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Roma, dopo 38 anni il “ Bibus” rischia di finire la corsa

Minacciato da un gruppo di estrema destra il simbolo del parco di via Meda a Roma tra Pietralata e la Tiburtina. Fu acquistato dall’Atac al prezzo simbolico di mille lire, è stato il punto di riferimento del quartiere: mostre, iniziative e concerti anche di gruppi famosi come il Banco del Mutuo Soccorso
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Come dei novelli Ulisse, attorno al “Bibus” hanno costruito la loro Itaca. Oggi l’isola dei ragazzi della “On the Road” è minacciata dai moderni Proci e al posto di Eurimaco e Antinoo nel parco di via Meda oggi spadroneggiano “er Patata”, “er Cinese” e altre persone del gruppo “Boys”, un gruppo storicamente di destra della tifoseria romanista. L’obiettivo è quello di conquistare il territorio, mandare via la cooperativa“ On the Road”, che è li dal 1981, e la legalità per poter gestire attività illecite in una parco che da qualche mese si sta degradando.

Il “Bibus” è lì da 38 anni. Ora, però, la sua corsa rischia di finire e di portare via i sogni e le attività della cooperativa sociale. «Siamo sotto attacco – dice Claudio Zaia, presidente della “On the road” -. Il clima politico in Italia è cambiato e in periferia si sente ancora di più. Gli episodi di intolleranza sono all’ordine del giorno. Noi abbiamo sempre curato la manutenzione del parco dove c’è il “Bibus”, senza mai ricevere finanziamenti. La nostra cooperativa si è sempre sostenuta con le attività svolte e ha puntato al recupero di persone in difficoltà e all’integrazione. Fino a giugno la comunità filippina, ma anche quella indiana, si appoggiavano alla nostra struttura per riunirsi e, come è loro abitudine, per fare dei picnic domenicali. Noi fornivamo tavoli e sedie in cambio di un contributo».

Intorno a quel vecchio autobus a due piani è cresciuto un parco pubblico, un punto di incontro, una cooperativa e tante generazioni di ragazzi di via Filippo Meda e di tutto un quartiere di Roma, tra Pietralata e Casal Bruciato. Qui tra la via Tiburtina e via dei Monti Tiburtini, con tanto di fermata della metro B, negli anni 60 furono costruiti degli enormi palazzoni che l’Atac assegnò ai suoi dipendenti, mentre più in là c’erano i palazzi dei dipendenti dell’azienda del gas.

Un unico numero civico, via Filippo Meda 169, nel quale abitavano circa 600 famiglie, alcune molto numerose, i cui padri erano autisti, bigliettai e operai della più grande azienda di trasporto pubblico italiana. L’Atac, quando ancora non esisteva la scuola elementare di via Filippo Meda, metteva a disposizione dei figli dei suoi dipendenti una navetta per trasportarli tutte le mattine a scuola a Pietralata. Istituì una linea dedicata, il 411, che faceva capolinea a via Filippo Meda e la collegava con la stazione Tiburtina e il piazzale del Verano e la Sapienza.

Poi il quartiere si è sviluppato: è stata realizzata via dei Monti Tiburtini che collega con la Tangenziale est, la metropolitana, l’ospedale Sandro Pertini. I ragazzi, quelli degli anni 60, crescevano e avevano voglia di stare insieme, di confrontarsi, di fare qualcosa. Le sezioni dei partiti e le parrocchie aggregavano. C’era una militanza molto corposa e la domenica mattina gli attivisti del Pci bussavano a tutte le porte dei palazzoni di via Filippo Meda 169 per vendere L’Unità: su tutti il mitico “Armandino” Petrilli. Erano i tempi dei cineforum, delle rassegne teatrali, dei concerti, dei gruppi scout. E nella zona c’erano tanti prati, trasformati in campetti di calcio improvvisati, terreni per incontri e scontri tra gruppetti di ragazzi che si divertivano a sfidarsi sia sul campo sia in qualche sassaiola.

Quello che è oggi il Parco di via Meda negli anni 70 era un’area verde abbandonata e degradata che fu occupata da un gruppo di cittadini con il sostegno dell’allora sezione Gramsci del Pci. I giovani della Fgci cominciarono a realizzare una pista polivalente dove si potevano fare pattinaggio, basket e calcetto. Fu tracciato un sentiero che collegava via Filippo Meda con la via Tiburtina che fu abbellito con alberi e panchine. I proprietari dei terreni denunciarono la cosa, ma ormai la bonifica della zona era partita. Stavano per finire gli anni di piombo e a Roma si respirava aria nuova e di rinascita grazie anche alla spinta dell’amministrazione guidata da Giulio Carlo Argan che ebbe in Renato Nicolini, l’inventore dell’Estate romana, un vero e proprio vulcano di idee e di iniziative.

Quel seme lanciato da Nicolini arrivò anche in alcune periferie e a qualcuno dei ragazzi di via Filippo Meda venne in mente di avere una sede, un posto dove riunirsi e fare delle attività. Al posto dell’enorme prato qualche amministratore illuminato aveva pensato di far nascere un parco pubblico. Era il 1979. E a quel punto venne l’idea: perché non chiedere, loro figli di tranvieri, all’Atac un autobus in disuso? Ma non un mezzo qualsiasi. Il famoso “Bibus”, uno di quegli autobus a due piani che ricordavano quelli londinesi e che per anni hanno scarrozzato sulla linea 64 i turisti e i romani dalla Stazione Termini a San Pietro. Così, nell’ 81, dopo anni di onorata carriera invece di essere demolito quel “Bibus” fu venduto dall’Atac ai ragazzi della cooperativa “On the Road” e sistemato al centro del parco di via Meda. «Sì, lo acquistammo nel 1981 al prezzo simbolico di mille lire. Conserviamo gelosamente l’atto di vendita», dice Maurizio Zaia, direttore artistico della “On the road”.

Da quel 4 ottobre 1981 il “Bibus” è diventato un punto di riferimento per tutti i ragazzi del quartiere. Quel 4 ottobre di 38 anni fa i ragazzi per l’inaugurazione organizzarono una mostra d’arte, di fotografia e di artigianato. E poi un concerto di musica rock e jazz. Una attività che è continuata negli anni con tantissimi spettacoli di cabaret, teatro, poesia, cinema e concerti. Davanti al Bibus si sono esibiti tanti gruppi emergenti, anche artisti affermati come il Banco del Mutuo Soccorso, Jorma Kaukonen, Elliot Murphy, Movin Hearts. L’associazione “On the road” ha organizzato per tutti gli abitanti del quartiere corsi di musica, di fotografia, mostre di pittura e tornei di scacchi. Una attività documentata e raccolta nel libretto “I 30 anni di On the road” dal 1981 a 2011.

In quel periodo di grosso fermento culturale e del boom delle radio private tra il 1979 e 1980 nasce anche “Radio Macondo”. È l’emittente del Pci della V circoscrizione, partita grazie al contributo dei presidenti e degli scrutatori della Tiburtina di area Pci che devolvono i loro compensi a “Radio Macondo”. La parte tecnica è affidata alla cellula del Pci della Selenia, che come tutti gli altri volontariamente lavorano alla radio che trasmetteva dal “colosseo” di Pietralata, una sorta di anfiteatro al centro del quartiere. Musica, informazione e un service per le emittenti del Lazio che produceva “Cgil Radio”, curata dalla giornalista Rai Iva Testa.

Il direttore era Tonino Scaringella che curava, insieme a Fabio Ferrari, la rassegna stampa mattutina. La radio seguì molto da vicino il malore e la morte, il 7 ottobre 1981, del sindaco Luigi Petroselli. Intorno a “Radio Macondo”, così come alla “On the Road”, tanti rappresentanti del panorama culturale, artistico e musicale romano. Il Parco di via Meda ha dovuto subire negli anni 90 un ultimo tentativo dei proprietari di riprendersi l’area. Grazie al lavoro degli amministratori dell’epoca la vicenda si chiuse definitivamente con l’acquisizione dei terreni al patrimonio pubblico.

Il 5 maggio 2005 il sindaco di Roma Walter Veltroni suggella la fine delle battaglie dei cittadini e inaugura finalmente il Parco Meda. E i ragazzi della “On the road” sono lì con il loro “Bibus” a testimoniare la tenacia, l’impegno e l’attaccamento per quello spazio sottratto al degrado e alla speculazione e restituito ai cittadini che lo hanno eletto come luogo di ritrovo e di svago. L’anno successivo nasce la cooperativa sociale integrata “On the road” per gestire la manutenzione del parco. Una cooperativa che in questi anni ha dato occupazione a soggetti svantaggiati che sono riusciti, grazie al lavoro, a integrarsi. Oggi tutto questo rischia di finire.

Il punto più basso si è raggiunto lo scorso 9 giugno. Era una domenica come le altre e la comunità di filippini si era riunita davanti al “Bibus” per il consueto picnic. Quella domenica però le provocazioni dei “Boys” sono andate oltre, proprio per ingenerare una reazione. «Hanno cominciato a rubare ai filippini varie bevande e cibi che erano stoccati all’interno dei locali dell’associazione» racconta Claudio Zaia. «I filippini hanno protestato. A quel punto il gruppo di italiani ha aggredito un filippino ed è nata la rissa. Un ragazzo disabile di 37 anni è stato ferito al volto».

Claudio Zaia e suo fratello Maurizio raccontano di un clima di tensione: «Ci hanno cambiato 3 volte i lucchetti del “Bibus”, abbiamo segnalato la cosa alla Digos e sono in corso indagini sulla rissa e su questi episodi. Nell’ultimo periodo è stata distrutta la lapide che c’era nel parco dedicata a Ciro Principessa ( un militante comunista morto in seguito a un’aggressione politica di matrice fascista nel quartiere romano di Torpignattara, il 19 aprile 1979) e il monumento della pace che avevano davanti al “Bibus”. Senza dimenticare i furti che abbiamo subito. Noi non ne abbiamo mai fatto una questione ideologica. Infatti quando il sindaco Alemanno venne a inaugurare la targa dedicata alla memoria di Andrea Campagna ( agente della Digos ucciso in un attentato a Milano il 19 aprile 1979 e rivendicato dai Proletari armati per il comunismo ndr.).

Il 10 luglio scorso la “On the Road” ha organizzato un’assemblea ( alla quale hanno partecipato l’Arci Roma, il collettivo Mani Rosse, il Comitato Parco Meda, l’Anpi del IV Municipio, l’associazione Pronto Soccorso Sociale del vicino centro sociale Intifada e il Comitato Popolare Beni Comuni Pubblici Stefano Rodotà) per sensibilizzare cittadini e istituzioni sulla situazione che si è creato nel Parco Meda. «Abbiamo invitato – dice ancora Claudio Zaia – la presidente della Circoscrizione, ma non è venuta né ha mandato un suo delegato. Il rappresentante del Pd Massimiliano Umberti ha presentato anche un’interrogazione ma tutto tace. Ora a settembre organizzeremo un nuovo incontro con Leganbiente e una serie di iniziative culturali per far ritornare il “Bibus” a riprendere il suo cammino e il parco a rinascere». E il direttore artistico Maurizio Zaia conclude con un appello: «È giusto mobilitarsi per il Cinema America, ma le periferie non possono essere ignorate e le iniziative come la nostra rischiano di finire, lasciando che il degrado e la criminalità la facciano da padrone».

 

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