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Il gioco degli specchi

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La prima volta che andai a votare, raggiunta la maggiore età, fu durante il servizio militare per il referendum sul divorzio e da allora ho votato sempre e comunque in ogni occasione salvo che per un referendum strampalato, ma tenuto conto che mi trovavo in Australia. Non so come comportarmi per il futuro perché da cittadino semplice – pur con un passato “politico” – credo di aver raggiunto il massimo grado possibile di insofferenza, sopportazione e prurito per lo spettacolo politico sgangherato e ipocrita che va in scena di questi giorni. E’ un prendersi in giro reciproco, una sceneggiata, un gioco degli specchi dove nessuno dice la verità e cerca solo di “apparire” come il più furbo degli altri, considerando evidentemente gli italiani i più scemi di tutti. Imbroglia Di Maio che sa benissimo che la riduzione di 345 parlamentari significano solo briciole di risparmio e il resto sono soltanto demagogie pre-elettorali, gioco illusorio per distrarre la platea a non vedere la trappola in cui si è infilato. Di Maio fa finta di voler andare a votare e invece farà di tutto per rimandare il voto ad oltranza, sapendo benissimo che ne uscirebbe massacrato. Imbroglia il suo (ex?) partner Salvini che sa benissimo che è impossibile cambiare la Costituzione e poi votare subito – perché cambiarla significa nel concreto perdere almeno nove mesi prima di andare alle urne – ma è il controcanto a Di Maio sul chi è il più vero rivoluzionario “doc”.. Imbroglia Matteo Renzi, improvvisamente rientrato in scena, che parla di “governabilità”, riscoperta soprattutto perché non vuole andare a votare e spacca il suo partito che – come per il rapporto elettorale tra M5S e Lega i e il relativo peso-ministri – ha numeri interni ben diversi dalla realtà politica attuale, soprattutto riguardo ai seggi in casa democratica. Sempre più con il suo sguardo imbalsamato alla Mao Tse Tong, anche Berlusconi si dichiara invece per il voto, ma in realtà lo teme perché sa che per campare dovrà infilarsi sul carro di Salvini mendicando collegi con il cappello in mano. Certo, chiede che almeno sull’affollata diligenza del centro destra non salga anche Toti, il presunto traditore, quello che però fino all’altro ieri doveva essere il suo vice alla guida della fu possente corazzata Forza Italia, ora disperato barcone alla deriva. Ma super bluffa anche l’ex Cavaliere, perché sa benissimo che se centro-destra sarà, il Toti non si sognerà minimamente di correre in proprio, ma piuttosto si affiancherà a qualche “fratello” (o bionda sorella) puntando piuttosto ad infilare qualche suo socio in collegi appetitosi. Nel frattempo infatti a destra sono nati partiti, partitini, correnti, movimenti, gruppuscoli e foruncoli che aspirano tutti a candidature possibilmente blindate, soprattutto per i propri fondatori Sull’altra sponda imbroglia un po’ anche Zingaretti che dice di volere il voto (e forse lo vorrebbe davvero, pur di licenziare i renziani), ma contemporaneamente lo teme e intanto non se la sente di allearsi con i 5 Stelle perché fiuta che sarebbe per lui un abbraccio mortale. Alla fine nell’imbroglio generale corre veloce tra le dita degli attori in scena il cerino della “finanziaria” e relativo aumento dell’IVA. Facile sarà poi accusare gli altri, ma intanto qualcuno la finanziaria dovrà proporla e firmarla, anche se il fascino del bilancio provvisorio comincia a spargersi per l’aria, così la “colpa” non sarà di nessuno.. A proposito: bisognerebbe anche spedire qualcuno a rappresentarci a Bruxelles che aspetta con l’occhio all’orologio il nostro (meglio, “una nostra”) commissario che – più passa il tempo – più sarà di minor calibro e spessore, essendosi l’Italia ormai completamente defilata (era in penna un “sputtannata”) a livello continentale. Proprio sull’economia va comunque in scena il gioco a chi vende le pentole vuote con le balle più grandi. Furoreggiano nei TG dissertazioni su flat tax a prezzi di saldo, sgravi sulla casa, incentivi per famiglie e imprese, redditi garantiti e quota 100. Scusate, chi paga? Difficile un’ennesima rottamazione, perchè ormai da rottamare non è restato più nulla. Restano piuttosto in fondo al sacco alcuni dubbi irrisolti, gossip di un estate-incubo per parlamentari ad alto rischio di sfratto. Per esempio, ma perché Salvini non ha staccato la spina subito dopo le Europee? Ad ottobre a votare ci si andava davvero…

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