero, di «ridurre il numero delle udienze» e la chiusura a giorni alterni di uffici aperti all’utenza come le cancellerie, in modo da poter svolgere tutte quelle attività necessarie proprie di una cancelleria sia penale che civile.

In sostanza, dunque, lavorando a personale ridotto si riducono i servizi di accesso alla giustizia, per i cittadini e per i professionisti, allungando inevitabilmente i tempi dei processi che il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede si è impegnato a ridurre, fissando per il 31 dicembre di quest’anno la data per la «rivoluzione», che dovrebbe portare a 4 anni totali i tempi della giustizia civile e penale.

Una denuncia analoga è stata ripetutamente lanciata anche dalla Camera Penale di Roma, che ha più volte evidenziato la difficoltà di funzionalmento del Tribunale di Sorveglianza della Capitale, «in una situazione di profonda e insostenibile difficoltà di funzionamento. Le cancellerie sono al collasso e i ritardi nella lavorazione dei fascicoli sono cronici e inaccettabili: l’accesso agli avvocati in alcuni uffici è consentito solo in giorni alterni e in orari limitati. Esaminare un fascicolo è un’impresa, così come ancora più difficile interloquire con un magistrato. Per avere accesso alle informazioni sullo stato di una pratica l’avvocato deve attendere ore il proprio turno in condizioni di assoluto disagio, in un angusto e torrido corridoio senza neppure sedili a sufficienza», avevano scritto sul Dubbio i consiglieri Vincenzo Comi e Giuseppe Belcastro.

Le risposte del Ministero tardano ad arrivare: «Il piano assunzionale messo in opera dall’amministrazione centrale a oggi non ha saputo dare risposte adeguate né per il Tribunale di Roma né per il resto degli uffici giudiziari del Paese», hanno detto i rappresentanti sindacali, denunciando che «Nei prossimi mesi sono previste ulteriori uscite tra il personale delle cancellerie, l’ufficio del tribunale potrebbe restare senza dirigenza, lo stesso presidente del tribunale andrà in pensione.

Carenze che non potranno essere colmate, almeno nell’immediato, mentre le attività aumenteranno già dai primi mesi del 2020, con l’avvio delle programmate attività di verifica dell’Ispettorato generale del ministero della Giustizia». Non solo, i lavoratori hanno denunciato anche l’inadeguatezza di spazi e strutture, oltre al mancato riconoscimento degli avanzamenti di carriera. Ora i sindacati aspettano la risposta del presidente Monastero, ma avvertono: «In mancanza di un riscontro positivo, la mobilitazione dei lavoratori, ormai esasperati, andrà avanti».

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