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Il governo delle new entry. Nel Movimento arriva la “svolta” a sinistra

Più europeismo e un Viminale meno “nemico” dei migranti. Sette le donne, un ministro a LeU. Al Pd viene assegnato uno dei dicasteri più pesanti, quello dell’Economia, che passa dalle mani di Giovanni Tria a quelle di Roberto Gualtieri
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Sedici new entry su 21 ministri. Se squadra che vince non si cambia, il messaggio che arriva dopo la lettura dei nomi del nuovo governo Conte è chiaro: col passato, recentissimo, si chiude. Anche se quel passato porta sempre il nome di Giuseppe Conte e per metà lo stesso colore politico. Le novità, dunque, non arrivano solo dalla squadra del Pd, ma anche tra i grillini, tra i quali sopravvivono soltanto il capo politico Luigi Di Maio – pur se con una nuova delega – Alfonso Bonafede, Sergio Costa – che seppur tecnico è in quota 5Stelle – Riccardo Fraccaro e Vincenzo Spadafora.

Sette le donne, un ministro a LeU e un ministro tecnico. E non uno a caso. Il posto più ambito, quello occupato fino a ieri da Matteo Salvini, è andato a Luciana Lamorgese, rappresentando il più simbolico dei gesti di rottura con le politiche dell’ex vicepremier. Nata a Potenza nel 1953, laureata in giurisprudenza, ha ricoperto più volte, negli ultimi 40 anni, gli incarichi di viceprefetto e prefetto. Prima donna prefetto della storia di Milano, è la terza a ricoprire la carica di responsabile del Viminale dopo Rosa Russo Iervolino e Annamaria Cancellieri.

A giugno del 2013 fu scelta dall’allora ministro degli interni Angelino Alfano come capo di gabinetto, incarico ricoperto fino a fine 2016, periodo nel quale ha gestito pur senza mai chiamarla così l’emergenza sbarchi, con un piano di incentivi ai comuni che ospitano migranti e potenziando le commissioni per le valutazioni delle richieste d’asilo. A febbraio 2017, dopo il “trasferimento” di Alfano agli Esteri, è stata nominata prefetto a Milano ( precedentemente aveva rivestito tale ruolo anche a Venezia), dov’è rimasta fino al primo ottobre 2018.

Il cambio di guardia più importante tra i grillini è quello che riguarda Di Maio, che ha ceduto il posto allo Sviluppo economico al fedelissimo Stefano Patuanelli, fino a ieri capogruppo al Senato del M5s. Nato a Trieste 45 anni fa, laurea in Ingegneria edile e grillino della prima ora, è stato uno dei “manovratori”, assieme al collega Francesco D’Uva, per l’accordo con il Pd.

Riccardo Fraccaro, promosso a sottosegretario, ha invece lasciato il posto al ministero per i Rapporti col parlamento al collega di partito e deputato Federico d’Incà, questore della Camera, primo ministro bellunese della storia, anche se senza portafoglio. Laureato in Economia e commercio, 43 anni, fa parte della Commissione Bilancio, Tesoro e Programmazione, del Comitato per la Comunicazione e l’Informazione Esterna, del Comitato di Vigilanza sull’Attività di Documentazione, del Comitato per gli Affari del Personale, del Comitato per la Sicurezza. Il suo nome rappresenta la “svolta a sinistra” del Movimento al governo: d’Incà è infatti noto per la vicinanza al presidente della Camera Roberto Fico, così come la deputata Fabiana Dadone, promossa al ministero della Pubblica amministrazione al posto di Giulia Bongiorno.

Trentacinque anni, nata a Cuneo, laurea in Giurisprudenza, è stata in commissione Affari Costituzionali della Camera, nonché relatrice della legge per il referendum propositivo, uno dei capisaldi del Movimento. Promozione per Lorenzo Fioramonti, passato dal ruolo di sottosegretario a quello di ministro dell’Istruzione. Fortemente contrario all’autonomia differenziata – altro sintomo dell’inversione di marcia – il neo ministro è attualmente in aspettativa dal ruolo di Professore Ordinario di Economia Politica all’Università di Pretoria ( Sudafrica), dove ha fondato il Centre for the Study of Governance Innovation. Nel suo lungo curriculum vanta anche il ruolo di professore straordinario presso la Scuola di Public Leadership dell’Università di Stellenbosch e di Associate Fellow presso l’Università delle Nazioni Unite.

Altra new entry è Nunzia Catalfo, che passa dalla presidenza della commissione Lavoro di Palazzo Madama al corrispondente ministero, accorpato precedentemente a quello dello Sviluppo economico sotto la guida di Di Maio. Catanese classe ’ 67, eletta al Senato, per 30 anni si è occupata di formazione in collaborazione con i centri per l’impiego. Nel corso della passata legislatura ha contribuito a scrivere il disegno di legge sul reddito di cittadinanza. A Paola Pisano, classe ‘ 77, la delega all’Innovazione, materia della quale si è occupata come assessore nella giunta Appendino a Torino e che ha anche insegnato nell’università della città.

Eletta “donna più influente nel digitale’ in Italia, recentemente aveva rinunciato alla candidatura offertale da Di Maio come capolista M5s alle elezioni Europee. Tra i ministeri sfilati ai 5 Stelle quello della Salute, passato dalle mani di Giulia Grillo a Roberto Speranza, deputato di LeU. Nato a Potenza il 4 gennaio 1979, è tra i più giovani ministri della Salute della storia della Repubblica.

Laureato in Scienze politiche, con un dottorato di ricerca in storia dell’Europa mediterranea, è stato capogruppo del Pd alla Camera prima della scissione, dimettendosi il 15 aprile 2015 in dissenso con la decisione del Governo Renzi di porre la fiducia sull’Italicum. Il 20 febbraio 2017 è uscito dal Pd, fondando subito dopo Articolo Uno- Mdp.

Al Pd viene assegnato uno dei dicasteri più pesanti, quello dell’Economia, che passa dalle mani di Giovanni Tria a quelle di Roberto Gualtieri, parlamentare europeo ed europeista convinto. Nato dalemiano, la sua prima tessera della Federazione giovani comunisti gli arrivò da Nicola Zingaretti, allora responsabile della Fgci.

Professore associato in Storia contemporanea all’Università La Sapienza, ha contribuito alla redazione del Manifesto per il Pd. Tra i “zingarettiani” fa il proprio ingresso nella squadra di governo il braccio destro del segretario, la sua vice Paola De Micheli, che sostituisce il grillino Danilo Toninelli alle Infrastrutture e ai trasporti, prima donna a guidare il dicastero di Porta Pia. Laurea in Scienze Politiche, 46 anni, ha ricoperto il ruolo di sottosegretaria all’Economia con il governo Renzi e sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio col governo Gentiloni, con delega al terremoto del centro- Italia.

Agli Affari europei arriva invece Enzo Amendola, giovane dirigente dem e già responsabile esteri Pd con la segreteria Renzi. Con il governo Gentiloni, è stato sottosegretario agli Affari esteri con delega alla Cooperazione. Altro esponente di spicco del Pd è Francesco Boccia vicino all’area del governatore pugliese Michele Emiliano e sostenitore di Zingaretti al congresso, nominato agli Affari regionali. Docente di scienza politica, Boccia è deputato da tre legislature.

Nel 1998 è stato prima consigliere economico di Enrico Letta al ministero dell’Industria, poi assessore all’Economia del Comune di Bari, quindi Capo del Dipartimento per lo Sviluppo delle Economie Territoriali nel secondo governo Prodi. Tra le nuove arrivate ci sono anche le renziane Elena Bonetti e Teresa Bellanova, nominate a capo, rispettivamente, dei ministeri della Famiglia e dell’Agricoltura. Bonetti, professore associato di Analisi matematica all’Università di Milano, per Renzi ha organizzato la quattro giorni di formazione politica “Meritare l’Italia”, un corso dedicato agli under 30 contro ‘ la cultura dell’uno vale uno”.

Bellanova, senatrice nell’attuale legislatura e deputata nella precedente, ha un passato da sindacalista nella Federbraccianti nelle province di Bari e Lecce, particolarmente attiva nel contrasto al caporalato. Nel 2014 è stata nominata sottosegretario al Lavoro nel governo Renzi e, due anni più tardi viceministro allo Sviluppo economico, incarico mantenuto anche nel governo Gentiloni.

Vicino a Luca Lotti il presidente del Copasir comitato parlamentare che esercita il controllo sull’operato dei servizi segreti Lorenzo Guerini, nuovo ministro della Difesa. Entrato in politica da giovanissimo, militando nella Dc, ha ricoperto la carica di presidente della Provincia di Lodi dal 1995 al 2004 – per due mandati – e sindaco di Lodi dal 2005 al 2012. A fianco a Renzi alle primarie del 2013, è diventato poco dopo il portavoce della segreteria Pd guidata dall’ex premier. Ultima new entry Peppe Provenzano, nuovo ministro per il Sud, della corrente di Andrea Orlando e responsabile welfare del Pd.

Laureato e dottorato alla Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, è vicedirettore della Svimez, dove si è occupato di Mezzogiorno e in particolare di politiche di coesione. Membro del Comitato di redazione della Rivista economica del Mezzogiorno, è stato consulente del ministro dell’Ambiente Andrea Orlando ( 2013- 2014). In seguito alle primarie del 2019, è entrato a far parte della Direzione Nazionale del Pd, diventando responsabile delle politiche del lavoro della segreteria nazionale.

 

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