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Viaggio nelle carceri del Piemonte, carenze strutturali e poco personale

Padiglioni chiusi per epidemie o restauro per una popolazione reclusa in aumento. Non solo le criticità nella relazione del garante regionale, ma anche aspetti virtuosi, come la formazione o il lavoro all’interno dei penitenziari
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Sempre più pressanti problematiche strutturali per ciascuno dei 13 istituti penitenziari piemontesi. Ma anche altre criticità come la mancanza di personale di direzione, di comando, di custodia, educativo, sanitario, scolastico, di interpretariato e mediazione culturale, o la scarsa valorizzazione del volontariato o, ancora, la complessiva cattiva qualità della vita in carcere, che si ripercuote su chi in carcere vive, operatori e ristretti, con conseguenze spesso drammatiche.

Questo è ciò che emerge dalla relazione annuale di Bruno Mellano, il garante della regione Piemonte delle persone private della libertà. Martedì scorso, durante l’ottava seduta del nuovo consiglio regionale, il garante ha avuto la possibilità di raccontare e fotografare non solo un anno di lavoro e impegno, ma un iter lungo, al momento cinque anni, fatto di collaborazione con Amministrazione penitenziaria, assessorati ed Enti, per far sì che il carcere e l’espiazione della pena rispondano ai dettami costituzionali in ottica rieducativa e non meramente afflittiva.

Un dato positivo che emerge è il fatto che il Piemonte è l’unica regione con un o una garante comunale per ogni città sede di carcere. Tredici, in quanto a Torino sono presenti la Casa circondariale “Lorusso e Cutugno” e l’Istituto penale per Minori “Ferrante Aporti” e con una presenza femminile maggioritaria, il 67% per cento. Ricordando gli ambiti d’intervento/ monitoraggio del proprio ruolo a tutela della dignità umana, in collaborazione con l’Ufficio del Garante nazionale e i singoli garanti comunali, ha evidenziato come i luoghi e i modi della privazione della libertà in Piemonte scontino «una situazione difficile, anche per chi vi lavora».

In merito all’esecuzione penale, oggi i numeri parlano di un «sovraffollamento strutturale», sia a livello nazionale che regionale. «Sono oltre 4.700 i detenuti nelle 13 carceri piemontesi, un dato in aumento negli ultimi dieci anni che si avvicina ai livelli di guardia del 2010 quando le persone ristrette erano oltre 5.000. In Italia superano le 60.000 unità, per una capienza dichiarata, secondo le statistiche ufficiali, pari a circa 50.500 posti. Questo numero non tiene conto delle chiusure parziali, o dell’inagibilità di alcune sezioni o padiglioni, portando la capienza effettiva a circa 47.500».

Dalla relazione, infatti, si evincono diverse criticità su questo punto. Rappresentativi i casi della Casa di Reclusione “Giuseppe Montalto” di Alba ( su 142 posti 109 non sono disponibili perché una parte dell’Istituto è ancora chiusa da inizio 2016 a seguito di un’epidemia di legionellosi), o degli istituti di Cuneo dove «un intero padiglione è chiuso per restauro da dieci anni» e Vercelli «dove per avviare i lavori di restauro c’è voluto l’intervento dell’Asl».

Un’esecuzione penale e una popolazione ristretta quella piemontese che vedono «crescere il numero di detenuti attenzionati in regime particolare per affiliazione alla ‘ ndrangheta e alla mafia. Sono due gli istituti in regione, Cuneo e Novara, con il regime del 41bis ( il cosiddetto carcere duro), così come due sono le sezioni negli istituti con presenza femminile, Torino e Vercelli, per complessive 170 donne recluse ( circa 134 a Torino).

Sempre nel capoluogo è presente il “Ferrante Aporti”, che ospita una quarantina di minori reclusi, nonché l’Icam, Istituto di custodia attenuata per madri, con a oggi presenti 11 mamme e 13 bambini». Non solo le criticità nella relazione, ma anche gli aspetti virtuosi, come «la formazione, o il lavoro, intesi quali elementi di vita all’interno del carcere ed elementi trattamentali imprescindibili».

Alcuni esempi messi in campo dalla regione e dagli enti nazionali e locali sono i diversi protocolli d’intesa sottoscritti. Come quello del marzo scorso quando il Garante ha aderito al “Protocollo per l’attivazione di uno Sportello di orientamento legale del detenuto presso gli istituti penitenziari di Cuneo, Fossano, Saluzzo”, sottoscritto il dall’Ordine degli avvocati di Cuneo, il Provveditorato regionale dell’Amministrazione penitenziaria del Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, la Camera penale “Vittorio Chiusano” del Piemonte Occidentale e della Valle d’Aosta.

 

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