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28 maggio 1974 strage di Brescia «C’è ancora molto da capire e da svelare»

Nasce progetto innocenti, la nuova ong, nata sulla scia del caso Gulotta, punta alla rivisitazione dei casi giudiziari più controversi
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Sulla scia dell’esperienza della Fondazione “Giuseppe Gulotta”, nasce “Progetto Innocenti”, un’organizzazione non governativa, senza scopo di lucro, dedicata all’affermazione della giustizia sostanziale e alla correzione degli errori giudiziari.

Progetto innocenti si ispira all’esperienza dei Paesi anglosassoni dove esistono organizzazioni, riconosciute anche a livello mondiale come “Innocence Project”, che si battono per la riforma delle sentenze di condanna, in particolare quelle dove essendo prevista la pena di morte un eventuale errore giudiziario non è più riparabile.

Promotore della Fondazione Giuseppe Gulota e di Progetto Innocenti è l’avvocato Baldassare Lauria, uno dei difensori di Giuseppe Gulotta, colui che venne ritenuto responsabile dell’omicidio, avvenuto il 27 gennaio 1976, di due carabinieri all’interno della locale stazione dell’Arma.

Gullotta, inizialmente condannato all’ergastolo, venne poi dichiarato innocente a conclusione di un lungo processo di revisione attivato dopo 36 anni dai fatti. Per i 22 anni trascorsi in carcere ha ricevuto dallo Stato un risarcimento di sei milioni di euro. Progetto innocenti punta dunque alla rivisitazione dei casi giudiziari più controversi, in cui vi è stata condanna per reati gravi che hanno determinato o stanno determinando la carcerazione di persone ingiustamente condannate.

Svolge anche attività di monitoraggio, ricerca e approfondimento sullo stato della giustizia in Italia, promuovendo iniziative utili alla sensibilizzazione delle coscienze sulla violazione dei diritti umani e civili.

Fra i primi casi oggetto dell’attenzione della Ong, la strage di Piazza della Loggia a Brescia del 28 maggio 1974, uno degli episodi più sanguinosi ed oscuri della storia della Repubblica.

L’iter giudiziario, iniziato il 13 giugno 1974 davanti al giudice istruttore Domenico Vino, si è dipanato in cinque lunghi procedimenti.

Il 21 giugno 2017, con la sentenza della prima sezione penale della Cassazione, sono stati condannati in via definitiva Carlo Maria Maggi e Maurizio Tramonte, appartenenti alla formazione neofascista Ordine Nuovo.

Molto però i punti oscuri e le piste inesplorate.

«Si è trattato di un processo indiziario, complesso – disse il procuratore generale della Cassazione Alfredo Viola parlando davanti ad alcuni dei familiari delle vittime dopo la lettura della sentenza – ma non impossibile: in questa vicenda ci sono voluti anni per rimuovere gli effetti di indagini errate, o volutamente errate».

«C’è molto ancora da svelare», sottolineò Manlio Milani, leader del Comitato delle vittime.

 

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