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Da Vichy a Marine Le Pen. Quel senso della “police” per la destra radicale

Secondo i sondaggi due agenti su tre votano per il partito populista. Una simpatia che viene da lontano, ma che negli ultimi anni ha conosciuto una diffusa radicalizzazione con la nascita di sindacati apertamente razzisti
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Durante le elezioni presidenziali del 2017, un sondaggio dell’Institut français d’opinion publique rivelava che il 51% degli agenti della gendarmeria francese avrebbe votato per la leader populista Marine Le Pen, una cifra che al secondo turno raggiunse il 65%.

Vicinanza all’estrema destra
Percentuali in sintonia con altre inchieste e sondaggi che indicavano come, nelle forze di polizia francese e nell’esercito, sia da tempo forte la simpatia politica per l’estrema destra. Già nel 2012 un sondaggio del Centre de recherches politiques de Sciences Po ( Cevipof) indicava che il 35% degli agenti di polizia, della gendarmeria e delle forze militari avevano simpatie per la Le Pen.

La radicalizzazione politica della polizia, nella gendarmeria e nell’esercito all’estrema destra è una realtà, e che affonda le sue radici nella mancata “defascistizzazione” nel secondo dopoguerra dopo la fine dell’occupazione tedesca e della Repubblica di Vichy di Petain. Un caso eclatante di violenza perpetrata da una polizia dov’era ancora forte la componente collaborazionista sarà perpetrato nel maggio 1952, con la manifestazione organizzata dal Movimento della pace per la visita del gen. statunitense M. Ridgway, capo delle forze alleate in Europa della NATO, accusato di aver usato l’arma batteriologica in Corea: due morti per colpi d’arma da fuoco, feriti, arresti disordinati e perquisizione della sede del Pcf, una tendenza che non scemerà.

Una simpatia che viene da lontano
Negli anni ‘ 60, traendo lezioni dalla sua sconfitta contro la guerriglia in Indocina, l’esercito francese elaborerà ‘ la dottrina della guerra rivoluzionaria’, ripresa in Italia con la strategia della tensione. Sarà in questo contesto che si registra la figura di Maurice Papon, ex alto funzionario di Vichy, condannato il 2 aprile 1998 per complicità in crimini contro l’umanità) le cui forze di polizia commetteranno sevizie e omicidi ai danni di 390 algerini in un periodo di rappresaglia contro i guerriglieri del Fln, con un massacro del 17 ottobre 1961, un punto d’ombra nella storia francese, il cui numero effettivo di morti è tutt’oggi discusso dagli studiosi ( dai 38 ai 98 secondo le stime).

Con la formazione parallela di corpi speciali atti a reprimere le sommosse nelle banlieues abitate in prevalenza dagli immigrati provenienti dalle ex colonie d’Africa, che si viene a creare una forte contiguità fra la destra politica ( da quella extraparlamentare fino a quella nazionale gollista passando per il frontismo) e le forze di polizia, che iniziano ad essere registrate nei primi anni ‘ 60.

E’ in questo contesto di connivenza che si registrano le violenze poliziesche alla metropolitana Charonne a Parigi l’ 8 febbraio 1962 da una parte di poliziotti fiancheggiatori dell’Oas, che porteranno a 9 morti ( e 250 feriti) tra i manifestanti comunisti e sindacalisti, fatti passare dal ministro degli Interni di allora come “legittima difesa”, ma in cui erano coinvolti poliziotti, legittimati dal primo ministro Michel Debré, che si congratulava con il capo della polizia Papon, perché “teneva a bada” gli ambienti di estrema destra, molto influenti nell’esercito e nella polizia.

Squadre al servizio dei partiti gollisti
La stessa formazione di una sorta di polizia parallela, «che raggruppa ex resistenti, poliziotti in disponibilità, il nucleo del servizio di ordine del RPF, fino a criminali reclutati per l’occasione. Quelli che vengono chiamati i “barbouzes” diventeranno progressivamente una forza organizzata al servizio dei partiti gollisti, che durerà fino all’inizio degli anni ‘ 80, il servizio d’azione civica, il SAC, diretto più o meno lontano da Jacques Foccart e poi da Charles Pasqua.

Il SAC opererà mano nella mano con i vari servizi di polizia, per la “repressione delle condotte sovversive”», spiega lo storico Mathieu Darge, Il clima s’è riprodotto negli ultimi anni, col proliferare di gruppuscoli, sindacati e partiti di estrema destra composti da militari, poliziotti e gendarmi, alcuni coinvolti in traffici d’armi, com’è successo nell’aprile 2015 con l’arresto di Claude Hermant, dirigente di estrema destra, ex del servizio di ordine del FN e vicino a Génération identitaire, gruppuscolo etnoregionalista che unisce localismo simil- leghista, razzismo völkisch antislamico e movimentismo stile CasaPound. Quest’ultimo fornirà le armi dell’assassino antisemita Amédy Coulibaly nella sua presa di ostaggio del supermercato ebraico kosher Hyper Casher, protetto dal suo status di informatore per la gendarmeria.

Commercio di armi
Questo preoccupante traffico di armi ai gruppi fascisti e neonazisti si è intensificato negli ultimi anni, e la complicità fra forze di polizia, servizi e gruppi di estrema destra è evidente nel 2018 con la campagna Defend Europe, coi militi di Génération identitaire che, presso Bordonecchia, sono arrivati a presidiare il confine con l’Italia al Colle della Scala per respingere gli immigrati che cercano di raggiungere la Francia, il tutto col benestare della gendarmeria francese, come hanno registrato molti giornalisti d’Oltralpe.

Forti di questa radicalizzazione politica, sempre più agenti non si fanno problemi a sfoggiare illegalmente distintivi, stemmi cuciti sulle loro uniformi, che indicano non solo la vicinanza ideale con l’estrema destra – dal lepenismo al radicalismo extraparlamentare – ma anche forte odio per l’avversario di sinistra o gli immigrati.

Iconografia fascista
Si possono leggere slogan tipo «Il perdono è affar di Dio. Il nostro ruolo è organizzare l’incontro» col teschio al centro. Loghi che bardano sciarpe, maschere, giubbetti, cappellini o loghi delle vecchie forze di polizia francese della Repubblica di Vichy.

La stampa si è inoltre soffermata sull’unione sindacale France- Police, sindacato di destra contiguo al lepenismo, che dimostra come il discorso reazionario sembra essere radicato nelle forze dell’ordine, e che ha guadagnato fama in seguito alle manifestazioni della polizia dello scorso anno, e durante le violenze ai danni del movimento dei gilet gialli, un’escalation di violenza poliziesca e di sopraffazione che ha portato a un morto e quasi un centinaio fra feriti e mutilati, con ferite qualificate come quelle in guerra.

Una violenza di questo tipo equivale a un terrore di Stato in palese contraddizione con un regime democratico, così come certe sacche d’impunità nella polizia.

 

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