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Il governo Conte alla prova, tanti i nodi da sciogliere ed è battaglia sulle riforme

Dalla giustizia, al taglio dei parlamentari. La settimana prossima sarà approvata la riforma costituzionale sulla quale I 5S hanno puntato moltissimo, in nome della crociata contro I politici
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Il governo è nato davvero solo da poche settimane ma è già chiaro il rapporto di forze all’interno della maggioranza. O meglio è già evidente a chi tocchi lo scomodo ruolo del vaso di coccio: al Partito democratico.

La settimana prossima sarà approvata la riforma costituzionale sulla quale i 5S hanno puntato moltissimo, in nome della crociata contro i politici. E’ una riforma puramente demagogica e nessuno lo sa meglio del Pd, che la aveva infatti bocciata nelle tre letture precedenti.

Il risparmio è risibile: 65 mln l’anno in un paese con il debito al 135% del Pil e che nell’ultimo anno ha visto aumentare il medesimo debito di 35 mld. In compenso l’inutile riforma moltiplicherà gli umori antipolitici, di cui fanno le spese in molti ma nessuno quanto il Pd. In cambio del semaforo verde alla riforma- spot di Di Maio il partito di Zingaretti non porta a casa niente. I famosi ‘ correttivi’ sono insignificanti.

La nuova legge elettorale è di là da venire, ma soprattutto, quando arriverà, non sarà di nessun aiuto per il partito del Nazareno. Con tre dei quattro partiti di maggioranza per i quali il proporzionale è questione di vita o di morte, non è difficile indovinare come andrà a finire la partita sulla riforma elettorale. La manovra, stando alla Nadef, promette di procedere nella stessa direzione.

La resistenza coalizzata di Renzi e Di Maio ha bloccato Gualtieri, costringendolo, almeno per ora, a evitare quella rimodulazione dell’Iva che avrebbe consentito al governo qualche minimo margine di manovra. Nel quadro attuale la manovra non andrà oltre la rimodulazione dell’Iva e l’intervento sul cuneo fiscale, altra bandiera dei 5S. Solo che in qualche modo i 5 mld necessari per finanziare la riforma del cuneo e il Family Act andranno trovati.

La campagna allestita dai 5S e ancor più da Italia Viva mira anche a far ricadere sul Pd la responsabilità di ogni misura impopolare, assumendosi invece il merito delle scelte che maggiormente autorizzano a sperare in una raccolta di consensi.

La riforma della giustizia finirà probabilmente con alcune mediazioni. Ma nella sostanza le misure contro la prescrizione del ministro Bonafede saranno confermate almeno in larga misura. Renzi, che non perde mai di vista l’obiettivo finale, che resta quello di logorare e svuotare il suo ex partito, è già pronto, se necessario, a spalleggiare il guardasigilli.

I punti deboli che mettono puntualmente alle corde il partito di Zingaretti sono due. Il primo è che per le altre due forze principali della maggioranza è quasi naturale fare fronte comune proprio in funzione anti Pd. Entrambe, infatti, condividono l’interesse nell’indebolire il Pd, persino in vista di possibili alleanze future.

Per il pd, in compenso, è invece difficilissimo coalizzarsi con uno degli altri due alleati contro il terzo, proprio perché né Italia Viva né M5S hanno interesse a permettere a Zingaretti di conquistare o recuperare posizioni di forza.

Il secondo motivo è conseguenza dell’eterna crisi di identità di un Pd che in realtà non è mai davvero nato. Quando, come nel caso delle norme a favore dei Riders, la coppia Renzi- Di Maio si rompe, il Pd, con all’interno troppe anime e troppo diverse per schierarsi con qualche compattezza, non solo non si avvale della divisione ma si spacca a propria volta.

E’ proprio quello che sta succedendo con i Riders. Bloccata dai renziani in quanto troppo punitiva, a loro parere, per le aziende, la legge ha immediatamente diviso anche il Pd, che in buona pare si è schierata con Italia Viva, non potendo permettere al nuovo arrivato di accaparrarsi il ruolo di garante delle aziende. O del ceto medio e medio alto quando si tratta di Iva. Proprio come non può permettersi di lasciare ai 5S la palma di guardiani forcaioli della giustizia severa in materia di prescrizione.

La nascita di questo governo era sin dall’inizio un azzardo che Zingaretti avrebbe notoriamente preferito evitare. La nascita a sorpresa del partito di Renzi, premiato dagli ultimi sondaggi a differenza di quelle di Zingaretti, ha moltiplicato il rischio che per il Pd l’avventura giallorossa si risolva in una Caporetto.

 

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