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1979 Lo spartiacque tra due ere storiche

Dalla rivoluzione khomeinista alla vittoria di Margaret Thatcher. In Italia finì l’unità nazionale tra Dc e Pci che si divisero sulla nascita dello Sme, il sistema monetario europeo
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Ci sono anni esplosivi, la cui importanza storica si coglie al volo, ancora prima del 31 dicembre. Ce ne sono altri che cambiano le cose più discretamente ma anche più radicalmente. Il 1979, per esempio, è forse l’anno che più di ogni altro ha dato forma al presente in cui viviamo, ha fatto da spartiacque tra due ere storiche senza che sul momento lo si potesse capire a prima vista.

Quell’anno cominciò con la vittoria di una rivoluzione. Il 16 gennaio lo Scià Reza Pahlevi lasciò il trono e l’Iran. Dopo due settimane, il primo febbraio, rientrò dopo 15 anni dall’esilio parigino, per insediarsi alla guida della neonata Repubblica islamica, l’ayatollah Khomeini. Quella rivoluzione aveva destato grandissime attese anche nel mondo laico, sia in Iran che all’estero. Speranze del tutto vane. Nel giro di un anno fu chiaro che il regime teocratico era anche peggiore di quello deposto. Ci volle un po’ per capire che quella rivoluzione islamica non era una bizzarria della storia ma l’annuncio di una ventata che avrebbe determinato la storia dei decenni seguenti.

Poche settimane dopo, il 13 marzo, entrò in vigore il Sistema monetario europeo, Sme. Era l’anticamera dell’euro e anche l’Europa in cui viviamo oggi, quella della moneta unica e di Maastricht, emise i primi vagiti in quell’anno che cambiò tutto ma senza troppo fragore. Nello stesso anno, non a caso, si tennero per la prima volta le elezioni a suffragio universale del Parlamento europeo, nei nove Paesi che allora formavano la Cee, la Comunità economica europea.

In Italia la nascita dello Sme fu accompagnata da un funerale: quello dell’unità nazionale, l’accordo di governo tra Dc e Pci che, prima con la formula dell’astensione, poi con quella dell’appoggio esterno a un governo Dc, aveva retto il paese nei due anni e mezzo precedenti. Quell’esperienza, per il Pci disastrosa si era in realtà già esaurita. La rottura però fu la nascita dello Sme. Il Pci votò contro e in un brillante discorso il responsabile economico del partito, Giorgio Napolitano, spiegò perché, denunciando in anticipo tutti i limiti che avrebbero poi segnato la moneta unica. A quel punto però Giorgio Napolitano aveva evidentemente cambiato idea.

Il Pci uscì dall’esperienza della solidarietà nazionale, strategia su cui il segretario Berlinguer aveva scommesso tutto, con le ossa rotte e due milioni di voti in meno alle elezioni del 3 e 4 giugno. Il Pci da quel colpo non si riprese mai. Quelle elezioni misero fine a una lunghissima fase di crisi e instabilità durata tutto il decennio e che aveva toccato il picco quando, dopo le elezioni del 1976, era risultato impossibile dare vita a qualsiasi maggioranza senza un accordo, per l’epoca quasi inimmaginabile tra i due partiti maggiori, la Dc e il Pci.

Il 28 marzo per la prima volta si verificò un incidente grave in una centrale nucleare, negli Usa, a Three Mile Island. Fu qualcosa in più di un campanello d’allarme. Sino a quel momento solo i movimenti ambientalisti e dissidenti avevano messo in dubbio il modello energetico futuro disegnato sull’energia nucleare. Three Mile Island iniziò a cambiare il modo di guardare al nucleare. Avvertì del pericolo. Mise in guardia in anticipo di anni su Chernobyl.

L’Italia del 1979 era il paese del terrorismo. Con attentati quotidiani e le organizzazioni armate che sembravano invincibili il terrorismo era di gran lunga il primo problema del Paese. Il 7 aprile un mastodontico blitz a Padova pretese di aver quasi risolto il problema. Finirono in galera tutti i principali leader dell’autonomia operaia, con il professor Toni Negri al primo posto. Una seconda e anche più nutrita raffica di arresti sarebbe arrivata in dicembre. Gli arrestati erano accusati di essere la cupola di tutte le organizzazioni armate che si fingevano differenti per colpire meglio ma rispondevano invece ad una sola centrale di comando. Di conseguenze le imputazioni furono vertiginose, inclusa una quantità di omicidi a partire dal caso Moro. Negri fu anche accusato di essere personalmente il ‘ telefonista’ del sequestro. Erano accuse del tutto campate per aria e lo si capì presto.

Ma gli arresti rispondevano a un’esigenza individuata dal pool di magistrati che si occupavano di terrorismo: quella di ‘ togliere l’acqua intorno al pesce’, cioè di prosciugare il bacino di simpatie e complicità o tacite connivenze di cui usufruivano nel Movimento di quegli anni i gruppi armati. Di conseguenza al crollo della montatura le procure reagirono con nuove e differenti accuse e insistettero su questa linea tenendo comunque in galera per anni i leader di autonomia, o costringendoli all’espatrio.

Quel processo segnò il passaggio non di un solo confine ma di due limiti: le necessità dell’emergenza di turno fecero per la prima volta clamorosamente premio su quelle delle garanzie e dei diritti degli imputati, ma allo stesso tempo il potere politico delegava a un altro potere, quello togato, la gestione di un’emergenza, come non era mai capitato prima. Entrambi gli elementi, la cancellazione delle garanzie in nome dell’emergenza e il dilagare del potere togato sino a invadere aree di competenza degli altri due poteri dello Stato, il legislativo e l’Esecutivo, si sarebbero ripresentati in seguito più volte e ancora oggi segnano a fondo il presente.

Ma forse la trasformazione più profonda e radica- le fu quella sul momento meno vistosa. I conservatori vinsero le elezioni del 4 maggio nel Regno unito. Non era certo la prima volta che, nel bipartitismo del Regno unito, il governo toccava ai Tories. Il principale fatto nuovo era per la prima volta nella storia si insediava a Downing Street una donna. Ma quella donna era Margaret Thatcher, ‘ la lady di ferro’, e il suo governo avrebbe coinciso con una sterzata politica di portata più epocale che semplicemente storica. Dopo anni di politiche sociali influenzate dalla sinistra Meg Thatcher segnò la svolta neoliberismo, tenne a battesimo le politiche economiche che hanno dominato da allora ovunque.

Non lo fece da sola. La rivoluzione, o controrivoluzione, neoliberista della lady di ferro non si sarebbe affermata così totalmente e radicalmente se l’anno seguente non fosse stato eletto alla presidenza degli Usa Ronald Reagan, che condivideva per intero l’impianto thatcheriano. Almeno in parte, però, anche quella vittoria fu l’effetto di un episodio verificatosi nel 1979. Il 4 novembre una folla di studenti iraniani invase l’ambasciata degli Usa prendendo in ostaggio 52 cittadini americani. Il sequestro fu lunghissimo, durò 444 giorni. Il culmine della crisi si toccò però quando il 24 aprile 1981 l’amministrazione Carter tentò un blitz in Iran per liberare gli ostaggi. Fu un disastro, con 8 marines morti sul campo. Quel fallimento spalancò le porte della Casa Bianca a Ronald Reagan.

Quell’anno vide la nascita della Terza Rete Rai e del Tg3, la vittoria dei sandinisti in Nicaragua, con tutto quel che ne sarebbe conseguito in termini di operazioni dei contras in America centrale, la prima giornata dell’orgoglio omosessuale in Italia, il 30 giugno a Torino. In molti sensi e da molti punti di vista, dunque, il mondo in cui viviamo, la nostra normalità, prese le mosse nel 1979.

 

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