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Marocco, alla sbarra per aborto clandestino. Il caso che divide il paese

Hajar Raissouni rischia 2 anni di carcere. Arrestata per avere avuto rapporti fuori dal matrimonio e essersi sottoposta ad un aborto. Ma grava l'ombra della repressione per la sua attività di giornalista
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«Vado incontro al mio destino col cuore spezzato e la testa alta», sono le parole di Hajar Raissouni. Una ragazza di 28 anni finita sotto processo in Marocco perchè, secondo l’accusa, ha avuto rapporti sessuali al di fuori del matrimonio e si sarebbe anche sottoposta ad un aborto clandestino. La donna ora rischia fino a due anni di carcere e il caso sta sollevando un grande clamore, nonostante queste leggi infatti nella società del paese nordafricano è cresciuto un forte dibattito nel quale si sta discutendo del rispetto della privacy e dei diritti delle donne.

Hajar Raissouni però è anche una reporter del giornale Akhbar Al Youm e ciò contribuisce a destare sospetti che vanno al di là delle colpe attribuite alla ventottenne marocchina. Quest’ultima infatti parla di accuse costruite ad arte dovute alla sua professione di giornalista. Nelle maglie della repressione infatti sarebbero finiti i suoi articoli sul cosiddetto movimento di Hirak, le proteste che da un paio di anni sono in corso nella regione settentrionale del Rif, scoppiate a causa del malcontento della popolazione per le condizioni economiche e la corruzione delle autorità. La giornalista ha denunciato, tramite una lettera pubblicata da suo giornale, che in carcere in realtà sarebbe stata interrogata sull’attività di uno zio, esponente islamista e mai tenero con i suoi scritti nel confronto del governo di Rabat.

Le autorità giudiziarie hanno respinto le eventuali implicazioni politiche illustrando le prove di una gravidanza e il conseguente aborto. Hajar Raissouni è stata fermata il 31 agosto mentre usciva da uno studio medico dove era corsa a causa di un’emorragia. Nelle mani della polizia sono finiti anche il fidanzato, il medico, un’infermiera e la segretaria.

Sul caso è intervenuta Amnesty International chiedendo l’immediata liberazione della giornalista per violazioni delle libertà personali. Ma sta crescendo anche la protesta del mondo della stampa, 150 colleghi di Raissouni hanno infatti redatto un documento di protesta disertando, in segno di solidarietà, la conferenza stampa settimanale del portavoce del governo.

 

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