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Carcere di Parma al collasso, trasferimenti no- stop. «Celle invivibili, adesso basta»

La denuncia del garante al Dap: «si rischiano proteste, il sistema è al collasso». I detenuti vengono dislocati da altre carceri per motivi disciplinari o per la chiusura di alcune sezioni. Solo negli ultimi tre mesi sono stati 50 I casi
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Trasferimenti continui al carcere di massima sicurezza di Parma che già risente problematiche di sovraffollamento e criticità come il centro clinico, già in affanno, visto il numero consistente di detenuti con problemi fisici. Una movimentazione che, com’è stato evidenziato da Il Dubbio, riguarda la “girandola dei detenuti”, trasferiti di continuo da un carcere all’altro per motivi disciplinari o per la chiusura delle sezioni.

Così com’è avvenuto al carcere di Voghera, dove è stata chiusa la sezione di alta sicurezza AS1 e quindi sono stati trasferiti i detenuti che vi erano reclusi in quello di Parma. A questo si aggiunge, negli ultimi tre mesi, un arrivo netto di 50 detenuti reclusi nella sezione AS3 da altre carceri. Diversi, ad esempio, provengono dal carcere di Secondigliano.

Per questo motivo, il garante locale dei detenuti del carcere di Parma ha inviato una lettera urgente al capo del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria Francesco Basentini, per ripristinare il rispetto dei diritti dei detenuti, in un carcere nel quale non è presente un direttore con nomina stabile dall’ottobre del 2011 e caratterizzato per la sua complessità, dovuta da una parte all’elevato numero di circuiti detentivi, come le sezioni di media e alta sicurezza, 41 bis compreso.

Il garante Cavalieri, tramite la lettera al Dap, spiega che il trasferimento a Parma di circa 50 detenuti AS3 dallo scorso mese di luglio ad oggi e, recentemente, l’assegnazione dal carcere di Voghera di 10 detenuti AS1, sette dei quali con ergastolo ostativo, che portando a 129 gli ergastolani presenti ovvero il 20% dei reclusi, ha «compromesso la vivibilità delle celle per i detenuti con lunghe condanne e, spesso, costretto i detenuti a vivere con un compagno malato, anch’esso bisognoso di maggior tutela» e accade che «i detenuti, pur di non vivere in cella con un compagno, preferiscono farsi rinchiudere nelle celle di isolamento e avviare forme di proteste».

Ma non solo: «Nel reparto di media sicurezza – denuncia il garante locale – si assiste all’arrivo da altri istituti di detenuti con forti problematiche disciplinari che, inevitabilmente, peggiorano la qualità delle relazioni tra detenuti e tra detenuti e operatori penitenziari, arrivando così al verificarsi di eventi critici che hanno superato, nel numero, la soglia della normale tollerabilità da parte di un sistema che sempre più si espone alla concreta possibilità del verificarsi di eventi irreparabili e drammatici».

D’altronde, come detto, grava anche il sovraffollamento. Il garante locale Cavalieri spiega che «sabato scorso, 21 settembre, i detenuti presenti erano 646 contro una capienza regolamentare di 455 persone, ben 191 detenuti di troppo con inevitabile deperimento della qualità dei servizi interni, dell’accesso al lavoro dei reclusi e dei lunghi tempi di attesa per interventi di tipo sanitario».

Raggiunto da Il Dubbio, il garante locale del carcere di Palma fa notare anche una contraddizione. «Recentemente – spiega Cavalieri – è stata siglata dal Dap una convenzione con l’università di Parma, creando un polo universitario in carcere, il quale prevedeva nelle sezioni di alta sicurezza delle celle singole per i detenuti che fanno studi universitari. Chiaro che, con questi trasferimenti, le celle singole non ci sono più».

Ma, ricordiamo, c’è anche il problema delle assegnazioni di detenuti per motivi sanitari che superano il numero dei posti presenti nei reparti di assistenza intensiva e paraplegici. «Sono decine quelli qui destinati perché è presente un reparto di assistenza intensiva ( Sai) – denuncia il garante locale – che però non risulta avere posti letto liberi, occupati da detenuti con degenze lunghissime, anche di molti mesi e pertanto con un ricambio praticamente inesistente».

E cosa accade di conseguenza? «Ciò costringe detenuti parimenti ammalati, rispetto a quelli ricoverati al Sai – spiega il garante Cavalieri- a restare in celle ordinarie di sezioni ordinarie, con i conseguenti problemi di conciliazione tra necessità sanitarie e spazi detentivi inadeguati» .

 

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