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La morte di Montalbano? Il giallo nel libro postumo custodito da Sellerio

Venticinque milioni di copie, 93 anni fumati al ritmo di 60 sigarette al giorno, e una certezza: è il pensiero della morte che aiuta a vivere
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La morte di Montalbano?
Forse, odiando la banalità e cavalcando l’ironia, avrebbe risposto a chi ora si duole della voragine appena aperta nella cultura italiana che i suoi cento lavori, i 26 romanzi e i 25 milioni di copie vendute, oltre a qualche miliardo di telespettatori, quel buco l’hanno già riempito.

Tranquilli. Se ne va, Andrea Camilleri, lasciando un ultimo segreto che moltiplicherà copie e ascolti: l’ultimo atto di Salvo Montalbano, consegnato alla Sellerio col patto di pubblicarlo dopo la morte e che Antonio Sellerio dice, per scaramanzia, quindi di non averlo mai aperto, neanche un’occhiata di straforo.

Si deciderà nelle prossime settimane quando pubblicarlo e se, come tanti si aspettano, dovremo celebrare il secondo funerale, quello persino più doloroso del nostro eroe, il commissario di Vigata più amato del terzo millennio.

Salvo, uomo umanissimo dalla testa ai piedi fin dentro lo stomaco, amante dei profumi e sapori del mare in cucina e sulle donne, tanto sensibile da scantarsi quando si calava negli abissi dell’animo umano.

Perché il crimine rivela spesso precipizi terribili e inimmaginabili, voragini inspiegabili e folli. Camilleri ha voluto provare al mondo che si può tranquillamente arrivare a 93 anni fumando 50- 60 sigarette al giorno senza morire d’infarto ma facendolo venire agli altri, circondato da gente che ti rompe i cabasisi, da camurrie d’ogni tipo, da rompiscatole che devi catafottere, da tutta quella vita ossessiva che ci circonda e che trama contro la nostra tranquillità.

La Crusca dice che ha creato una lingua, ma in realtà ha usato a suo piacimento il dialetto siculo piegandolo per quanto possibile alla comprensione dei nordisti, senza bisogno del dizionario, che se non ti capisce nessuno a che serve?

Ha condito il tutto con un forte impegno civile e la sua etica di sinistra. Però anche tutta la destra, più o meno fascista, lo celebra senza retropensieri. Nonostante il «vedere Salvini che impugna il rosario mi dà un senso di vomito». Un’unanimità incredibile, che sembra finta ma non falsa, per questo Paese completamente slabbrato. «E’ il pensiero della morte che aiuta a vivere» : hanno ragione Montalbano e il suo profeta.

 

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