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Capitano Ultimo contro Nistri. È battaglia a colpi di querele

L’uomo che arrestò il capo dei capi di Cosa Nostra, Totò Riina, ieri si è dimesso da presidente del sidacato dei carabinieri
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Volano gli stracci a viale Romania. Da un lato, il Sim ( Sindacato italiano militari) che accusa il Comando generale dell’Arma dei carabinieri di «comportamento antisindacale», in quanto impedirebbe «lo svolgimento di qualsiasi attività all’interno delle caserme, arrecando un grave danno economico al sindacato, limitando le iscrizioni». Dall’altro, il comandante generale, Giovanni Nistri, che denuncia alla Procura militare il presidente dello stesso Sim, il colonnello Sergio De Caprio, alias “capitano Ultimo” per diffamazione aggravata.

Polemica social
Oggetto del contendere, un sondaggio lanciato sul profilo Facebook di Ultimo nelle scorse settimane allorquando il Ministero dell’interno decise di revocare la scorta all’ufficiale che arrestò Totò Riina. «Tra Carabinieri – il testo del post ritenuto diffamatorio da Nistri – ci stavamo chiedendo, ma un comandante generale che delega la sicurezza del capitano Ultimo al prefetto è ancora un comandante militare?». Queste le possibili risposte: «si è un vero comandante» – «no è un funzionario». A contorno, due fotografie del generale, una in divisa e l’altra in abiti civili.

Il provvedimento di revoca della scorta, impugnato da Ultimo, venne poi annullato dal Tar Lazio. «Il Comando generale – si legge in una nota di Ultimo – ha avviato una serie di attività repressive dell’attività sindacale avvalendosi in maniera impropria dell’azione disciplinare e dell’azione penale militare; in particolare impedendomi, come presidente del Sim, l’esercizio del diritto- dovere di critica sindacale nei confronti di Nistri.

Poche tessere per il sindacato
L’apertura del sindacato all’interno dell’Arma, dopo la sentenza della Consulta, non è stata fino ad oggi particolarmente apprezzata. Deludendo le aspettative di chi attendeva da anni questo momento, sono stati pochi i carabinieri che hanno deciso di tesserarsi. I motivi sono vari. Fra questi, l’approccio molto “militare” e poco “sindacale” alle istanze del personale. Una linea poco incisiva che sarebbe alla base delle dimissioni, di cui si è avuta ieri notizia, di Ultimo dalla carica di presidente.

Contattato dal Dubbio, l’ormai ex presidente del Sim ha preferito non commentare, limitandosi ad un laconico «andiamo avanti». Più loquace il segretario generale aggiunto del Sim, Massimiliano Zetti, che al sito d’informazione militare “grnet”, ha spiegato i motivi dell’abbandono di Ultimo.

«Credo – spiega Zetti – lo abbia fatto in dissenso con la linea “timida” tenuta della Segreteria nazionale nei confronti delle battaglie da intraprendere contro le posizioni di chiusura espresse dal Comando generale dell’Arma.

Avrebbe voluto – prosegueorganizzare sit- in di protesta, riunioni nelle caserme, ma i vertici dell’Arma lo hanno sempre impedito e su questa linea ha trovato anche il dissenso della maggioranza della Segreteria». «Credo si sia perso lo spirito che animava tutti noi carabinieri il 2 febbraio 2019, quando a Roma nacque il primo sindacato militare, il Sim», ha quindi concluso.

 

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