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Brexit, Angela gela Boris: «L’intesa quasi impossibile»

La commssione Ue: «londra fa lo scaricabarile». Durissima telefonata tra I due leader. La strada verso il no- deal sembra spianata anche se a Bruxelles c’è chi spera ancora in un accordo dell’ultim’ora
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 Idiretti interessati parlano di uno «schietto e franco scambio di vedute» ma tutti gli indizi dicono che la telefonata tra la cancelliera tedesca Angela Merkel e il premier britannico Boris Johnson deve essere stata un mezzo disastro. Tanto che la stessa Merkel, come riferisce la Bbc, avrebbe tuonato: «L’accordo sulla Brexit con la Gran Bretagna è sostanzialmente impossibile». Il piano del governo di Londra che contiene le nuove proposte all’Ue sul confine irlandese è irricevibile per Bruxelles. Come spiega la cancelliera non c’è possibilità di accordo, a meno che l’Irlanda del Nord non rimanga all’interno dell’unione doganale europea. Secondo una fonte di Downing street, la trattativa in corso a Bruxelles è «vicina alla rottura, nonostante il Regno Unito abbia fatto molti sforzi».

Malgrado l’abisso diplomatico che separa il Regno Unito dall’Unione europea con il presidente della Commissione Tusk che ancora ieri accusava Johnson di fare lo «scaricabarile», e malgrado lo spettro sempre più consistente del no- deal, a Bruxelles sperano ancora in un accordo da strappare in dirittura di arrivo.

«La posizione della Ue non è cambiata: vogliamo un accordo. Stiamo lavorando per un accordo». Così la portavoce della Commissione europea, Mina Andreeva, ha replicato alle indiscrezioni che giungono da Londra. «Le discussioni tecniche proseguono oggi, quindi non vedo come possano essere fallite, se avvengono oggi», ha detto la portavoce. Quanto alle accuse lanciate da Downing Sreet, secondo le quali con la sua posizione la Ue starebbe mettendo a rischio l’accordo di pace nordirlandese del Venerdì Santo, la Andreeva ha affermato che «in nessun modo accetteremo che la Ue intenda danneggiare l’Accordo del venerdì Santo. Lo scopo del nostro lavoro è proteggerlo in ogni suo aspetto».

Intanto oltremanica la posizione di Johnson appare sempre più precaria e la sua testarda corsa verso il mancato accordo potrebbe far precipitare il suo governo prima del 31 ottobre data limite per realizzare la Brexit.

L’ex ministro dell’Interno, la deputata Amber Rudd, oggi deputata indipendente dopo aver lasciato per protesta i Tory lancia pesanti bordate al suo ex compagno di partito e premier, definito no, «un uomo disperato». Secondo la Rudd, sempre più deputati temono l’opzione di nuove elezioni che sarebbero «divisive» e non risolutive a causa del clima che si è venuto a creare nel Regno Unito. «Otterremmo un Parlamento bloccato allo stesso modo, che non risolverebbe», ha sottolineato l’ex ministro. «Se avessimo un referendum, potremmo avere la possibilità di provare» a risolvere, ha aggiunto ai microfoni della Bbc.

 

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