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Il cuore verde della Chiesa contro il neocolonialismo

Concluso il sinodo dei vescovi sull’Amazzonia. Il problema dei diritti umani e dell’evangelizzazione degli indigeni
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Si è concluso domenica il Sinodo dei Vescovi indetto sul tema : “Amazzonia: Nuovi Cammini per la Chiesa e per una Ecologia Integrale”. Al termine dei lavori, durati complessivamente tre settimane, è stato approvato un articolato documento che riassume le tesi e gli auspici emersi nelle relazioni e nelle discussioni che ne sono seguite. Il testo si articola in cinque capitoli, preceduti da un’introduzione e seguiti da una conclusione. Il termine chiave, che compare nel titolo di tutti i capitoli è conversione, declinato nelle prospettive integrale, pastorale, culturale, ecologica e sinodale.

Con il termine integrale si chiarisce un concetto espresso più volte da papa Francesco, e confermato nell’enciclica del 2015 Laudato sì, in base al quale si riconosce la complessità della crisi della società moderna, così evidente nella regione amazzonica, e si ribadisce la necessità di affrontarla sui molteplici piani nei quali essa si presenta.

Quello che deve cambiare è l’atteggiamento complessivo nei confronti degli uomini e delle donne e del pianeta nel suo complesso. Risposte puramente tecnologiche non sono sufficienti a risolvere problemi che coinvolgono la visione del mondo e gli obbiettivi che in esso vengono ricercati: lo sfruttamento dell’Amazzonia e la vessazione delle sue popolazioni derivano dal neocolonialismo, da una concezione predatoria della natura e dal mancato rispetto dei diritti umani.

La conversione pastorale attiene alle modalità di presenza della Chiesa nella regione, rispetto alle quali si ritiene necessaria una maggiore attenzione all’inculturazione della presenza missionaria, alla sua attitudine ecumenica e persino interreligiosa e al pieno coinvolgimento degli indigeni, a tutti i livelli. La conversione culturale si centra sul rifiuto di “un’evangelizzazione in stile colonialista” e del “proselitismo”, anche questo in continuità con quanto più volte affermato da papa Francesco e dai suoi immediati predecessori, in favore di un annuncio che promuova una Chiesa dal volto amazzonico, rispettosa e attenta a storia, cultura e stile di vita delle popolazioni locali.

Con la consapevolezza che in molti casi esse sono sottoposte a una aggressione con i tratti della pulizia etnica. Sotto il titolo della conversione ecologica sono raccolte le affermazioni che sottolineano la stretta dipendenza tra rispetto dell’ambiente fisico e tutela dei fondamentali diritti umani. Le due realtà sono strettamente legate dal punto di vista dogmatico quanto da quello fenomenologico. Come l’uomo è custode del creato, così la spoliazione dell’Amazzonia si concretizza nelle vessazione delle popolazioni che vivono in immediata simbiosi con quella realtà ambientale, nella quale viene ormai messo in discussione persino il diritto a disporre liberamente dell’acqua potabile.

Infine, nel capitolo dedicato alla conversione sinodale, troviamo la sintesi delle riflessioni, tuttora aperte, che riguardano il ministero – con riferimento al diaconato permanente delle donne, per il quale esiste una commissione di studio istituita tre anni or sono e della quale si attende il risultato dei lavori, e alla formazione sacerdotale in genere – e il rito amazzonico, per il quale si propone l’istituzione di una commissione che studi le forme nelle quali si possa esprimere «il patrimonio liturgico, teologico, disciplinare e spirituale dell’Amazzonia». A questo proposito è utile ricordare che la Chiesa cattolica prevede già oggi al proprio interno ventitré forme rituali particolari. Le cinque righe della conclusione del documento, il cui originale è stato redatto in spagnolo, sono dedicate a una richiesta di intercessione a Maria, venerata in tutta l’Amazzonia con diverso appellativi.

 

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