Patrocinio a spese dello Stato: c’è l’intesa e parte l’esame del ddl

Da oggi il testo di Bonafede in commissione giustizia. Il lCnf: «soddisfatti per la condivisione». Il M5s: «attuato così l’articolo 24». L’accelerazione a Montecitorio dopo che I deputati pentastellati avevano sollecitato il via alla discussione.
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Detto fatto. In pochi giorni. Venerdì scorso i deputati che rappresentano il Movimento 5 Stelle in commissione Giustizia avevano assicurato, in una nota, il loro impegno per «incardinare il prima possibile» il ddl sul patrocinio a spese dello Stato, in modo da «entrare nel vivo dell’esame del testo». Ieri l’ufficio di presidenza della stessa commissione ha deciso di calendarizzarlo già per domani.

Un segnale forte che arriva sulla giustizia, tema ritenuto convenzionalmente tra i più divisivi all’interno della neonata maggioranza. E invece, sul provvedimento messo a punto dal guardasigilli Alfonso Bonafede a partire dalle indicazioni del Consiglio nazionale forense, si verifica subito una netta condivisione tra 5 Stelle e Pd. Da una parte la presidente della commissione Giustizia di Montecitorio Francesca Businarolo, del Movimento, definisce «molto importante l’avvio dell’esame del ddl Bonafede». Dall’altra il vicepresidente dell’organismo, il dem Franco Vazio, riconduce la scelta di «dare priorità» al patrocinio a spese dello Stato «in ragione della sua importanza anche sotto il profilo di una maggiore equità sociale».

Ma si tratta anche di un segnale per l’avvocatura. Perché appunto è stato il Cnf a indicare per primo le criticità nella disciplina vigente e perché tra le modifiche in arrivo ci sono anche norme che assicurano maggiore tempestività e adeguatezza nella retribuzione del difensore.

E certo va considerata la capacità del Movimento e dei democratici di ritrovarsi attorno a una comune idea di giustizia come servizio ai cittadini. Lo apprezza anche il presidente del Cnf Andrea Mascherin. «Siamo soddisfatti di questa accelerazione e della volontà della attuale maggioranza e, ritengo, di tutte le altre forze parlamentari, di perfezionare in tempi rapidi il disegno di legge Bonafede sul patrocinio a spese dello Stato», dichiara il vertice della massima istituzione forense. Che appunto indica nel testo definito con Bonafede innanzitutto uno «strumento di tutela del diritto alla difesa dei più deboli». E aggiunge: «Naturalmente il Cnf non mancherà di fornire il proprio contributo per ulteriori migliorie durante il percorso parlamentare».

Anche Businarolo tiene a indicare, nel ddl, «una riforma molto attesa» in quanto «attua il principio costituzionale sul diritto di difesa dei non abbienti, e rende il nostro sistema giudiziario più equo visto che consente a più persone di accedere alla giustizia a spese dello Stato» . Vazio, che ieri ha materialmente guidato i lavori dell’ufficio di presidenza, ricorda come il provvedimento preveda, tra l’altro «il patrocinio a spese dello Stato anche nelle procedure di negoziazione assistita».

E nota come la commissione abbia «inteso dare la dovuta prorità» al ddl e «avviare il suo esame» anche in vista di una «maggiore efficienza e tutela degli operatori della Giustizia». E qui il vicepresidente pd della commissione si riferisce per esempio alle norme che vincolano l’entità del compenso per il difensore ai parametri forensi, in modo che l’onorario corrisponda al loro valore medio. Previsione che assicura certezza in virtù delle modifich dei parametri introdotte dall’ex guardasigilli Andrea Orlando, ora vicesegretario dem.

Si traduce in atto dunque l’impegno assunto dai deputati 5 Stelle della commissione Giiustizia, che venerdì avevano sollecitato «la massima collaborazione di tutte le forze politiche» giacché «in situazioni come questa si deve prescindere dal colore e dall’appartenenza». Idea coerente con il passaggio della nota diffusa dai parlamentari del Movimento in cui si richiama l’estensione del patrocinio a spese dello Stato a una platea più ampia di beneficiari: le «vittime di maltrattamenti in famiglia e di violazione degli obblighi di assistenza familiare, a prescindere dai limiti di reddito» nonché «le vittime del reato di tortura, in recepimento della Convenzione di New York del 1984» ; tutele che, secondo i 5 Stelle, danno «piena attuazione al principio costituzionale del diritto di difesa, espresso nell’articolo 24 della nostra Carta Fondamentale». Una priorità riconosciuta ora dall’intera maggioranza e su cui si segnala la sintonia anche tra la politica e l’avvocatura.

 

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