Il Dubbio di oggi

Il Dubbio del lunedì

Violenza sulle donne. Il “codice rosso” è legge

Il testo definitivo è passato in Senato. Il provvedimento ha ottenuto 197 voti a favore, 47 astensioni e nessun voto contrario. A favore M5s, Lega, Fi, Fd’i e gruppo delle autonomie. Pd e Leu si sono astenuti
Share on facebook
Share on twitter
Share on linkedin

Violenza sulle donne
Il Senato ha approvato ieri pomeriggio il cosiddetto “Codice Rosso”, il ddl che prevede le misure per tutelare le vittime di violenza domestica e di genere.

Il provvedimento ha ottenuto 197 voti a favore, 47 astensioni e nessun voto contrario. A favore M5S, Lega, FI, Fd’I e Gruppo delle Autonomie. Pd e Leu si sono astenuti.

La soddisfazione della Bongiorno
«Il Codice Rosso rappresenta il massimo che si può attualmente fare sul piano legislativo per combattere la violenza sulle donne: prevedendo un termine stringente di tre giorni entro i quali sentire le donne che hanno denunciato gravi violenze, si garantisce un contatto immediato con la magistratura, che potrà così valutare eventuali misure da adottare. Si tratta dunque di un’importantissima novità con la quale vogliamo scongiurare che le donne stiano mesi o anni senza ricevere aiuto», ha dichiarato il ministro della Pubblica amministrazione, Giulia Bongiorno, fra le sostenitrici della riforma.

«Il Codice Rosso è un grande passo in avanti in difesa delle donne ed è uno dei capisaldi in tema di giustizia e sicurezza del Contratto di Governo», ha ricordato Jacopo Morrone, sottosegretario alla Giustizia, intervenendo in Senato.

La norma, a costo zero e senza stanziamenti di risorse aggiuntive, si compone di 21 articoli.

Il provvedimento
Sono previste modifiche al codice penale per inasprire le pene, per rimodulare alcune aggravanti e per introdurre nuove fattispecie di reato. Particolare attenzione è rivolta alle forze di polizia che avranno cura di sensibilizzare con corsi ad hoc il personale operante.

Il codice penale si arricchisce di un articolo sui casi di aggressione a una persona, con lesioni permanenti al viso fino a deformarne l’aspetto. Il responsabile è punito con la reclusione da otto a quattordici anni. Se lo sfregio provoca la morte della vittima, scatta l’ergastolo.

E per i condannati sarà più difficile ottenere benefici come il lavoro fuori dal carcere, i permessi premio e le misure alternative.

Per contrastare il “revenge porn”, chiunque invii, consegni, ceda, pubblichi o diffonda foto o video di organi sessuali o a contenuto sessualmente esplicito di una persona senza il suo consenso, rischia da uno a sei anni di carcere e una multa da 5.000 a 15.000 euro.

La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o acquisito le immagini, le invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso dell’interessato per danneggiarlo.

 

Ultime News

Articoli Correlati