Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Ergastolo ostativo, tutti contro la Consulta: il carcere duro non si tocca

La sentenza sull’ergastolo ostativo spaventa maggioranza e opposizione. Le critiche agli ermellini arrivano anche da don Ciotti: «I primi ad avere una buona condotta in carcere sono I mafiosi. Allora credo che dei paletti bisogna pur metterli»
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

La sentenza della Consulta sull’ergastolo ostativo, che fa seguito alla sentenza di condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo emessa due settimane contro la stessa misura ‘ ostativa’, era obbligatoria dovendo la Consulta tenere conto sia dell’articolo della Carta che impone il trattamento egualitario sia di quello che assegna alla pena funzione rieducativa. Le reazioni, a una sentenza non di tribunale ma della massima istituzione, la Corte costituzionale, hanno però assunto toni che a tratti costeggiano l’eversione. Il ministro degli Esteri e leader del primo partito di maggioranza ha escluso i condannati per mafia dal consesso umano: «Quelli non sono persone con diritti umani. Sono animali». Salvini, dall’opposizione, ha rilanciato «Sentenza assurda, diseducativa, disgustosa e devastante».

Nel luglio 1992, appena un mese e mezzo dopo la strage di Capaci, con un’opinione pubblica giustamente sconvolta per l’assassinio del giudice Falcone, della moglie Francesca Morvillo e dei tre agenti della scorta, il giovanissimo Pds di Achille Occhetto decise di non votare le leggi eccezionali antimafia incluse nel decreto antimafia Martelli- Scotti. Ugo Pecchioli, che era stato il ‘ ministro degli Interni’ del Pci, l’uomo forte del partito nella lotta al terrorismo spiegò la scelta così: ‘ Lo giudichiamo stravolgente di princìpi fondamentali della Costituzione’. Non fu una decisione facile. Osava opporsi a un’opinione pubblica che, nello stesso gruppo parlamentare dell’allora ‘ Quercia’, era invece favorevolissimo a sacrificare tutto, dai diritti fondamentali ai princìpi costitutivi, in nome della lotta alla mafia.

In 27 anni le cose sono cambiate. La sentenza della Consulta sull’ergastolo ostativo, che fa seguito alla sentenza di condanna della Corte europea dei diritti dell’uomo emessa due settimane contro la stessa misura ‘ ostativa’, era obbligatoria dovendo la Consulta tenere conto sia dell’articolo della Carta che impone il trattamento egualitario sia di quello che assegna alla pena funzione rieducativa. Le reazioni, a una sentenza non di tribunale ma della massima istituzione, la Corte costituzionale, hanno però assunto toni che a tratti costeggiano l’eversione. Il ministro degli Esteri e leader del primo partito di maggioranza ha escluso i condannati per mafia dal consesso umano: ‘ Quelli non sono persone con diritti umani. Sono animali e faremo di tutto perché resti il regime ostativo’. Salvini, dall’opposizione, ha gareggiato in truculenza: ‘ Sentenza assurda, diseducativa, disgustosa e devastante. Cercheremo di smontarla con ogni mezzo legalmente possibile’. Il partito azzurro, quello che sulla carta dovrebbe essere il più garantista, non si tira indietro: ‘ Sono garantista ma così si possono riattivare canali di comunicazione col rischio di vanificare anni di lotta alla mafia’.

A sinistra le cose non sono molto diverse. Lo stesso segretario del Pd Zingaretti, pur evitando le sparate alla Di Maio- Salvini non esita, per la prima volta nella storia della Carta, a bocciare la sentenza: ‘ Non mi sento in sintonia con una sentenza stravagante’. Persino LeU, che almeno nella sua anima proveniente da SeL era sempre stata su questo fronte netta, si defila e si nasconde dietro un muro di silenzio. Un po’ per non carezzare contro pelo la sua stessa base un po’ per non contraddire Piero Grasso, che poche settimane fa, all’inizio di ottobre, aveva criticato la sentenza europea. Pesantissime anche le reazioni di alcuni magistrati.

Il consigliere del Csm Nino Di Matteo usa un po’ di diplomazia in più rispetto alle reazioni durissime con le quali aveva accolto la sentenza europea, ma conferma la sostanza: ‘ La sentenza apre un varco potenzialmente pericoloso. Spero che politica sappia prontamente reagire e, sulla scia delle indicazioni della Corte costituzionale, approvi le modifiche normative necessarie ad evitare che le porte del carcere si aprano indiscriminatamente ai mafiosi e ai terroristi condannati all’ergastolo’. Le parole, in questo caso, sono pesate col bilancino ma la richiesta è chiara: sta alla politica vanificare la sentenza ‘ pericolosa’, della Corte. Detto fatto. I tecnici del ministero della Giustizia sono già al lavoro.

Persino don Ciotti si pone inquieti ‘ interrogativi’. Umanità va bene però ‘ paletti bisogna pur metterli perché si sa che i primi a comportarsi bene in carcere sono proprio i mafiosi’. Non c’è solo la Consulta. La Cassazione è stata negli ultimi giorni presa di mira allo stesso modo per aver smontato la sentenza d’appello che, al contrario della prima sentenza, confermava l’impianto dell’accusa su Mafia capitale. Non si tratta di fare propria la frase insensata secondo cui ‘ le sentenze non si discutono’ ( anche se desta qualche stupore vedere questa sentenza ‘ discussa’ da chi con la frase insensata di cui sopra si è riempito la bocca per decenni). Ma a fronte di una vicenda nella migliore delle ipotesi discutibile, tanto che la prima sentenza era arrivata alle stesse conclusioni di quelle della Cassazione, la pioggia di articoli dolenti per il ‘ ritorno indietro’ e il favore fatto agli imputati condannati ( salvo riconteggi nel nuovo appello) a pene del tutto sproporzionate.

L’ex procuratore Caselli, che le sentenze deve rispettarle per professione, ha risolto il rebus con una spiegazione brillante. Insomma: ‘ Può accadere che la Cassazione si esprima più volte contraddicendosi sullo stesso caso? E allora a quale cassazione credere?’, Tra le sentenze contraddittorie citate dal magistrato c’è quella del 2015 a proposito della ‘ mafia silente’, quella che minaccia anche con ‘ il non detto, il sussurrato, il semplicemente accennato’. E non è forse ‘ mafia silente’ anche il ‘ carisma criminale’ di Carminati? Insomma, il solo farsi vedere di Massimo Carminati è segno di silente intimidazione mafiosa.

Simili reazioni a sentenze della Cassazione e addirittura della Corte costituzionale sono segnali pericolosi e non trascurabili. E’ evidente che mentre una parte delle forze politiche è davvero e convintamente pronta a sorvolare sui princìpi costituzionali, molte altre sono invece semplicemente troppo spaventate e intimidite dalle possibili reazioni dell’elettorato per prendere posizione, fosse pure in difesa della Costituzione. Prendere esempio da quel che il Pds osò fare nel 1992 sarebbe utile.

 

Ultime News

Articoli Correlati