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Borsellino non indagava su Dell’Utri. Nessuna inchiesta nel ’92

Paolo Borsellino
Tutto quello che non torna nell’intervista a canal +, a 2 giorni da Capaci
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La scorsa settimana alcuni organi di stampa hanno riportato la notizia che la procura di Caltanissetta sta svolgendo una indagine sulla famosa intervista fatta, per conto della Tv francese Canal +, a Paolo Borsellino.

L’intervista – realizzata esattamente due giorni prima della strage di Capaci -, secondo i giornalisti che l’hanno condotta, doveva far parte di un documentario sulla malavita organizzata in Europa. Ma, sempre secondo gli autori, il documentario non è stato mai trasmesso per motivi legati alla tv francese. I giornalisti sono due. Fabrizio Calvi, alias Jean- Claude Zagdoun, autore di numerosi libri, soprattutto sui servizi segreti. L’altro è Jean Pierre Moscardo, scomparso nell’ottobre 2010.

Borsellino non stava indagando su Dell’Utri
L’intervista, prima uscita nel 1994 sull’ Espresso in forma scritta, poi riportata non integralmente su Rainews 24 nel 2000 e infine nel 2009 nella cosiddetta versione integrale tramite un dvd de Il Fatto Quotidiano, suscitò numerose indignazioni popolari, perché Borsellino parlava di argomenti riguardanti Mangano, Marcello Dell’Utri e Silvio Berlusconi. Peccato però, come emerge in tutta evidenza, che Borsellino non se ne stesse assolutamente occupando e infatti, alle ripetute sollecitazioni dei giornalisti, ci ha tenuto sempre a precisare che erano argomenti che non conosceva, consultando atti non suoi.

Ma andiamo con ordine. Come detto, nel 1994 uscì su l’Espresso la prima trascrizione dell’intervista. Dopodiché, nel 2000, il giornalista Sigfrido Ranucci, ha trasmesso su Rainews una parte dell’intervista dove Borsellino parlava di Mangano e Dell’Utri. In questo contesto, è nata una prima polemica. Paolo Guzzanti ha scritto un articolo di fuoco contro Ranucci, osservando che l’intervista mandata in onda dalla Rai fosse falsificata all’evidente scopo di attribuire alle dichiarazioni di Borsellino significati diversi da quelli espressi dall’originale. A quel punto, sempre nel medesimo articolo, Guzzanti ha commentato: «Qualcuno l’ha manipolata. Se non è stata la Rai, chi ci ha messo le mani?».

Intervista manipolata
Ne è scaturita una querela da parte di Ranucci. I giudici, però, hanno assolto Guzzanti, hanno scritto, discolpando però Ranucci di essere stato lui l’autore della manipolazione, che è «obiettivamente vero, nei suoi elementi essenziali, il fatto che l’intervista mandata in onda da Rainews, è frutto di una alterazione».

Sempre nella medesima sentenza di assoluzione, emerge anche un altro aspetto degno di nota. Partiamo sempre dalla modalità dell’intervista. Le domande sono tutte volte, con insistenza, sul rapporto tra Dell’Utri e Mangano, in particolare la vicenda dei cavalli, nome in codice utilizzato da quest’ultimo per parlare di droga. Borsellino ha più volte ripetuto di non essere a conoscenza della vicenda, facendo riferimento esclusivamente a una vecchia indagine che seguì, dove emerse un contatto tra Mangano e la famiglia mafiosa degli Inzerillo.

I giornalisti, a questo punto, hanno inserito una domanda relativa al rapporto con Dell’Utri. Ed è qui che nasce un fraintendimento, ben chiarito dai giudici che hanno assolto Guzzanti. «Risulta evidente – sottolineano i giudici che l’ultima risposta data da Borsellino, anche se l’interlocutore formula la domanda (“sì ma quella conversazione con Dell’Utri poteva trattarsi di cavalli?”) in modo analogo rispetto a quello usato al principio del discorso, deve essere riferita alla conversazione del Mangano con uno della famiglia degli Inzerillo, chiaramente un soggetto diverso da Dell’Utri ( che non è stato imputato nel maxi processo), anche se l’interlocutore nella sua domanda, ha continuato ad individuare la telefonata intercettata come avvenuta con Dell’Utri».

I giudici quindi osservano: «Insomma, le esplicite precisazioni già fatte da Borsellino evidenziano che la sua risposta si riferisce alla telefonata del maxi processo, individuata anche dal contenuto ( il riferimento ai cavalli), essendo irrilevante che il suo intervistatore continui a riferirsi a Dell’Utri, anziché ad uno degli Inzerillo, malgrado quanto appena spiegato dal Magistrato».

Le riprese
Già due sono i punti che dovrebbero essere chiariti. Così come dovrebbe essere chiarita anche la modalità delle riprese durante l’intervista che si vede nel video cosiddetto “integrale”. Borsellino era al corrente di essere ripreso in alcune situazioni? I giornalisti inquadrano il campanello di casa sua, continuano la ripresa anche quando il giudice apre la porta. Viene inquadrato tutto il soggiorno e anche le sue gambe mentre cammina.

Arrivano telefonate durante l’intervista: ad una di queste, Borsellino fa cenno con la mano di non riprenderlo, ma la telecamera per un po’ rimane comunque accesa. Sempre nel video integrale si notano anche probabili tagli visto la presenza di “dissolvenze”. Così come, e questa è la parte più enigmatica della vicenda, Borsellino viene ripreso di lato nonostante chiede di mantenere il segreto quando passa degli atti in cui si parla anche delle indagini su Dell’Utri. Borsellino dice testualmente al giornalista che ha di fronte: «Io glieli do l’importante che non dica che glieli ho dati io». Lo fa con un sorriso, consapevole di farlo con fiducia.

Sappiamo che Borsellino ha avuto i documenti, su sua esplicita richiesta visto che è stato avvisato del tema dell’intervista, da un suo collaboratore. Parliamo, ripetiamo, di fogli con le schede di indagini nelle quali erano citati Mangano, Dell’Utri e Berlusconi. Indagini di cui Borsellino mai si era occupato, come lui stesso più volte ha tenuto a dire nel corso dell’intervista. Fogli che tuttora non sono stati resi pubblici dal giornalista. Ma l’enigma non finisce qui.

Da ribadire che, a domanda dei giornalisti, Borsellino esamina gli appunti e riferisce, leggendo i fogli, che è in corso un’inchiesta a carico dei fratelli Dell’Utri e che tale inchiesta era condotta con il vecchio rito processuale dal magistrato Leonardo Guarnotta. Parliamo dei fogli che poi Borsellino ha consegnato. Quando è uscito il dvd dell’intervista, lo stesso Marcello Dell’Utri ha chiesto l’annullamento del processo perché a giudicarlo è lo stesso Guarnotta che avrebbe condotto le indagini nel ’ 91. Il motivo è sia il principio ne ibis idem, sia perché un giudice che aveva condotto delle indagini su di lui non può certamente giudicarlo. Ma arriva il colpo di scena.

Non esisteva nessuna indagine
Il ricorso, nel 2010, è stato rigettato. Il motivo? Dagli stessi archivi della Procura risulta che non è mai esistita nessuna indagine. Dell’Utri è stato indagato dal 1994 in poi. Lo stesso Pg Nino Gatto ha infatti dichiarato in aula: «Nel nostro codice non esiste ancora il procedimento invisibile e se Dell’Utri avesse avuto un carico pendente già da prima ne sarebbe rimasta traccia». Dell’Utri quindi non aveva nessun carico pendente al momento dell’intervista. Chi ha inserito questi procedimenti probabilmente inesistenti negli archivi, che poi sono finiti nelle mani inconsapevoli di Borsellino? Tante sono le domande, diversi i punti da chiarire.

Un momento drammatico
Il tutto però è da inquadrare in un contesto drammatico. A due giorni di distanza dall’intervista, saltano in aria Giovanni Falcone, sua moglie e la scorta. Meno di due mesi dopo, lo stesso destino è toccato a Borsellino. L’intervista però avrebbe potuto avere un valore importante, se i due giornalisti gli avessero fatto domande riguardanti la sua personale attività, anziché su inchieste che non erano neanche di sua competenza come lui stesso disse insistentemente. Perché esclusivamente domande su Dell’Utri ( all’epoca di scarsa notorietà) e Berlusconi?

Sappiamo che tale intervista poi verrà ampiamente utilizzata da vari giornali e programmi tv, per sostenere che Borsellino sarebbe stato fatto fuori per il suo interessamento ai due, che sarebbero poi diventati politici importanti. Altri erano i suoi interessi, soprattutto mafia- appalti ( dossier che ha voluto studiare fin da subito, anche se era procuratore a Marsala e non ancora a Palermo) come è emerso dagli atti e testimonianze. Tutto però è passato in sordina. Soprattutto dal 2000, in poi.

 

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