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Oddio, sono scomparsi i quarantenni

lamorgese
La crisi delle nascite manda in soffitta la generazione di mezzo: saremo tutti o giovani o vecchi
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Si dovesse certificare oggi, in Gazzetta Ufficiale, che la fascia dei quarantenni lascia sul campo alcuni dei suoi migliori esemplari per inevitabile contrazione demografica, noi verremmo a perdere i seguenti signori: Renzi Matteo, anni 44, Salvini Matteo, anni 46, Toninelli Danilo, anni 44, Martina Maurizio, anni 40, Bonafede Alfonso, anni 43, Nardella Dario, anni 43, Calenda Carlo, anni 46, Meloni Giorgia, anni 42 e diversi altri che per brevità vi risparmiamo. Valutate voi, con la necessaria serenità, se questo non sia l’affare del secolo. Con meno approssimazione naturalmente, ma anche meno passione, nei giorni scorsi si è esercitato Eurostat, l’Istituto Europeo di statistica a cui tocca tracciare gli indirizzi demografici futuri, e che per quella fascia di età ha certificato la ferale notizia: tra un anno l’Italia avrà trecentomila quarantenni in meno ( da 3,8% a 3,5%), un trend negativo che molti paesi europei riescono a controllare meglio. Ma che l’Italia invecchi pesantemente è più di un fatto acclarato ormai.

Eppure un tempo neanche troppo lontano i quarant’anni erano stati visti come “lo” snodo. Come la liberazione dal giogo mefitico dei vecchiardi che fanno tappo, che piazzano i loro maledetti sacchi di sabbia a difesa delle adorate poltrone, che ti guardano, compassionevoli, dicendoti: “Stai sereno che il tuo turno si avvicina” e intanto quel momento si allontana. Eppure un tempo che adesso sembra mesozoico, il 1997, dalle parti della Regina un “ragazzo” di 43 anni aveva davvero preso il Potere ed era la prima volta dal 1812 e poi, politicamente, avrebbe scandito la sua epoca, lasciando una traccia notevolissima che ancora oggi è molto discussa, segno evidentemente di personalità non comune. E ancora adesso, i ragazzi degli anni Settanta si battono come leoni nel vecchio Continente, basta guardare alla Spagna. Perché invecchiamo male solo noi?

Un giorno Luca Josi – lo ricorderete, era giovane segretario del Psi, un devoto di Bettino, poi ne ha fatta molta di strada sua e adesso, per esempio, è il dominus della pubblicità Tim, insomma quello che si è inventato il ballerino, per capirci – ecco, un giorno Josi, che oggi viaggia sui 53, lanciò un’iniziativa che fece un certo scalpore: i manager avrebbero dovuto stringere un patto comune per liberare energie una volta arrivati ai fatidici sessant’anni, lasciando il posto a gente più giovane e naturalmente meritevole. Sul momento grande entusiasmo, pezzi sui giornali, insomma un apparente unanimismo in nome del bene supremo del Paese.

Come finì, non dobbiamo neppure ricordarvelo, lo immaginate da soli. Josi rimase con la sua meravigliosa idea in testa, e i sessantenni, inchiavardati alle poltrone, hanno continuato a imperversare sino a morte certificata.

Ora, ovviamente non vi è noto se questo pezzo che avete la bontà di leggiucchiare è scritto da un ventenne, da un quarantenne o da un sessantenne aggrappato con le unghie e con i denti al suo territorio. Forse da qualche indizio, vi sarà possibile coglierlo. Quello che è chiarissimo è che i 40 anni sono un’età meravigliosa e non possiamo rischiare di perderla. Se non altro perché sono il punto di fusione perfetto tra i furori giovanili, la voglia antagonista di rovesciare tutto, e la consapevolezza della maturità politica. L’età per capire le esigenze degli altri, prima che egoisticamente rinchiudersi nelle proprie. E poi perché, come diceva Moretti nel ’ 93 ma potrebbe essere adesso,“io gridavo cose giuste e ora sono uno splendido quarantenne”.)

 

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