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Falcomatà: «Questa Autonomia uccide il Sud. Ma la volle anche il centrosinistra»

«Per capire l’origine di questo regionalismo differenziato, bisogna avere il coraggio di guardare l'album di famiglia e i nostri errori».
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«Bisogna riguardare l’album di famiglia per riconsiderare alcuni errori sul regionalismo differenziato». Il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, non solo è convinto che l’Autonomia concepita per Veneto, Lombardia e Emilia Romagna sia sbagliata, crede anche che l’errore sia figlio dai governi guidati dal suo partito: il Pd.

Zaia e Fontana assicurano che l’Autonomia non spaccherà il Paese ma minacciano di non firmare il testo sulle Autonomie rivisto da Conte. Fanno sul serio o stiamo solo assistendo a una contrattazione?

Non capisco come Zaia e Fontana possano dire che la riforma non aumenterà un divario tra Nord e Sud che già c’è. Il regionalismo differenziato, così come concepito non ha lo scopo di valorizzare le peculiarità dei territori, ma di aumentare il gap esistente e renderlo incolmabile.

Perché il divario dovrebbe crescere e non rimanere invariato?

Su temi come la sanità non sarà solo conveniente andarsi a fare curare al Nord, sarà anche conveniente andare a lavorare al Nord. Riattivare le gabbie salariali significa stimolare l’emigrazione per insegnare, per svolgere la professione medica o per fare l’infermiere. Peraltro, ciò che chiedono i governatori di Lombardia e Veneto è anche l’autonomia sulla gestione di infrastrutture che tutto sono tranne che regionali, come porti, aeroporti, autostrade e ferrovie: qualcosa che anche il Sud ha economicamente contribuito a realizzare. Chiederne la gestione significa che l’obiettivo del regionalismo è ben diverso rispetto a quello dichiarato ufficialmente.

L’unico obiettivo sono solo le risorse?

Mi pare evidente. Attaccano Conte sulla scuola ma hanno in testa altro.

Lei amministra una importante città del Sud. Come inciderebbe il regionalismo sui servizi erogati ai suoi concittadini?

Oggi abbiamo zero, col regionalismo differenziato avremmo la certezza di avere zero per sempre. E oggi abbiamo zero perché il trasferimento delle risorse dipende dalla spesa storica, un criterio che per esempio sancisce l’attribuzione di 70 mila euro a Reggio Emilia per gli asili nido e nulla a Reggio Calabria. Per intenderci, quando mi sono insediato non c’era neanche un asilo nido aperto, erano stati chiusi dopo anni di tagli ai trasferimenti per l’istruzione. Li abbiamo riaperti grazie ai Pac, i Piani di azione e coesione, sulla carta fondi aggiuntivi alla programmazione ordinaria: sono diventate risorse sostitutive perché mancano gli investimenti ordinari.

L’Autonomia la pretende anche l’Emilia Romagna, una regione “rossa” amministrata dal Pd…

Certo, il regionalismo differenziato parte nel 2018, con le convenzioni firmate con la Lombardia, col Veneto ma anche con l’Emilia Romagna. Andrei anche più indietro nel tempo, al 2001, con la riforma dell’articolo V della Costituzione. Tutti momenti in cui al governo c’era il centrosinistra. Bisogna riguardare l’album di famiglia per riconsiderare alcuni errori.

Sulle Autonomie il governo rischia di cadere?

Potrebbe essere la giusta scusa per aprire una crisi di governo.

La Lega cerca una scusa per staccare la spina?

Credo che stiano cercando un modo per attribuire la responsabilità di una crisi non a qualcuno ma a degli eventi politici rispetto ai quali non sarà più possibile agire diversamente.

In caso di crisi, voto o nuove intese parlamentari?

Non credo ci siano le condizioni per formare una nuova maggioranza e non credo che esista un solo deputato che abbia voglia di assumersi la responsabilità di andare incontro a una manovra di ottobre parecchio complicata. Tradotto: nessuno vorrà ripetere l’errore commesso col governo Monti, servito anche a cancellare le colpe dell’esecutivo precedente.

Nessuna nuova maggioranza alternativa in questa legislatura. Ma dopole elezioni il Pd dovrebbe cercare un’intesa col Movimento 5 Stelle?

La legge elettorale impone non solo la coalizione elettorale ma un governo di coalizione. Chi avrà la fiducia dei cittadini non sarà autosufficiente. A guardare i sondaggi oggi, Lega e Fratelli d’Italia potrebbero provare a formare un governo, ma ci potrebbero essere anche evoluzioni diverse che riscrivono la geografia politica almeno per come la conosciamo in questo momento.

Dario Franceschini, in un’intervista al Corriere della Sera, ha aperto ufficialmente alla nuova geografia politica di cui parla, allargando di fatto il campo al Movimento 5 Stelle. Ha apprezzato le parole dell’ex ministro?

A me la sua analisi è sembrata oggettiva. Anche se parlarne adesso potrebbe sembrare prematuro, con qualcuno bisognerà dialogare. Certo, oggi i fatti dicono che i 5Stelle stanno al governo con la Lega e nessuno li ha costretti.

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