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“Capitana, mia capitana”. La sinistra orfana sempre a caccia di testimonial

Da Ivano a Simone fino a Carola la capitana, l'ennesima figura eletta dalla sinistra a eroina e a testimonial nella sua crociata contro "il populismo" in assenza di una linea politica alla quale affidarsi
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“La capitana? È ricca e annoiata”, il livello della polemica via social sulla decisione di Carola Rackete di forzare il blocco e portare a Lampedusa i 42 profughi della Sea Watch è triviale ma indicativo. Discutere sulla scelta di volgere la prua verso Lampedusa ignorando altri porti, come Malta o la Tunisia, è comprensibile. Mettere sul piatto della bilancia, a contrappeso di quello dove figurano la ‘ legge etica’ e quella del mare, l’obbligo per ogni Paese di far rispettare le proprie leggi, giuste o sbagliate che siano, è quasi doveroso. Ma cosa tutto questo c’entri con il conto in banca della famiglia Rackete almeno a prima vista è oscuro.

C’entra eccome, invece, perché Carola la capitana è l’ennesima figura eletta dalla sinistra a eroina e a testimonial nella sua crociata contro ‘ il populismo’ in assenza di una linea politica alla quale affidarsi, spesso con effetti involontariamente comici e comunque desolanti. Per settimane, pochi mesi fa, abbiamo sentito ripetere ‘ La sinistra riparta da Simone’, alludendo al quindicenne di Torre Maura che aveva baccagliato con i neofascisti di CasaPound impegnati nella caccia ai neo- inqulini Rom. Quel ‘ A me non mi sta bene che no’, così dialettale e verace, così popolano, mandava in visibilio una sinistra che con quel popolo proprio non sa più come parlare e, peggio, non immagina neanche cosa dire.

Prima c’era stato Ivano, ruvido e verace, vocione da basso e residenza a Rocca di Papa. Ai tempi della ‘ Diciotti’, meno di un anno fa, il suo commento caustico deliziò un’opposizione tramortita: ‘ Dopo essese fatti la navigata, la sosta e mo’ pure 10 ore di pullman, quando arivano qua se devono gode’ pure sta rottura de’ cojoni dei fascisti’. Applausi a scena aperta: ‘ La sinistra riparta da Ivano’.

Adesso c’è Carola, che popolana non è, e non a caso il rozzo popolino salviniano sottolinea il particolare. La nascita una certa differenza la fa, almeno quando la partita si gioca nella disperata ricerca di simboli populisti da contrapporre al populismo. Ma la capitana ha altre doti da portare all’incasso sul mercato politico della simbologia: è coraggiosa, audace, disobbediente. Non parla in romanesco ma richiama Sandokan. La sinistra può ripartire da Carola.

Il problema è che questa caccia al testimonial non paga. La sinistra, invece di ‘ ripartire’, resta al palo. A Torre Maura la destra, alle ultime elezioni, ha spopolato. L’immancabile sondaggio pret- à- porter sulla Sea Watch registra un 61% contrario all’attracco a fronte del 33% favorevole e del 6% che non prende posizione. L’ironia facile sui selfie di Matteo Salvini, sulle dichiarazioni truculente, sullo stile comunicativo volutamente plebeo, finisce per far dimenticare che Salvini un progetto politico chiaro ce l’ha. Rozzo e semplicista forse, per molti versi discutibile, ma senza dubbio un disegno politico. E’ vero che è perennemente impegnato in una campagna di cui lui stesso è il testimonial. Non è però testimonial di se stesso ma di una visione politica nel complesso omogenea e certamente comprensibile.

Per la sinistra non si può dire la stessa cosa, e in particolare non la si può nemmeno sussurrare in tema di immigrazione. Molti degli esponenti politici e degli autorevoli opinionisti che in queste ore bersagliano la chiusura di Lampedusa in nome della ‘ legge superiore’ del diritto umano avevano applaudito meno di due anni fa l’accordo del governo Gentiloni- Minniti che incaricava la Libia di chiudere quegli stessi esseri umani in lager tra i più disumani. Il balbettamento in materia è permanente e anche quella parte di sinistra, ormai ridotta a frangia, che invece non balbetta, evita di mettere in campo una possibile soluzione. Si limita a ripetere che il problema non esiste, e non è di solito la strategia migliore per comunicare con un popolo votante che invece il problema evidentemente lo avverte.

L’immigrazione, pur rappresentando un problema specifico enorme in sé, è però solo la punta emergente di un iceberg di dimensioni ciclopiche. Sui rapporti con l’Europa, ad esempio, la situazione è identica. Sul modello di sviluppo, come il caso dell’accordo con Ancelor Mittal sull’Ilva concluso da Gentiloni e Calenda, anche. Sulle politiche del lavoro, problemino che tocca molti da vicinissimo, ben più della stessa immigrazione, è peggio che andar di notte. Forse sarebbe ora di ripartire dalla politica invece che da Simone e Carola. Dall’offerta politica invece che dal testimonial di turno pescato dove e come capita.

 

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