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Nel penitenziario di Frosinone mancano medici e infermieri

La denuncia arriva dallo Snami, il sindacato nazionale dei camici bianchi. La struttura ospita 630 detenuti, molti affetti da gravi patologie
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Nel penitenziario di Frosinone. Il servizio sanitario nelle carceri è di primaria importanza, ma in generale presenta numerose criticità.

Il primo problema è la carenza degli operatori sanitari, medici ed infermieri. Tra i vari istituti penitenziari, spicca quello di Frosinone, nel Lazio, e la denuncia arriva direttamente dallo Snami, il Sindacato nazionale dei medici.

Tramite una nota trasmessa a tutti gli enti e autorità preposte, denuncia una grave carenza della dotazione organica, riguardante il Personale medico e infermieristico che sta avendo «pesanti ripercussioni sulla sicurezza sul lavoro dello stesso personale.

Per valutare le criticità occorre considerare che in tale penitenziario sono ristretti circa 630 detenuti, di cui una gran parte è affetto da gravi malattie».

Detenuti con gravi patologie. Il carcere di Frosinone è classificato dal punto di vista sanitario come Sai ( servizio di assistenza sanitaria integrativa), ossia è equiparato ai vecchi Centri clinici, dove sono allocati detenuti con gravi patologie e bisognosi di cure intensive ( cardiopatici, diabetici, nefropatici, soggetti con epatopatie correlata a Hcv, Hiv, Hcv, pazienti psichiatrici).

«Facendo un raffronto con gli altri Sai – denuncia sempre lo Snami -, emerge che la dotazione infermieristica di Frosinone è gravemente deficitaria, poiché è inferiore di oltre un terzo rispetto alla dotazione dei restanti Istituti.

A Frosinone ci sono solo quattro infermieri a turno la mattina, e spesso una unità è mancante e non viene neanche sostituita, tre infermieri il pomeriggio e due infermieri la notte».

Con questi numeri diventa quindi impossibile erogare una congrua assistenza infermieristica «tenendo bene a mente che, solo per l’attività consueta, si deve preparare 2- 3 volte al giorno la terapia a circa 450 pazienti in trattamento farmacologico, somministrare farmaci ai numerosi pazienti psichiatrici accertandosi a vista che vengano assunti al momento, effettuare il controllo della glicemia e le terapie insuliniche ai diabetici, controllare la pressione ai cardiopatici, i parametri vitali a chi rifiuta il vitto e la terapia salvavita».

Inoltre i pochi infermieri devono «supportare i numerosi specialisti che operano in sede, preparare le richieste dei farmaci per l’approvvigionamento alla farmacia interna ed esterna, collaborare con il medico Sias nelle emergenze/ urgenze e nelle visite non differibili e con il medico incaricato nelle visite ordinarie giornaliere».

Non va meglio per la dotazione medica, «esiste solamente un medico incaricato, il quale è presente in Istituto solo tre ore al giorno, ed un solo medico Sias presente H24 nel vecchio padiglione, mentre nel nuovo padiglione, dove ci sono oltre 300 detenuti sin da quando è stato aperto, non vi è nessun medico in sede. È pressoché impossibile trovare un altro Istituto in Italia con un rapporto medici/ detenuti così basso».

La denuncia. Lo Snami, ricordando che questa situazione permane ormai dal 2015, sollecita tutti i destinatari della nota, ciascuno per le proprie competenze, a intervenire e «precisa che se nel frattempo dovessero insorgere o emergere patologie, infortuni, o incidenti vari collegabili o riconducibili anche in senso pregresso alla mancata applicazione del Dlgs 81- 08, gli organi Asl di vertice in indirizzo, come soggetto datoriale, verranno ritenuti quali responsabili».

Da ricordare che l’assistenza sanitaria alla popolazione detenuta è di competenza del Servizio sanitario nazionale e dei Servizi sanitari regionali.

Il trasferimento delle competenze sanitarie dal ministero della Giustizia al Servizio sanitario nazionale e ai Servizi sanitari regionali è stato definito con il decreto del presidente del Consiglio l’ 1 aprile 2008.

Con esso, assieme alle funzioni, sono state trasferite al Fondo sanitario nazionale e ai Fondi sanitari regionali le risorse, le attrezzature, il personale, gli arredi e i beni strumentali afferenti alle attività sanitarie nelle carceri.

 

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