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La morte del carabiniere Cerciello, indagato il collega Varriale: non aveva con se l’arma

Il carabiniere Varriale non sarebbe stato armato, la procura considera questa una violazione del codice militare. dai documenti dell'inchiesta emergono le contraddizioni nelle dichiarazioni fornite. Prosegue il filone d'inchiesta sulla foto del ragazzo americano ritratto bendato.
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Ora sarà la procura militare ad indagare Andrea Varriale, il carabiniere collega del vicebrigadiere Mario Cerciello Rega rimasto ucciso il 26 luglio per le coltellate inferte dal ragazzo statunitense Finnegan Lee Elder, fermato insieme all’amico Gabriel Natale Hjort.

L’indagine della procura scaturisce dall’emergere di nuovi elementi sull’accaduto secondo i quali i due militi dell’Arma erano entrambi disarmati al momento dell’”incontro” con i ragazzi.

A Varriale, come atto dovuto, viene così contestata la eventuale violazione dell’articolo 120 del codice militare relativo alla “violata consegna da parte di militare di guardia o di servizio”.

Le norme relative a casi del genere sono molto chiare: “il militare, che abbandona il posto ove si trova di guardia o di servizio, ovvero viola la consegna avuta, è punito con la reclusione militare fino a un anno. Se il colpevole è il comandante di un reparto o il militare preposto a un servizio o il capo di posto, ovvero se si tratta di servizio armato, la pena è aumentata”.

L’iniziativa giudiziaria, che dovrà appurare se esistono anche altri elementi oltre la contestazione in oggetto, arriva all’indomani delle rivelazioni giornalistiche che hanno messo in luce le stranezze e le contraddizioni di quella drammatica giornata, innanzitutto su come a non essere armato fosse appunto anche Varriale e non solo il suo collega assassinato.

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