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Matteo preferisce la felpa al doppiopetto di palazzo Chigi

Il leader leghista non affonda il colpo sul premier e rimane al viminale. Il capo del carroccio sa che, se fosse presidente del consiglio, dovrebbe mettere la sordina alla sua propaganda descamisada
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Matteo preferisce la felpa. Un paio d’anni fa, quando il sorpasso della Lega su Forza Italia sembrava ancora fantascienza e quando era la Lega a inseguire un recalcitrante Cavaliere, al contrario di quanto si verifica attualmente, uno dei più alti ufficiali di Matteo Salvini si sfogava lamentando proprio le esitazioni del sovrano azzurro: «Ha paura che Salvini voglia soffiargli il posto anche se noi glielo abbiamo detto in tutte e lingue che non miriamo a palazzo Chigi. Salvini, oltre tutto, di diventare premier non ha alcuna voglia. Vuole restare libero e con la felpa».

Cose che si dicono, certo, ma che oggi, a due anni di distanza e a quadro politico rovesciato trovano nei fatti una certa conferma.ativi

Interrogativi

Perché Salvini, che sembrerebbe avere palazzo Chigi a portata di mano, non pare avere alcuna voglia di occupare la solitamente ambita posizione. A

l contrario: preferisce tenere in piedi un’alleanza che spesso si risolve in piombo nelle ali leghiste piuttosto che far saltare il banco cercando una prova elettorale che gli consegnerebbe quasi certamente la vittoria e la presidenza del consiglio.

Tra dieci giorni esatti si chiuderà la ‘ finestra’ di luglio, quella entro la quale sarebbe necessario sciogliere le camere per votare alla fine del prossimo settembre.

A questo punto sembra garantito che quella finestra non la userà nessuno. Salvini preferisce continuare a litigare quotidianamente con i soci a cinque stelle e lasciare al proprio posto Giuseppe Conte.

In fondo proprio la ritrosia del capo leghista è l’enigma che condiziona l’intera politica italiana, costringendo un po’ tutti a muoversi al buio, cercando di indovinare le vere intenzioni del vicepremier.

In un certo senso, la spiegazione che offriva il colonnello leghista un paio d’anni fa spiega davvero la strategia di Matteo Salvini, o almeno svela il mistero delle sue resistenze a occupare il posto di comando.

Meglio la felpa

Il capo del Carroccio vuole davvero rimanere «libero e con la felpa». Sa che, se fosse presidente del consiglio, dovrebbe mettere la sordina alla sua propaganda descamisada, pesando parole e affermazioni molto di più di quanto non faccia ora.

Inoltre dovrebbe assumersi parecchie responsabilità direttamente, senza potersi nascondere dietro il ruolo di Conte e senza poter adoperare come alibi le resistenze dei 5S.

Nelle trattative con la Ue, come quelle del dicembre e del giugno scorso ma anche come quelle in attesa dietro l’angolo, si troverebbe di fronte a un classico dilemma: farsi personalmente carico di una scelta di rottura, con tutto quel che di terremotante ciò comporterebbe, oppure mettere la propria firma in calce a mediazioni che gli renderebbero impossibile recitare la parte ruggente dell’ ‘ uomo forte’, quella che gli permette di mietere consensi.

Anche in termini di risultati concreti, l’attuale quadro è per molti versi ideale.

Ogni colpo di freno può essere addebitato alle ‘ resistenze’ dei soci, dei 5S o dello stesso Conte, in una narrazione nella quale Salvini si è cucito su misura il ruolo di leader leale e responsabile, pronto a ingoiare molto pur di difendere questa maggioranza e di tenere fede alla parola data.

Una parte in commedia che, a sua volta, produce consenso a differenza delle posizioni apertamente di rottura.

Il limite di questa postazione dovrebbe essere evidente: la rinuncia a comparire come figura di punta del governo.

Presidente del Consiglio ombra

Ma qui sta il colpo di genio del vicepremier, che rivendica tutti gli onori del presidente del consiglio senza doversene accollare anche gli oneri.

Sin dall’inizio dell’esperienza di governo, ma ancor di più dopo la vittoria alle europee, Salvini occupa a distesa lo spazio mediatico, si comporta come il regista dell’azione di governo, invadendo puntualmente lo spazio di tutti gli altri ministri.

E’ evidente che di questo passo prima o poi a Conte salteranno i nervi, e negli ultimi giorni ci è andato molto vicino, a fronte della decisione salviniana di gestire la legge di bilancio come se fosse un presidente del consiglio con il ministero dell’Economia ad interim.

Salvini però, da questo punto di vista, è ineffabile, convinto com’è, e non senza ragione, che né Conte né i 5S possano portare la sfida sino alle estreme conseguenze, cioè fino alla crisi di governo.

Resta però da vedere sino a quando il gioco del vicepremier reggerà.

Passata o quasi la paura per settembre, nei corridoi del Parlamento si dà oggi per certa la crisi nella prossima primavera.

Ma si tratta di nuovo di una scommessa alla cieca sulle ‘ vere intenzioni’ di Salvini.

Inevitabilmente, prima o poi, il capo leghista dovrà decidersi e provare a fare davvero il capo del governo o smettere di fingere di farlo senza assumersene le responsabilità.

La doppia parte in commedia è proficua ma non è gioco che si possa protrarre all’infinito.

 

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