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Un protocollo per il diritto allo studio nei penitenziari

L’accordo regola I rapporti tra 75 istituti e gli atenei. Punta a regolare i rapporti fra Provveditorati dell’Amministrazione penitenziaria e Atenei
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Sottoscritto un protocollo di intesa dal Capo del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria Francesco Basentini e dal presidente della Conferenza nazionale universitaria poli penitenziari ( Cnupp) Franco Prina per garantire a detenuti e persone in condizione di limitazione della libertà personale la fruizione di un miglior diritto agli studi universitari.

L’accordo punta a regolare in maniera più omogenea i rapporti fra Provveditorati dell’Amministrazione penitenziaria e Istituti da un lato e singoli Atenei dall’altro. Prevede inoltre l’organizzazione di dibattiti e incontri pubblici finalizzati a sensibilizzare la società sull’importanza di garantire il diritto allo studio universitario in favore delle persone detenute, nonché progetti di ricerca universitaria su tematiche di interesse comune. La Conferenza rappresenta gli Atenei italiani che operano attualmente in 75 istituti penitenziari italiani per garantire ai detenuti presenti il diritto agli studi universitari.

L’articolo 17 dell’Ordinamento penitenziario, intitolato ‘ Partecipazione della comunità esterna all’azione rieducativa”, prevede infatti che «la finalità del reinserimento sociale dei condannati e degli internati deve essere perseguita anche sollecitando ed organizzando la partecipazione di privati e di istituzioni o associazioni pubbliche o private all’azione rieducativa».

Come ha ricordato un recente rapporto di Antigone, «il ragionare di studio come diritto ha fondamento nel principio che la privazione della libertà disposta come sanzione in base al codice penale per determinati atti, non può implicare la compressione di altri diritti. E tuttavia, per questo come per altri, il riconoscimento si fonda su affermazioni normative non certamente imperative, tali cioè da configurare una omissione in capo a responsabili delle istituzioni universitarie o penitenziarie qualora non sia garantito».

Ottocento circa sono stati nell’anno accademico 2018/ 2019 gli studenti iscritti alle 27 Università italiane sedi di Polo universitario penitenziario: di questi, 743 sono detenuti ( 223 dei quali in regime di alta sicurezza o sottoposti al 41bis) e 53 in esecuzione penale esterna. Le donne che frequentano i corsi sono molto meno degli uomini. L’ università con maggiori iscritti è Bologna ( 74 detenuti di cui dieci donne) seguita dalla Federico II di Napoli con 67 iscritti. Terza in classifica l’università di Padova con 64 iscritti. Mentre l’Università con più corsi di laurea frequentati dai reclusi è Milano. Le discipline preferite sono quelle politiche- sociologiche, seguite da quelle umanistiche, giuridiche, delle scienze naturali, storiche e filosofiche, psicologiche e pedagogiche, economiche e in ultimo quelle dell’area scientifica ( matematica, informatica ingegneria, urbanistica).

 

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