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Messico, strage mormoni: arrestato uomo, era con due superstiti

Strage di Mormoni. Attaccate tre madri in viaggio: almeno 9 morti. Arrestato un uomo che aveva con se due superstiti
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Ferocia senza pietà nel Messico senza tetto né legge. Una strage difficile anche solo da comprendere per la sua assurda crudeltà. E intanto si apre un nuovo tassello nei complicati rapporti tra il Paese centroamericano e gli Stati Uniti di Donald Trump.

Donne e bambini con cittadinanza statunitense di una comunità mormone nel nord del Messico, in una zona di confine tra gli stati di Chihuahua e Sonora, sono stati brutalmente sterminati in un agguato. Difficile all’inizio persino distinguere il numero dei corpi delle vittime, dato che i loro veicoli dopo essere stati crivellati di colpi sono stati dati alle fiamme e diversi corpi sono carbonizzati.

Le vittime sarebbero tre donne e sei bambini, anche di tenerissima età, probabilmente neonati. Almeno altri cinque bambini, uno dei quali stato colpito e ferito, sono riusciti a fuggire e a tornare a piedi a casa, mentre una ragazza è stata segnalata come scomparsa dopo essere corsa nel bosco per nascondersi.

Rancho de la Mora, dove è avvenuta quella che è stata una vera e propria imboscata, è una zona famosa per la costante presenza de i trafficanti di droga e di banditi di ogni genere.

C’è chi ha ipotizzato che si sia trattato di uno scambio di persone, e che la trappola sarebbe dovuta forse scattare contro una gang rivale.

L’attacco però è stato multiplo, e c’è chi ricorda come i mormoni ( arrivati in Messico dagli Stati Uniti alla fine dell’Ottocento per sfuggire alle leggi contro la poligamia, e per questo distaccatisi anche dalla chiesa mormone ufficiale) siano stati già oggetto di minacce e vessazioni a causa della loro posizione contro la violenza e delle denunce contro i gruppi criminali della zona.

Tra l’altro un parente di alcune delle vittime era il fondatore di un gruppo di lotta al crimine chiamato SOS Chihuahuahua, assassinato nel 2009.

In Messico ci sono stati più di 250mila omicidi da quando, nel 2006, il governo ha dispiegato l’esercito per combattere il traffico di droga. Una guerra che paradossalmente ha rinforzato e reso ancora più feroci i cartelli dei narcos. La famiglia mormone LeBaron che ha la doppia cittadinanza messicana e statunitense ha sollecitato un intervento dell’Fbi per individuare i responsabili della strage.

Il presidente del Messico, Andres Manuel Lopez Obrador, ha parlato con il presidente Usa Donald Trump di una cooperazione con gli Stati Uniti, «Tutta la cooperazione che sarà necessaria». Trump ha dichiarato che gli Stati Uniti sono «pronti ad aiutare il Messico a ripulirsi dai mostri».

Ma allo stesso tempo il tycoon non sembra voler aprire un ulteriore conflitto diplomatico con i vicini messicani: «Una meravigliosa famiglia dello Utah è finita in mezzo a uno scontro tra cartelli della droga, che si sparavano l’un l’altro, con il risultato che molti americani sono stati uccisi, compresi i bambini», ha infatti twittato il capo della Casa Bianca, accreditando prima ancora degli inquirenti la pista dello scambio di persona e della tragica casualità.

 

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