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Addio Toni Morrison. Poesia e rabbia contro il razzismo

È morta a 88 anni la premio Nobel afroamericana. Il suo romanzo più sconvolgente è "Beloved": una schiava in fuga uccide la figlia pur di non farla vivere in cattività
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Poco prima che vincesse Trump, Toni Morrison disse che non si sarebbe più sentita americana. Per lei che per tutta la vita si era battuta contro il razzismo, l’idea risultava intollerabile. Oggi i suoi romanzi e i suoi saggi restano come un testamento poetico, letterario e politico contro le discriminazioni. È stata la prima afroamericana a vincere nel 1993 il premio Nobel per la letteratura. L’addio di Obama in un tweet: «Un tesoro nazionale».

POESIA E RABBIA CONTRO IL RAZZISMO
Toni Morrison, la grande scrittrice afroamericana morta negli Usa all’età di 88 anni, ha scritto uno dei libri più belli e più sconvolgenti del Novecento. Si chiama Amatissima ( Beloved) e, se non lo avete letto, non dovete perdere tempo.

Farò un po’ di spoiler ma è inevitabile. Amatissima è la storia di una donna di origini africane tenuta in schiavitù negli Stati Uniti che riesce a fuggire sperando di portare in salvo la figlia che porta dentro di sé. Non vuole che viva come lei, trattata come una bestia. Vuole che viva libera, che viva da essere umano. Ma quando capisce che sta per essere nuovamente catturata, decide di ucciderla. Preferisce uccidere la persona che ama di più al mondo, la carne della sua carne, piuttosto che consegnarla a un mondo di violenze, ancora più crudeli nei confronti delle donne, sottoposte spesso anche alle violenze sessuali.

Un racconto crudo, ma ricco di amore. Amore per la libertà, amore per il suo popolo, gli afroamericani che ancora oggi negli Usa subiscono, in molti ambienti, un trattamento di serie B, C, a volte Z. Amore per le donne, per i loro diritti. Questa la trama. Lo stile è all’altezza della storia narrata. Una sorta di scavo doloroso nella memoria: i ricordi emergono a cerchi concentrici, affiorano nella pelle della protagonista, si stampano nella testa e nel cuore del lettore. Toni Morrison, come le grande scrittrici e i grandi scrittori, per ridare voce a una storia dimenticata, si inventa una lingua, plasma una nuova parola, scolpisce un altro immaginario, giocando con i rimossi di una vicenda, a quel tempo, ancora tutta da scrivere.

Nata a Lorain nell’Ohio da una famiglia operaia è per la letteratura quello che Martin Luther King e Angela Davis sono stati per i diritti civili e per le donne. È stata la prima afroamericana a vincere il premio Nobel nel 1993. Ma forse questa definizione le sarebbe andata stretta, perché pur raccontando la storia del suo popolo ridotto in schiavitù, negli ultimi anni del suo lavoro di scrittura non voleva etichettare i personaggi in neri o bianchi, perché secondo lei rischiava di essere non un elemento di rivendicazione, ma la costruzione del pregiudizio e dello stereotipo. La razza come invenzione andava messa in discussione a partire dalla narrazione e nel racconto l’indicazione di quale fosse il colore della pelle doveva sparire, perché assumeva il punto di vista dei razzisti.

Troppo intelligente per non spostare sempre l’asticella in avanti, Toni Morrison pur scrivendo molti romanzi di successo, ha sempre continuato ad insegnare all’università Letteratura inglese e Scrittura creativa. Li considerava parte del suo impegno, del suo sentirsi non una intellettuale isolata, ma una scrittrice coinvolta nelle cose del mondo. Il debutto è nel 1970 con il romanzo L’occhio più azzurro, la storia di un bimba afroamericana che voleva somigliare a Shirley Temple, segue Sula e nel 1987 Amatissima. Tra i suoi successi, anche Jazz, che le fa vincere il Nobel, Paradiso e Il dono, editi in Italia da Frassinelli. Nel 2018 tutti i romanzi sono stati ripubblicati nell’edizione Mondadori dei Meridiani.

Poco prima che Donald Trump vincesse le elezioni disse: «Se vince lui, io non mi sentirò più americana». Un giudizio molto duro ma comprensibile per una scrittrice che ha dedicato tutta la sua vita e la sua opera per sconfiggere pregiudizi e leggi razziali. Negli anni, sempre in prima linea anche nell’impegno politico, ha sostenuto il partito democratico dando il suo appoggio prima a Clinton, che difese anche durante lo scandalo di Monica Lewinsky, e soprattutto a Barack Obama. Trump non era il suo presidente e non poteva essere altrimenti. Anche per questo la sua morte oggi appare così triste. Perché negli Usa come in Italia le battaglie per cui la sua generazione si è spesa sembrano cancellate. Il razzismo non è più un lontano ricordo ma un vissuto presente che condiziona la vita di milioni di persone, ad iniziare da quei migranti che negli Usa come qui da noi sono diventati il nemico pubblico numero uno. Toni Morrison ha scritto per loro, ha scritto per noi, per non dimenticare. Ma stiamo già dimenticando. Nel suo saggio L’origine degli Altri, pubblicato in Italia due anni fa, Morrison spiega il meccanismo per cui si definisce la propria identità a partire dalla sottovalutazione di chi è diverso. È un testo che riannoda il passato e il presente. Ma non ci sono dubbi, la scrittrice parla in questo libro anche del qui e ora.

 

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