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Il giorno del J’accuse di Polanski, che non c’è, e di Mario Martone

Terza giornata della mostra del cinema di Venezia, è il momento del "J’accuse" di Roman Polanski, presentato in assenza del regista
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Dopo tanto parlarne tra accuse, polemiche e discussioni sulla necessità di separare un’opera dal suo autore, il giorno 3 della Mostra del Cinema di Venezia vede finalmente in concorso J’accuse di Roman Polanski, presentato in assenza del regista, che tratta il caso Dreyfus, l’ufficiale che nel 1894, accusato di tradimento e di aver passato informazioni ai tedeschi, fu imprigionato fine pena mai nell’Isola del Diavolo.

Co- prodotto dagli italiani Paolo Del Brocco per Rai cinema e Luca Barbareschi, in Italia il film uscirà proprio con un titolo esplicativo, L’ufficiale e la spia. Apre la conferenza stampa del film tanto atteso proprio Barbareschi che anticipa la volontà di lasciarsi alle spalle le polemiche di questi giorni e pensare solo ai dibattiti sul film, e sull’arte libera e meravigliosa del cinema. Louis Garrell interpreta ll protagonista attraverso il cui percorso Polanski ha avuto l’occasione, metaforicamente parlando, di trattare il tema tanto attuale dell’antisemitismo e il concetto di giustizia.

L’essere ingiustamente accusati è un argomento inevitabilmente familiare e caro al regista e qui argomentato con una storia vera piena di giuste insidie e dubbi. Tra gli attori, oltre a Garrel, Jean Dujardin e Emmanuelle Seigner, moglie di Roman Polanski. Quest’ultima sul caso Dreyfus e l’antisemitismo ancora così invadente nelle vite di molti, dice: «È il fatto della storia francese contemporanea più importante, lo conoscevo e non lo conoscevo, come tutti i francesi. Dreyfus ha vissuto l’inferno per 10 anni, e i suoi nipoti sono stati deportati nella Seconda Guerra Mondiale: l’inferno non è finito».

Il giorno di Polanski è anche il giorno del primo film italiano in concorso, Il Sindaco del Rione sanità di Mario Martone. Il film traspone sul grande schermo l’opera omonima teatrale di Eduardo De Filippo del 1960 e la adatta ai giorni nostri avvalendosi di grandi attori, in un mix di nuove e consolidate eccellenze della cinematografia italiana e napoletana, a partire da Francesco Di Leva che rileva il ruolo che un tempo fu dello stesso Eduardo, il “sindaco” Antonio Barracano, passando per due certezze come Massimiliano Gallo e Roberto De Francesco fino a chiudere con giovani e promettenti attori come Adriano Pantaleo e Daniela Ioia. Funziona un testo senza tempo nel suo giocare con ironia, ambiguità e un fittizio e sfumato senso di giustizia, ne parla Francesco di Leva profondo conoscitore delle dinamiche che si vivono nella sua Napoli: «A me interessava raccontare l’ironia di questo personaggio, che è quello che ci frega nei nostri quartieri, ci sembrano dei buoni ma non sono dei buoni, dipende da che punto di vista guardi questi personaggi, dipende da chi ci rimette le penne».

Sono personaggi che con la propria ironia seppur ambigui si fanno amare dal popolo, Il popolo ti fa salire e il popolo ti fa scendere. E proprio su Napoli e sui cambiamenti fatti al testo di De Filippo per poterlo far funzionare in questo momento storico Martone afferma: «È stato strappato quel velo che De Filippo adoperava in qualche modo per far si che il personaggio di Antonio Barracano potesse arrivare al grande pubblico».

Nel raccontare questa figura criminale, strappare il velo ha consentito di far venire fuori la verità nuda e cruda. Il finale dimostra che dentro il contesto contraddittorio e complesso della Napoli di ieri e oggi, quello che costa sono le scelte delle persone e ciò che gli esseri umani scambiano tra di loro».

Fuori Concorso una giovane diva amata sia dal suo paese, gli Stati Uniti sia dalla Francia, Kristen Stewart, rappresenta e racconta un’altra diva che condivideva l’amore dello stesso pubblico: Jean Seberg. Icona della nouvelle vague, consacrata da un regista esigente come Otto Preminger che la volle per Santa Giovanna ( su Giovanna D’arco), Jean Seberg fu regina di numerosi film di Jean- Luc Godard tra cui Fino all’ultimo respiro ma viene spesso ancor oggi ricordata quasi come una fragile creatura i cui nervi instabili l’hanno portata al suicidio. Con Seberg, Benedict Andrews, immortalando il momento in cui nel 1969 Jean Seberg si avvicinò agli ambienti degli attivisti politici e ai Black Panthers e incominciò una relazione clandestina con uno dei leader Hakim Kamal ( Anthony Mackie), di fatto scrive una lettera d’amore per questa attrice e ne riscopre il coraggio e la voglia di vivere. Di lei Kristen Stewart ha scoperto: «Ho conosciuto Jean Seberg soltanto come un’immagine ma non mi ero accorta che ci fosse questa fame dentro ai suoi occhi, questa necessità di collegarsi con la gente, oltre il grande schermo» racconta la musa di Olivier Assayas. E continua: «Ho capito che era veramente spinta da una forte vocazione umanitaria, in un momento in cui le persone non volevano vedere e capire. Lei si è messa in gioco e questa è una storia molto importante soprattutto oggi perché sacrificarsi per qualcos’altro è molto coraggioso e questa sua storia personale così tragica per tanti motivi dovremmo conoscerla tutti invece di ricordare Jean solo per il suo taglio di capelli».

Per quanto riguarda le emozioni forti, il primo week- end di Venezia 76 sta per arricchirsi di una performance che sembra già da Oscar dal trailer, quella di Joaquin Phoenix in Joker. Per aggiungere legna sul fuoco, la Mostra ci aggiunge anche Pablo Larrain con Ema e che la sfida continui.

 

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