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La Terra ha sete: un abitante su 4 privato di acqua

Il rapporto del “World Resources Institute”. Sono almeno 17 le nazioni che hanno seri problemi di accesso alle risorse idriche, la crisi provocata dai cambiamenti climatici e dal boom dell’agricoltura intensiva
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Il pianeta ha sete e le risorse idriche sono sempre più scarse . Un quarto della popolazione mondiale rischia di rimanere a secco. E’ questa la conclusione alla quale è giunto un rapporto pubblicato da un centro studi indipendente statunitense, il World Resources.

IL RAPPORTO WRI
Lo studio fornisce delle coordinate molto precise e per nulla incoraggianti. Sono 17 i paesi maggiormente a rischio, questo viene valutato attraverso gradi differenti. In tali nazioni il ricorso alle falde acquifere è particolarmente difficile.

Al ‘ rischio elevato’ corrispondono quindi Qatar, Israele, Libano, Iran, Giordania, Libia, Kuwait, Arabia Saudita, Eritrea, Emirati Arabi Uniti, San Marino, Bahrein, India, Pakistan, Turkmenistan, Oman, Botswana.

In queste nazioni si registra un consumo annuo di acqua fino all’ 80% rispetto alle disponibilità. A ciò contribuiscono le poche risorse, un’alta densità di popolazione e l’agricoltura intensiva. E’ prevedibile che basterebbe una pur piccola siccità per provocare un disastro enorme.

SI AVVICINA IL GIORNO ZERO
Ma il pericolo, anche se in misura minore, riguarda anche altri paesi. Nazioni come l’Italia, il Belgio, la Grecia, la Spagna e il Portogallo hanno infatti un rischio classificato ‘ alto’. Il WRI ha spiegato come dal 1960 il consumo idrico è raddoppiato. Uno sfruttamento che apre scenari inquietanti: soprattutto nelle grandi città, dove la richiesta d’acqua è grande, si cominciano a soffrire stati di crisi. E’ quello che viene chiamato ‘ giorno zero’, cioè quando le risorse termineranno. Può succedere a San Paolo in Brasile, Città del Capo in Sudafrica, Chennai in India, ma anche Roma, dove nel 2017 si è dovuto razionare il prelievo di acqua a causa di una persistente siccità.

Lo studio ha rintracciato anche le cause principali di quello che sta avvenendo o potrebbe avvenire. Innanzitutto il cambiamento climatico che provoca periodi estremamente secchi e frequenti, determinando un maggior prelievo dalle falde acquifere. Inoltre l’innalzamento delle temperature fa evaporare l’acqua volatilizzando le scorte stoccate nei bacini.

BUONE PRATICHE
Fortunatamente esistono delle eccezioni che sono diventate anche degli esempi da seguire. E’ il caso dell’Oman, sebbene sia comunque un paese a rischio sta mettendo in campo delle soluzioni che potrebbero preservarlo da crisi future. L’Oman infatti sottopone a trattamento il 100% delle sue acque reflue e ne riutilizza il 78%.

La situazione dell’India, nonostante desti grandi preoccupazioni, in realtà assume i contorni del miracoloso. Il gigante asiatico è una delle nazioni maggiormente colpite dalla mancanza di risorse ma ha una popolazione tre volte superiore a tutti gli altri 16 paesi più a rischio. Se ne deduce dunque che milioni di persone consumino pochissimo o hanno veramente poco a disposizione.

Esistono poi zone del mondo in cui il rischio è classificato come ‘ basso’ ma che hanno aree interne sull’orlo del precipizio.

Negli Stati Uniti, che in generalenon hanno grandi problemi, lo stato del New Mexico a causa del gran numero di abitanti soffre ciclicamente importanti crisi idriche.

 

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