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Recluso a Rebibbia da tre mesi ma dovrebbe essere in una Rems

Loretta Rossi Stuart, sorella dell’attore, denuncia il caso di suo figlio. È stato dichiarato “inadatto al regime carcerario” da una perizia. La madre: «nella struttura la lista d’attesa è pazzesca»
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Il problema delle persone che vengono trattenute illegalmente nelle carceri, in attesa di essere ospitati nelle Rems si ripropone quotidianamente. La legge 81/ 2014, infatti, ha sancito il superamento degli Ospedali psichiatrici giudiziari ( Opg). Fu un grande passo di civiltà.

Dentro gli Opg, in effetti, i “folli rei” non erano seguiti dai servizi sanitari territoriali e potevano rimanere all’infinito tra quelle antiche mura, per la continua proroga delle misure di sicurezza: i cosiddetti “ergastoli bianchi”.

Condizioni disumane, come dimostrò nel 2011 la Commissione d’inchiesta parlamentare guidata dal senatore Ignazio Marino. Adesso, la legge 81 stabilisce un limite per la permanenza nelle Rems e i Dipartimenti di salute mentale devono elaborare piani terapeutici ad hoc per ogni recluso. Però sono affollate – questo è anche dovuto dal fatto che i giudici, con grande facilità, emettono troppe ordinanze di misure di sicurezza – e si creano le liste d’attesa. Alcuni attendono in libertà e altri, invece, sono reclusi anche se non sono ufficialmente dei detenuti.

In una situazione simile si trova anche Giacomo Seydou Sy, figlio di Loretta Rossi Stuart, ovvero la sorella di Kim Rossi Stuart. È rinchiuso nel carcere di Rebibbia, nonostante sia arrivata una relazione psichiatrica che lo ha ufficialmente definito “inadatto al regime carcerario”.

Ad oggi gli resta da scontare un anno di Rems per infermità mentale ma la struttura è piena. Una situazione che lo costringe a restare in carcere: «È un internato, da tre mesi è obbligato a stare in carcere, senza le cure adeguate, perché non c’è posto nella struttura alternativa dove dovrebbe andare.

La lista d’attesa è pazzesca», denuncia con dolore Loretta Rossi Stuart. Una situazione grave. Tanto da portare anche a gesti estremi, come il caso di Valerio Guerrieri, 21 anni e che si è tolto la vita al carcere di Regina Coeli. Anche lui doveva stare in una Rems.

 

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