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Siria, Erdogan esclude qualsiasi tregua. Ancora bombe sui curdi

A Manbij si interpongono I russi. Il presidente turco ignora le critiche internazionali e prosegue l’offensiva militare nel Rojava: oltre 70 le vittime civili ( 21 bambini), 200 mila gli sfollati
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Erdogan li definisce «terroristi neutralizzati» : sono i combattenti curdi morti durante l’offensiva turca nel nord est della Siria arrivata ormai al suo settimo giorno. Una dichiarazione che dice molto sulla volontà dell’uomo forte della Turchia che non intende procedere verso «nessun cessate il fuoco».

Nonostante le sollecitazioni della comunità internazionale lo ha ribadito ieri davanti la platea dei suoi fedelissimi di partito ( Akp): «Che i terroristi depongano le armi e gli equipaggiamenti, distruggano tutte le fortificazioni e si ritirino dalla zona di sicurezza che abbiamo fissato». Il “sultano” ha negato che l’offensiva abbia provocato vittime deliberate tra i civili: «Nella sua storia la Turchia non ha mai compiuto massacri di civili. Se volete vedere civili perseguitati, guardate in Afghanistan, Myanmar, Bosnia».

La situazione sul campo vede i turchi penetrati almeno per una trentina di chilometri oltre il confine siriano su un fronte largo 1200.

Secondo i dati dell’Osservatorio siriano per i diritti umani i caduti fra la popolazione sarebbero 71 compresi 21 bambini, gli sfollati 200mila. Il ministero della Difesa turco invece ha aggiornato sulle cifre relative ai combattenti curdi uccisi in combattimento: 637.

Intanto la polizia militare russa si è posta come forza d’interposizione nella città di in modo da impedire uno scontro con l’esercito di Assad. Una situazione che sta bene ai turchi perchè potrebbe allontanare le forze curde dalla zona e cioè l’obiettivo dell’offensiva. Sul fronte diplomatico Erdogan è stato invitato a Mosca da Putin e sembra abbia accettato il colloquio dal quale potrebbe scaturire un accordo che in ogni caso vedrà i curdi nella parte della vittima sacrificale con la fine dell’esperimento di autogoverno nella zona del Rojava.

Il leader turco dovrà comunque confrontarsi con l’arrivo ad Ankara di una delegazione statunitense ai massimi livelli. In partenza per la Turchia infatti sono il vice presidente Mike Pence, il segretario di Stato Mike Pompeo e il Consigliere per la sicurezza nazionale Mike O’Brien. Trump ha convocato i rappresentanti di democratici e repubblicani al Congresso per discutere della situazione sul campo.

 

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