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Governo, ecco i sottosegretari. Tra facce nuove e qualche conferma

M5s, Pd e Leu limano le liste di nomi per conte. I grillini Castelli, Buffagni e Di Stefano resteranno al loro posto. Per I dem Sereni e Misiani si aprono le porte della Farnesina e del Mef. A Muroni ( Leu) l’ambiente
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La rosa dei nomi da cui selezionare i nuovi sottosegretari M5S è pronta. Ora tocca a Luigi Di Maio comporre il puzzle e scegliere le tessere migliori da posizionare al posto giusto. Giuseppe Conte vuole chiudere la partita al più presto per partire a pieno regime e invita i partiti di maggioranza a consegnare le liste coi nomi a stretto giro, magari entro oggi. In ballo ci sono 42 poltrone ( tra vice ministri e sottosegretari) da ripartire tra le tre gambe del nuovo esecutivo: M5S, Pd e Leu. Ai grillini tocca il numero maggiore di posti, più di 20, ma sono in tanti a scalciare tra chi già occupava poltrone nell’epoca giallo- verde e chi vorrebbe rimescolare tutte le carte in nome del cambiamento giallo- rosso. Con un solo punto fermo, stabilito per evitare un eccessivo affollamento: i presidenti di commissione non verranno spostati ad altro incarico.

Tra le riconferme pentastellate vengono date quasi per certe le presenze di Laura Castelli all’Economia, Stefano Buffagni, che dagli Affari regionali potrebbe passare allo Sviluppo economico ( sempre che non venga assegnato a Luca Carabetta) e Luigi Gaetti all’Interno. Ottime chances di rimanere in sella ci sarebbero anche Manlio Di Stefano agli Esteri, Vittorio Ferraresi alla Giustizia e Mattia Fantinati alla Pubblica amministrazione. Vito Crimi dovrebbe rimanere a Palazzo Chigi come sottosegretario alla Presidenza del Consiglio ma lontano dalla delega all’Editoria, a lui Conte potrebbe affidare i Servizi segreti, finora rimasti saldamente in mano al premier.

Tra le new entry, spicca Francesco D’Uva – capogruppo grillino alla Camera che insieme al neo ministro dello Sviluppo Economico, Stefano Matuanelli, ha gestito tutta la trattativa col Pd per la nascita del nuovo governo – per cui potrebbero aprirsi le porte dei Beni Culturali. Quasi certa, invece, la promozione di Pierpaolo Sileri, indicato come sottosegretario alla Salute. In lizza per un posto in un ministero economico ci sarebbe anche Alessio Villarosa, Tommaso Currò e Sergio Romagnoli, ma dovranno sgomitare parecchio per trovare spazio. A giocarsi una poltrona, agli Affari regionali o all’Istruzione, potrebbe esserci anche Licia Azzolina.

E poi ci sono gli ex ministri che potrebbero accettare di essere declassati all’interno dello stesso dicastero. Circolano infatti i nomi di Barbara Lezzi sottosegretaria al Sud ed Elisabetta Trenta ( che tanto ha fatto contro Salvini, ama ricordare) alla Difesa.

Anche in casa Pd i nodi da sciogliere sono parecchi. All’Economia il più quotato resta Antonio Misiani, ma a contendergli la poltrona ci sarebbe Claudio De Vincenti. Come sottosegretario al Viminale sembra fatta per

Emanuele Fiano, a differenza della Farnesina, dove a “gareggiare” ci sono due donne di peso: Marina Sereni e Lia Quartapelle.

Dopo aver sfiorato la nomina a ministra dell’Istruzione, ora ad Anna Ascani dovrebbe almeno toccare un posto da sottosegretaria nello stesso palazzo. Alla Salute il Pd pensa invece di mandare Lello Topo e di accaparrarsi due deleghe pesanti, come Editoria e Comunicazioni, da affidare rispettivamente a Walter Verini e Andrea Martella. Sul versante “ecologico”, Chiara Braga è considerata a un passo dall’Ambiente, mentre il figlio del governatore campano, Piero De Luca, si accomoderebbe al ministero delle Infrastrutture e dei trasporti. Al Lavoro dovrebbe trovare spazio Chiara Gribaudo e per l’Innovazione circola il nome di Mauro Del Barba.

Infine c’è il capitolo Leu. Pur se piccina, una fetta di torta spetta anche alla terza gamba della maggioranza. Se in consiglio dei ministri il gruppo di sinistra può contare sul solo Roberto Speranza, nella squadra dei sottosegretari Leu punta a piazzare almeno due bandierine. I nomi più gettonati, al momento, sono quelli di Rossella Muroni all’Ambiente e Arturo Scotto al Lavoro. Possibile outsider: Peppe De Cristofaro.

I partiti hanno ancora qualche ora di tempo per limare la lista da consegnare a Conte, facendo attenzione a non scontentare troppi big e capi corrente potrebbero risultare determinanti per la tenuta di governo. Poi il Conte 2 potrà ufficialmente partire.

 

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