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Reddito di cittadinanza per Federica Saraceni, i tribunali del popolo e l’ex Br

Le polemiche scoppiate per il reddito di cittadinanza concesso a Federica Saraceni. Condannata a 21 anni per l'inchiesta sull'omicidio D'Antona, 10 scontati in carcere e ora ai domiciliari con due figli
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Chi sbaglia paga. Paga a vita. Anche se un giudice ha deciso in modo diverso. Anche se la legge prevede altro. Ma a volte, è noto, la legge vale meno del senso comune, vale meno degli autoproclamati “tribunali del popolo”: quelli che condannano senza bisogno di alcun processo.

Come nel caso di Federica Saraceni, l’ex brigatista finita al centro dell’indignazione mediatica per il fatto di aver chiesto e ottenuto il reddito di cittadinanza. Saraceni è stata condannata – da un vero tribunale – a 21 anni per aver partecipato al delitto del giuslavorista Massimo Dantona.

Ne ha passati 10 in galera e sta scontando il resto della pena ai domiciliari. Dunque non è più a “carico dello stato”, il che l’avrebbe automaticamente esclusa tra gli aventi diritto il reddito.

Né, come ha erroneamente scritto qualcuno, è sottoposta “a misure cautelari personali”. Saraceni inoltre ha due figli e vive sotto la soglia di povertà. Insomma, la legge è tutta dalla sua parte e ha pieno diritto a quell’assegno dello Stato.

Ma questo non conta. Perché per alcuni reati, che qualcuno sceglie in modo del tutto arbitrario, il giudizio popolare vale più di quello di un tribunale. Con buona pace della nostra civiltà giuridica e del nostro stato di diritto.

 

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