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Cannabis terapeutica, Coldiretti si propone per la coltivazione

In Italia sono circa 30mila che la utilizzano e il monopolio non riesce a soddisfare la domanda
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Nonostante l’aumento del fabbisogno italiano di cannabis terapeutica, il monopolio di Stato non riesce a soddisfare la domanda.

Quantità insufficienti
Un problema, infatti, che ha costretto i vari governi ha indire gare straordinarie per aumentare di poco la produzione. Ma non basta. Per questo viene importata, tramite il ministero della Salute olandese, dalla ditta Bedrocan che negli ultimi anni non sempre è riuscita a far fronte a tutte le richieste, dal momento che vari paesi europei hanno regolamentato il settore nello stesso periodo, facendo esplodere le richieste.

Un fabbisogno, ribadiamo, talmente in crescita che ha costretto il ministero della Difesa a lanciare un nuovo bando a rapida scadenza ( 3 luglio) per la fornitura di 400 kg di cannabis. Pochi, molto pochi. Basti pensare che sono circa 30mila le persone che in Italia ne fanno uso terapeutico, per un fabbisogno di 1 tonnellata l’anno, mentre le previsioni per il 2022 e 2025 parlano di un fabbisogno di 3 e 4 tonnellate.

Oggi la domanda viene soddisfatta in minima parte dalle coltivazioni dello Stabilimento chimico farmaceutico militare ( Scfm) di Firenze, del ministero della Difesa, l’unica struttura autorizzata. Ma, come detto, il resto proviene dall’estero. Un monopolio di Stato che a lungo andare non riuscirà più a soddisfare il reale fabbisogno.

La proposta
La Coldiretti, che rappresenta oltre 1,6 milioni di coltivatori diretti italiani, ha chiesto all’attuale ministro della Salute, Giulia Grillo, di valutare l’opportunità di aprire ai privati la «coltivazione, trasformazione e commercio della cannabis a scopo terapeutico», utilizzando le conoscenze di migliaia di affiliati.

Secondo la Coldiretti, «questa pratica potrebbe garantire un reddito di 1,4 miliardi e almeno 10 mila posti di lavoro, dai campi ai flaconi. Utilizzando gli spazi già disponibili nelle serre abbandonate o dismesse a causa della crisi nell’ortofloricoltura, la campagna italiana può mettere a disposizione da subito mille ettari di terreno in coltura protetta. Ambienti al chiuso, dove è più facile effettuare i controlli da parte dell’autorità preposte ed evitare il rischio di abusi».

Esempi all’estero
Una soluzione che d’altra parte è già realtà negli Usa, in Canada a in altri paesi, dove le aziende agricole private possono ottenere licenze al fine di coltivare cannabis ad uso medicinale e che, se applicata, permetterebbe allo stato di risparmiare sulle importazioni di cannabis dall’Olanda, dove la cannabis è coltivata legalmente da privati proprio come chiede Coldiretti.

«La promozione della cannabis terapeutica – ha concluso la Coldiretti – è pertanto un’opportunità che va attentamente valutata per uscire dalla dipendenza dall’estero e avviare un progetto di filiera al 100% italiana, unendo l’agricoltura all’industria farmaceutica». Ma, finora, la proposta è rimasta inascoltata.

Il decreto del 2015
Tutto ha avuto inizio con un decreto del 2015 che ha regolato la produzione e l’utilizzo della cannabis terapeutica, individuando le funzioni del ministero della Salute, le quote di fabbricazione di sostanza attiva di origine vegetale a base di cannabis, le prescrizioni e le garanzie dell’autorizzazione alla fabbricazione e rinviando poi ad un allegato tecnico le parti relative alle stime sulla produzione e ai controlli sulla coltivazioni, all’appropriatezza delle prescrizioni, al tipo di patologie per cui è consentito l’uso di prodotti derivati dalla cannabis, al sistema di sorveglianza sulle piante e ai costi di produzione.

Le Regioni entro il 31 maggio di ogni anno sono chiamate a predisporre le richieste sulla base dei fabbisogni dei pazienti, vecchi e nuovi, e sulla base delle richieste sarà determinato il quantitativo da produrre. Le coltivazioni sono previste nello Stabilimento chimico farmaceutico militare di Firenze, mentre la rimborsabilità a carico del SSN è subordinata alle indicazioni delle singole Regioni.

In sintesi, quindi, la scarsità è dovuta al fatto che la quantità di Cannabis per uso terapeutico distribuita alle Asl e agli ospedali è predeterminata anno per anno dal ministero della Salute sulla base del fabbisogno indicato dalle Regioni, che si rivela spesso sottostimato. Per questo motivo diverse Regioni e città si sono candidate per avviare la coltivazione di Cannabis, mentre le associazioni di produttori di canapa premono per rompere il monopolio dello Stato su un prodotto che poi viene acquistato all’estero da aziende private.

I vantaggi economici
Eppure i vantaggi economici sarebbero enormi. Potrebbe costare meno di altre terapie se la produzione nazionale dovesse aumentare. Così come, si metterebbe fine a tutti quei pazienti che si sono ritrovati costretti a ricorrere all’auto coltivazione. Ma in Italia è illegale e si finisce in prigione. Per questo Rita Bernardini del Partito Radicale da anni ha portato avanti la disobbedienza civile tramite la coltivazione di decine di piantine di marjuana. Recentemente ha subito un fermo dai carabinieri e denunciata. Ma lei voleva finire in prigione come tutti gli altri cittadini. L’ha voluto mettere nero su bianco nel verbale.

 

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