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La stella di Andò brilla sul teatro partenopeo

Il cineasta palermitano è il nuovo direttore dello Stabile di Napoli
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È Roberto Andò il nuovo Direttore del Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale. Palermitano, classe 1959, regista cinematografico e teatrale, scrittore, sceneggiatore italiano, Andò vanta una brillante carriera di aiuto- regista accanto ai grandi maestri del cinema americano, come Cimino e Coppola, ma anche italiani, come Fellini e Rosi di cui è diventato amico e a cui ha dedicato nel 2002 un ritratto filmato, Il cineasta e il labirinto, che si è aggiunto ad altri lavori video dedicati ad artisti come R. Wilson o H. Pinter, nel 1994 e nel 1998.

Dopo il totonomine di questi mesi, tra l’altro iniziato con largo anticipo sulla scadenza, sul nome del direttore Teatro Stabile di Napoli – Teatro Nazionale che doveva succedere a Luca De Fusco, il CDA ha conferito all’unanimità, su proposta del Presidente Filippo Patroni Griffi, la direzione, a partire dal gennaio 2020, ad Andò. Termina così la grande querelle che aveva visto scendere in campo tanti schieramenti generando discussioni infinite sul ruolo e sulle scelte della direzione artistica uscente e sulle caratteristiche che doveva avere la successiva. Il nome di Roberto Andò getta finalmente una luce sul futuro e sul progetto culturale di una nuova direzione di uno dei più importanti Teatri Stabili, diventato Teatro Nazionale, grazie al lavoro riconosciuto di De Fusco con tutto il Cda e l’intero staff del teatro. C’è però una cosa da sottolineare. In questi anni Luca De Fusco è stato sempre e comunque un bersaglio facile da colpire, sul suo operato di Direttore sia del Teatro Stabile che del Napoli Teatro Festival – ruoli che per un periodo ha ricoperto congiuntamente – le polemiche non si sono mai acquietate, anche quando ha abbandonato il doppio impegno per dedicarsi a tempo pieno alla guida del Teatro Stabile Nazionale. Non è mai capitato, nel corso di questi anni, di vedere vivisezionato in modo così crudo la gestione di altri Direttori artistici o di altri manager culturali, di nomina pubblica, impegnati nel corso di questi anni a Napoli ed in Campania. Non c’è stata conferenza stampa in cui non si è spaccato il pelo su tutti gli aspetti sia artistici che economici riguardanti le produzioni e l’attività del Teatro. Sacrosanto e fondamentale il ruolo di ciascun cittadino, operatore del settore o altro di chiedere contezza sulle scelte economiche e sugli investimenti fatti sulle produzioni artistiche, appunto quando si tratta di utilizzo di soldi della collettività. Ma alla fine ciò che deve valere sono i risultati da valutare. Bisogna chiedersi se c’è stato o no un incremento degli abbonamenti, se è stata definita una politica promozionale a favore dei giovani, eccetera.

Quali produzioni o spettacoli teatrali non hanno riscosso il successo dovuto? E perché alcuni spettacoli che hanno avuto molto successo non hanno ricevuto le promozioni adeguata o le proposte della tournèe. Verrebbero da fare dunque tante domande per verificare le ricadute effettive di una buona gestione che attiene sia la Direzione che l’intero staff di un Teatro e di qualsiasi altra Istituzione culturale che abbia natura pubblica. Verifica che però riguardare anche le capacità di controllo degli organi amministrativi, che molto spesso ragionano sulla base di valutazioni politiche di schieramento e non di merito. Scelte non congrue evidentemente ci sono state e ci saranno: e senza voler giustificare nessuno o tantomeno assolvere. Il punto di fondo, il parametro su cui poggiare, rimane il prodotto culturale e artistico offerto alla collettività.

Come sistema di lavoro, dunque appare congruo da gennaio 2020, applicare un metodo chiaro, senza pregiudizi di sorta, con la mente sgombra da qualsiasi forma ideologica, cercando di valutare serenamente e con la disponibilità dovuta nei confronti di chi dovrà definire la costruzione di un nuovo progetto culturale di respiro ampio di una Istituzione teatrale così importante al centro di un asse strategico della città fondamentale. A dispetto di convinzioni contrarie, con la cultura “si mangia”. Il teatro è fucina di talenti, di autori, di attrici, attori. E’ occasione di produzioni, di drammaturgie, di scenografie… Genera lavoro per tanti artisti, costumisti, tecnici, elettricisti, attrezzisti e molte tante altre maestranze ancora. Il teatro è parola, scrittura, corpo, espressioni, suoni, emozioni.

Torniamo alle scelte di direzione. Con la sua formazione letteraria e cinematografica, Roberto Andò, saprà costruire e rappresentare quella visione europea ma anche un pò surreale della vita così come ci ha abituati con i suoi film e i suoi spettacoli teatrali. Allora in bocca al lupo!

 

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