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Dal cuore della Sicilia parte la battaglia contro l’ingiusta detenzione

Via al progetto della Camera penale nissena
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Parte da Caltanissetta la battaglia contro gli errori giudiziari, con l’apertura del primo sportello in Italia per i “perseguitati” dalla giustizia. Uno sportello che è stato presentato ieri, durante il convegno organizzato dalla Camera penale guidata da Sergio Iacona nel corso del convegno dal titolo “Confronto sul Manifesto del diritto penale liberale e del giusto processo” – al quale era presente anche il presidente dell’Ucpi Gian Domenico Caiazza – e che rappresenta la prima prova pratica delle direttive dell’Osservatorio per l’errore giudiziario istituito dall’Unione delle Camere penali. Chiunque si ritenga vittima di errore giudiziario, dunque, potrà rivolgersi alla Camera penale, che effettuerà un’azione di filtro, vagliando le segnalazioni e prendendo in esame quelle fondate, per poi inoltrarle ad un difensore.

Ma la parte più importante dell’iniziativa, spiega Iacona al Dubbio, riguarda la trasmissione dei dati all’osservatorio nazionale, che grazie a questa raccolta sul territorio stilerà un dossier sui gradi di giudizio maggiormente interessati dagli errori, le materie e i motivi per cui si verificano. Una raccolta che farà poi da base per la redazione di proposte per prevenire gli errori giudiziari. Durante il convegno si è parlato di giusto processo, un argomento quasi ignorato dall’opinione pubblica, sempre alla ricerca di un colpevole da sottoporre alla gogna. «La necessità di un manifesto del diritto penale liberale e del giusto processo nasce proprio dal diffondersi del populismo – spiega Iacona Denunciamo una deriva che dura da più di 20 anni e che ha visto progressivamente una serie di provvedimenti che hanno fatto arretrare le garanzie. E ora siamo particolarmente preoccupati, perché sono molto forti nell’opinione pubblica movimenti e partiti che raccolgono le pulsioni giustizialiste e forcaiole della gente». Si parte, dunque, dall’esperienza quotidiana di una giustizia che ha perso la propria ragione d’essere, un’involuzione, sottolinea il presidente, che si accompagna all’affermarsi di forze politiche «che hanno per noi una concezione della giustizia allarmante».

Il problema nasce dunque dall’antico e tragico conflitto tra politica e giustizia. «Una cattiva giustizia nasce dall’arretramento della politica e dalla funzione di supplenza che la magistratura nel corso degli anni ha svolto. Noi guardiamo con preoccupazione al fatto che la separazione dei poteri è diventata sempre più labile – sottolinea – Non è normale che il ministero sia pieno di magistrati distaccati e che il Csm e l’Anm funzionano di concerto come una terza camera. E le proposte di legge, quando vanno verso un maggiore garantismo, vengono avversate». Una prima soluzione può essere un ritorno ad una normazione pienamente parlamentare, evitando il ricorso continuo a decreti legge e decreti legislativi, «che di fatto vanificano i dibattiti parlamentari». E a ciò si dovrebbe aggiungere un maggiore spazio da assegnare, in sede di elaborazione di proposte di legge, «ai pareri dell’avvocatura, che deve avere maggiore spazio in Costituzione», nonché a quelli del mondo accademico. «Oggi, però – aggiunge Iacona – lo strapotere è della magistratura». Ma tra i mali che inquinano la giustizia e la sua percezione ci sono anche i social, che fungono da megafono alla tendenza giustizialista. «Il concetto che ogni opinione è equiparabile alle altre è sbagliata – sottolinea il presidente – I social sono moltiplicatori di odio e luoghi dove si fomentano pulsioni giustizialiste. Ho visto con orrore che anche alcuni avvocati si espongono sul web a commentare fatti di cronaca in maniera non consona». È necessario, dunque, «normare i social» e selezionare la qualità delle notizie, combattendo in maniera istituzionale le fake news. L’altro aspetto della medaglia è l’ingiusta detenzione, da combattere con l’ampliamento delle garanzie della difesa e il potenziamento della cultura della terzietà.

«Il giudice deve davvero essere terzo e curare la propria formazione e il proprio aggiornamento. Gli errori non li fanno i pm ma i giudici quando non sono sufficientemente terzi – sottolinea Iacona – Poi bisognerebbe rendere davvero operativo un sistema di riparazione dell’ingiusta detenzione, che in Italia esiste solo a livello ipotetico, perché sono sempre di meno le domande che vengono accolte». In fase di indagine, invece, serve un rafforzamento delle garanzie. «C’è tutta una fase iniziale dalla quale la difesa è esclusa», evidenzia l’avvocato. Che punta anche il dito contro il connubio, spesso esplosivo, tra stampa e magistratura. «Negli anni scorsi c’è stato un cortocircuito mediatico- giudiziario, che in parte continua ancora oggi», sottolinea. Un problema di cultura civica, quindi anche politica, da implementare con iniziative nelle scuole sulla legalità. «Ma devono essere invitati anche gli avvocati – conclude Iacona – perché bisogna spiegare ai ragazzi che, in uno Stato di diritto, la prima esigenza è non condannare un innocente».

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