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Aperte, solidali e green, ecco le città sostenibili del futuro

Pannelli solari, spazi verdi, piste ciclabili, nuove energie e sempre meno automobili. Gli esempi virtuosi di Friburgo, Nantes e Madrid. Sono centri all’avanguardia che hanno scommesso su un altro modo di vivere i luoghi urbani
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Esistono città virtuose che hanno fatto di mobilità sostenibile, energia pulita, e green economy efficaci e redditizie soluzioni di vita quotidiana. Anche se spesso le esigenze ambientali restano annunci che non si traducono nella realtà e restano formule per la politica sfilacciata, pronta ad agitarsi in campagna elettorale e nel frattempo assistiamo perlopiù attoniti allo sgretolarsi del pianeta, tra ghiacciai che si sciolgono a velocità impreviste e roghi che uccidono il polmone del mondo, abbiamo già gli strumenti per invertire la rotta allargando di poco lo sguardo.

Succede qui in Europa, dove qualcuno ha già trasformato certi sogni in realtà, visioni e progetti di un vita quotidiana altra. Guardiamo alla danese città di Aarhus, prima al mondo per tecnologie sull’eolico, che sta lavorando su come integrare sempre di più nel tessuto urbano un intero distretto tecnologico, o alla tedesca Hannover, con il suo innovativo sistema di raccolta delle acque; prendiamo esempio dalle scelte green fatte a Preston, Rejkiavik o Malmö.

Qui raccontiamo tre città all’avanguardia che hanno scommesso su alcuni quartieri e più ampiamente su un altro modo di vivere, avvicinando al futuro milioni di persone che vivono già in isole felici perché qualcuno ha dato una chance in più alla nostra società: Germania, Francia, Spagna e quindi Friburgo, che è già una realtà conosciuta; Nantes, che si sta svelando nelle sue scelte innovative e Madrid, che sta scegliendo ora come sarà tra vent’anni.

Ai bordi della magica Foresta Nera, tra Francia e Svizzera, sorge Friburgo, cuore d’Europa, città ecosostenibile per definizione, dove le basi per un futuro alternativo le avevano già gettate negli Anni Settanta gli antinuclearisti che lottavano contro la costruzione di una centrale. «Idealmente, fu da quella grande protesta che negli Anni Ottanta nacque una nuova proposta – suggerisce Andrea Burzacchini, fondatore di Aforia, Agenzia internazionale per la sostenibilità, che da vent’anni vive qui- è stato allora che la società civile, la politica con una visione di lungo periodo, il mondo della ricerca e i privati, convinto che la green economy fosse il giusto investimento, si sono alleati intorno a un unico obiettivo: scommettere sull’ecosostenibilità». Da allora e fino agli anni Duemila si è lavorato intorno all’idea che fare questo salto avrebbe migliorato la qualità della vita di tutti. Scommessa vinta al punto che tra i risultati positivi si può comprendere anche l’aumento degli abitanti, passati da 190mila a 230mila in trent’anni.

Oggi il modello dei suoi quartieri Riesefeld e soprattutto Vauban, poche auto, molto verde e tanta energia solare, viene studiato da tutto il mondo proprio per come sono stati concepiti e realizzati. Sono stati oggetto di un’imponente riprogettazione in chiave ecologica che ha coinvolto tutta la struttura urbana. Oggi lo sfruttamento dell’energia solare, il primo stadio al mondo alimentato a pannelli solari, le case passive o addirittura energy plus che lì sono state edificate, sono un’eccellenza. «Freiburg è conosciuta proprio grazie a come si è lavorato partendo da un mix di esigenze doverse, che non nasce solo da condizioni naturali favorevoli: ci sono volute una grande coscienza ambientale, le scelte della politica e una strategia di sviluppo economico altrimenti oggi non sarebbe la capitale dell’energia solare e dell’ambiente». Uno dei suoi prossimi obiettivi è diventare a emissioni zero entro il 2050 – lo stanziamento previsto dal governo federale tedesco allo scopo è di 500 miliardi di euro – se continua a questi ritmi, può farcela.

È proprio in questa estate 2019 che Nantes, sesta città più grande di Francia, sta svelando un’ulteriore parte del suo futuro, un pezzo di città nuova che è sorto nel cuore di quella “mini Manhattan” che è la sua isola lì al centro della Loira, l’Îlot Brossette. Gli architetti che l’hanno ridisegnata, professionisti dello studio Lan ( Local Architecture Network di Benoît Jallon e Umberto Napolitano), insieme ai costruttori e sviluppatori ( Kaufman & Broad) se la sono immaginata «aperta, porosa, capace di essere attraversata» e con i responsabili dell’insieme del progetto ( la società Samoa, cioè Nantes Métropole e il Comune di Nantes insieme) lavorano al nuovo quartiere Polaris, a quello di Prairie- au- Duc, al nuovo ospedale che sarà centro d’eccellenza per la salute.

Prima città del paese a vincere il premio di “capitale verde europea” nel 2013, costituita da undici diversi quartieri, Nantes fu premiata per un’intuizione visionaria di decenni prima e per gli sforzi tesi a coniugare il rispetto per l’ambiente, l’eccellente qualità della vita dei residenti e la promozione della crescita economica locale. Incoraggiare la tendenza verso uno stile di vita più ecologico è stato possibile trasformando le vecchie aree dismesse dei cantieri fluviali, un progetto che è partito nel 1987, che guardava sia alla riqualificazione urbana che all’inclusione sociale.

L’idea di fondo ha portato alla città un cuore verde, trasformando l’ex area industriale Larivière in un luogo che ospita progetti di imprenditoria sociale e solidarietà e che ha potuto contare su un forte sostegno della popolazione locale, invitata a suggerire modi concreti per promuovere lo svi- luppo sostenibile: ne sono arrivati oltre duecento, sulla biodiversità, la gestione dei rifiuti e il trasporto sostenibile. Così all’interno di una città che ha già estromesso le auto dal centro moltiplicando le piste ciclabili e incentivando l’uso dei trasporti pubblici c’è un quartiere avveniristico che è già vivibilissimo: conta spazi pubblici, aree verdi, una zona dove sono concentrati i negozi, l’area della creazione, giochi per i bambini così come l’area delle Machines.

«Nantes è una città vivace, verde, militante, non per niente è qui che si è concentrata la battaglia vinta un anno fa contro la costruzione di un altro aeroporto di Notre- Dame de Landes», racconta Ariel, 42 anni, parigino, che da pochi mesi ci si è trasferito con la famiglia. Secondo le statistiche ( Insee 2016) la popolazione qui è in crescita costante dell’ 1,3 per cento negli ultimi anni. Qui, i prezzi ben più abbordabili anche per gli alloggi, hanno sedotto non pochi francesi, primi quelli che stanno scegliendo di lasciare la ville lumière per città simili a questa, Bordeaux e Rennes in testa. Il comune li accoglie con una lettera di benvenuto e un kit per facilitare la loro sistemazione nella nuova città.

«Si viene qui perché è una città sempre più vivibile si ha l’impressione che ci sia attenzione ai bisogni delle persone – continua Ariel –. Su quest’isola non c’era niente, basti vedere come è cambiato il quartiere Malakoff, qui accanto, godeva di una cattiva fama: ora che tutto è stato riqualificato e pulito ci si sta bene». L’investimento sull’area ha già dato risultati tangibili ed è stato fatto su più fronti, anche sull’industria culturale, che ha visto un incremento del 200 per cento delle attività del settore in pochi anni, così come l’immobiliare, che qui galoppa con i suoi edifici che sanno di futuro: cantieri sono aperti un po’ ovunque, si investe su appartamenti liberi, abbordabili, o anche case popolari o per studenti realizzate con materiali sostenibili e innovativi. «In tutta la città è così, anche io che abito a sud, vivo in un edificio concepito in maniera ecologica che ho scelto su internet – aggiunge Ariel – nuovissimo e ben connesso. E qui il comune ti obbliga e ti incentiva a fare attenzione all’ambiente, ad esempio con la raccolta differenziata, fornendoti i raccoglitori necessari».

Per raccontare come sarebbe stato il futuro di Nantes – la data prevista per la conclusione di questa ristrutturazione è il 2030 – una spettacolare costruzione di 15 metri è stata portata in questi anni in giro per l’Europa, era una sorta di grande serra itinerante chiamata Aéroflorale II, in onore a Jules Verne che qui nacque. Quello spazio che si vuole «pubblico, conviviale e unitario» nelle intenzioni delle archistar che ci hanno lavorato, ha in Polaris quello che può diventare un altro modello di rigenerazione urbana, essendo un mix di spazi pubblici concepiti in maniera innovativa, tra la torre residenziale di alluminio spazzolato che svetta sulla Loira, la scuola di Hotellerie e quella di Belle arti, le residenze universitarie. Venite qui, salite sul mastodontico elefante, la grande macchina che vi accoglierà, fate una bella passeggiata sulla riva e ammirate il paesaggio: l’antica città universitaria, vivace ed agiata, rinasce ancora una volta.

La deadline è il 2040, per questo progetto rivoluzionario immaginato già oltre vent’anni fa, un futuro che potrebbe sembrare lontanissimo per la capitale spagnola, ma le storie di Nantes e Friburgo ci dimostrano il contrario. Il progetto che coinvolge l’intera zona nord della città, Madrid Nuevo Norte, è ancora in gestazione, con i progetti che rimbalzano nelle sedei decisionali. L’idea di fondo è ancora una volta in chiave sostenibile: nuovi grattacieli, uffici più moderni e un sistema ampliato di trasporti pubblici, piste ciclabili e la costruzione di case nuove dove oggi ( a nord della stazione) ci sono zone industriali abbandonate.

Un’altra mini- Manhattan, che ha già sostenitori e detrattori. Chi la sogna oggi per costruirla domani si propone di offrire una qualità della vita migliorata per decine di migliaia di persone, nuove zone verdi e spazi sostenibili, che significa già ragionare su nuovi posti di lavoro e infrastrutture innovative che migliorano tutta la città. I treni triplicheranno, raddoppiando i passeggeri che usano questa zona, nuove fermate della metropolitana e del bus, e un parco enorme, El Ritiro, che sarà il principale polmone di Madrid che con una rete così ampia arriverà fino al Monte del Pardo, quindici chilometri più in là. Il cuore di questo rinnovamento per Madrid è stato immaginato intorno alla stazione ferroviaria di Chamartín, che verrebbe riorganizzata e completamente ristrutturata come solo nel XXI secolo è possibile immaginare, spiegano i sostenitori del progetto. In suo favore hanno votato nello scorso luglio in consiglio comunale Ciudadanos, il Partito Popolare e Mas Madrid, ma l’iter di approvazione non è ancora terminato.

Il progetto è firmato dall’architetto Richard Rogers per lo studio Simon Smithson e nasce nelle mani degli Rh Arquitectos di Javier Herrero. Per ora è tutto sulla carta, cifre incluse: 2,65 milioni di metri quadrati per 5,6 chilometri, 348 edifici che ospiteranno uffici ( il 60%), negozi ( il 35%) e spazi pubblici per un incremento economico calcolato in 18,260 milioni di euro che darà 241.700 nuovi posti di lavoro. L’ambizione è farne uno dei più grandi progetti di ristrutturazione urbana d’Europa, non per niente si guarda a quanto fatti in altre grandi città: da Porta Nuova a Milano ad Hafencity ad Amburgo.

 

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