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Argentina, il ritorno dei peronisti per sfidare la crisi

L’avvocato Alberto Fernandez nuovo presidente. Cristina Kirchner sarà la sua vice. Pesante sconfitta per il capo di stato uscente Mauricio Macrì che paga le politiche di austerità imposte dal Fmi
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Lo avevano previsto tutti i sondaggi, e così è stato: il peronista di sinistr Alberto Fernandez vince al primo turno le elezioni presidenziali e si insedia alla Casa Rosada affiancato da una vice di eccezione: l’ex “presidenta” Cristina Kirchner.

Il conteggio dei voti si è chiuso con Fernandez, del Frente de Todos, al 48,04% con il presidente uscente, Mauricio Macri, fermo al 40,44% ( un vantaggio di 8 punti, sufficiente per evitare il ballottaggio). Fernandez, avvocato sessantenne, ex capo di gabinetto del governo di Nèstor Kirchner ( il marito di Cristina scomparso nel 2010), prenderà le redini del potere il prossimo 10 dicembre.

Il ritorno del peronismo al potere è spiegato soprattutto da un risultato impressionante nella provincia di Buenos Aires, dove la formula Fernandez- Cristina Kirchner ha segnato 16 punti di vantaggio sul ticket Macri- Miguel Pichetto. In un grande evento nel quartier generale del Frente de Todos, al grido di «Alberto presidente, Alberto presidente», Fernandez ha promesso di collaborare con il presidente uscente perchè l’unica cosa che lo preoccupa è che «gli argentini smettano di soffrire una volta per tutte» ; e ha anche chiesto al governo di Macri di essere consapevole di ciò che lascia e aiutare a ricostruire il Paese delle «ceneri che ha lasciato».

Alla luce dei risultati elettorali e della volatilità dei mercati, la Banca centrale argentina ha già annunciato che rafforzerà le restrizioni sui cambi e imporrà un nuovo limite all’acquisto mensile di dollari, 200 per le transazioni bancarie e 100 in contanti. Macri paga gli effetti della crisi economica nella quale il Paese è sprofondato: Pil in calo del 3,1% e inflazione al 57,3%.

Il motto del presidente era quello di «riportare l’Argentina nel mondo», ma il suo primo mandato si chiude con un netto peggioramento degli indicatori macro- economici come conseguenza, dicono i critici, delle mancate riforme, senza contare la fuga di capitali e imprenditori: il tasso di povertà è cresciuto del 35%, l’inflazione fino a settembre era quasi al 38%, mentre il peso ha perso il 70% del suo valore dal gennaio 2018 e i dati ufficiali parlano di una disoccupazione al 10%, la più alta da 12 anni a questa parte. Fernandez nella perfetta tradizione peronista, ha già annunciato un piano ad hoc contro la povertà nonchè la rinegoziazione del debito a partire dal maxi prestito di oltre 56 miliardi di dollari ottenuto dal Fmi nei mesi scorsi.

 

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