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Vivere all’ergastolo e diritto alla speranza

Esce un libro che raccoglie l’opinione di cinque giuristi. Un testo attualissimo se si pensa alla facilità con cui oggi persino alcuni esponenti istituzionali e il tribunale del popolo invochino la pena perpetua
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“Se il fine della pena è la risocializzazione del reo, la reclusione in carcere non può essere senza fine: ecco perché, da sempre, l’ergastolo è e resta un nodo giuridico da dibattere e da sciogliere”.

A discuterne, anche coraggiosamente dato il contesto politico e sociale, ci hanno pensato cinque autorevoli giuristi ( Emilio Dolcini, Elvio Fassone, Davide Galliani, Paulo Pinto de Albuquerque, Andrea Puggiotto) nel testo – da domani in libreria – “Il diritto alla speranza. L’ergastolo nel diritto penale costituzionale” ( G. Giappichelli Editore, Torino 2019, 480 pagine, euro 48).

L’ignoranza del diritto
Un libro attualissimo se si pensa da un lato alla facilità con cui oggi persino alcuni esponenti istituzionali e il tribunale del popolo invochino la pena perpetua, svelando l’ignoranza del diritto e l’indifferenza verso i diritti; e dall’altro lato alla recente sentenza Viola v. Italia per cui l’ergastolo ostativo viola l’articolo 3 della Cedu, in attesa della pronuncia della Consulta il prossimo 22 ottobre sulla legittimità del 4bis.

Uno strumento di studio
Ma ci sono altri due importanti obiettivi sottesi al testo, che spiegano propri gli autori: il primo è quello di permettere agli studenti universitari di studiare la pena dell’ergastolo, tema spesso sottovalutato insieme a quelli dell’amnistia e dell’indulto. Inoltre gliautori avvertono “la sensazione che oggi nessuna maggioranza parlamentare e nessun esecutivo sarebbero disposti ad un aperto e serio confronto sulla pena perpetua con il mondo accademico”.

Ed hanno ragione se ricordiamo gli sforzi dell’accademia negli Stati generali dell’esecuzione penale svaniti quando il precedente Governo ha abortito per convenienza elettorale la riforma dell’ordinamento penitenziario, trasformatasi poi in un sistema sempre più carcerocentrico nella prospettiva nel nuovo Esecutivo.

Il secondo obiettivo è “propriamente scientifico” perché attraverso la riproposizione delle sentenze più importanti della Cassazione, della Corte Costituzionale e della Cedu essi, con anche le loro interpretazioni, vogliono “ricostruire il passato, analizzare il presente, prefigurare un possibile futuro, pensando soprattutto ai tanti giudici e avvocati che della questione ergastolo dovranno occuparsi”.

Speranza
Ma l’altro tema chiave del libro è la speranza. Ad illuminare il lettore su come la giustizia deve essere speranza anche nel comminare una pena è il Garante nazionale dei detenuti, Mauro Palma, che firma la prefazione: “L’esercizio di giustizia deve offrire un elemento di speranza se non vuol guardare soltanto a ciò che è stato”.

Per il Garante è necessario “sentenziare” ossia emettere il giudizio che riconosca alla vittima il disvalore creatosi nell’aver subito un grave torto. Ma occorre intraprendere anche la direzione del futuro, ricomponendo la lacerazione avvenuta tra vittima, reo e società. Però c’è un reale futuro per chi è condannato all’ergastolo? Evidentemente no se un recluso, come narra Palma, gli ha fatto pervenire la “terribile e irricevibile richiesta di veder convertito in condanna a morte il proprio ergastolo”.

E allora è necessario parlarne perché, in questo difficile periodo per i principi democratici e costituzionali, non bisogna dare nulla per scontato. Potrebbe essere addirittura breve il passo per ripristinare i lavori forzati. Con la conoscenza che ci offre questo libro percorriamo invece il sentiero in cui “il diritto alla speranza altro non è se non la presa d’atto che dietro a qualsiasi perpetuità e a qualsiasi automatismo esiste una persona”.

 

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