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La vittima dell’aggressione a Lecco contro i razzisti da tastiera

"Il razzismo non c'entra, mi ha colpito una persona affetta da problemi psichici"
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Niente più arresti domiciliari: è ora in carcere l’uomo responsabile delle violente aggressioni nei confronti di due donne nel sottopasso adiacente la stazione ferroviaria di Lecco. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal giudice delle indagini preliminari del Tribunale della città, su richiesta del pubblico ministero, sulla base delle indagini della Polizia. Gli uomini della Polfer hanno prelevato l’aggressore dall’ospedale, dove era ricoverato dalla mattina, per condurlo in carcere. L’uomo è accusato di lesioni continuate e aggravate dai futili motivi avendo, senza alcuna ragione apparente, dapprima spinto violentemente una donna facendola cadere a terra e successivamente colpita un’altra al volto facendole perdere i sensi, con conseguenti lesioni giudicate guaribili rispettivamente in 10 e 30 giorni. L’uomo, un immigrato di 25 anni originario del Togo, regolare in Italia, a breve dovrebbe anche essere sottoposto a perizia psichiatrica.

Sull’accaduto sono arrivati i commenti della politica, in particolare dai leader di Fratelli d’Italia e Lega, Giorgia Meloni e Matteo Salvini. «Una poteva morire, l’immigrato irregolare responsabile di questo crimine è stato subito scarcerato e mandato ai domiciliari – ha affermato Meloni – La reazione delle Istituzioni deve essere durissima: galera senza sconti e poi espulsione. Basta lassismo e basta buonismo. Gli italiani pretendono sicurezza». Mentre Salvini, dopo il primo provvedimento che disponeva i domiciliari, commentava con un «roba da matti».

Ma a parlare, dopo la brutale aggressione, è stata anche una delle vittime. «Non voglio però che questa vicenda venga strumentalizzata — ha confidato la donna al CorSera — Chi mi ha picchiato nel sottopassaggio farneticava e il disagio psichico non dipende dalla razza. Però pretendo che mi venga garantita protezione perché non si può andare a un colloquio di lavoro e risvegliarsi in ospedale».

 

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