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L’integrazione europea è un miraggio in assenza di una leadership credibile

Serve forte leadership, che probabilmente oggi manca in Europa anche all’europeista Macron.
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L’integrazione europea è un ideale portato avanti da leader diversi in tempi diversi, ma che permane. Contro di essa, però, sembrano stagliarsi la storia, la teoria economica e l’attuale situazione politica del continente. La storia: l’unità è stata raggiunta sempre con la forza, non per via amministrativa. Basti pensare a Germania e Italia, che senza Bismarck e i Savoia non sarebbero state unificate. Serve forte leadership, che probabilmente oggi manca in Europa anche all’europeista Macron.

La teoria economica: secondo la teoria dei giochi, la cooperazione internazionale spesso viene imposta più che scelta. Può accadere che due Paesi si alleino per interessi condivisi e trascinino nell’accordo anche un terzo Paese che non è interessato a cooperare ma deve farlo, altrimenti sarebbe danneggiato in campo commerciale, sociale o politico. Non che l’alleanza sia vantaggiosa, è il cosiddetto male minore. Se l’Ue è un’unione di questo tipo, non è difficile farla crollare una volta che gli interessi sono cambiati.

Ma nonostante questi esempi teorici, è la pratica che evidenzia che, in fondo, nessuno vuole vera integrazione. Un nuovo spettro si aggira per le strade, lo spettro dell’Euroscetticismo. Tra relazioni segrete e accordi ufficiali, la politica europea assomiglia a un intrigo diplomatico internazionale in cui alla fine nessuno sembra volere lo status quo, nonostante la facciata. Più che scetticismo, però, bisognerebbe parlare di scetticismi, perché ogni schieramento ha ragioni differenti.

Per esempio, The Movement. Steve Bannon, ex stratega della campagna elettorale Trump, decide di dare vita in Europa a un gruppo di leader Euroscettici, populisti, nazionalisti, filorussi e filoamericani. Tra i partecipanti: Lega, M5S, FdI, Le Pen, Wilders, lo spagnolo Vox, tra gli altri. Di recente, però, pare che il progetto sia fallito. ‘ Non accettiamo lezioni su come riformare l’Europa da un Americano’, questo è il senso della critica dei partecipanti.

I Paesi nordici sono solitamente ritenuti europeisti, ma i fatti dimostrano il contrario. La Nuova Lega Anseatica è un gruppo composto dai ministri delle finanze di Olanda, Svezia, Irlanda, Finlandia, Lettonia, Estonia, Lituania e Danimarca. Condividono la stessa visione sulla politica monetaria europea, in aperto contrasto con i progetti di integrazione fiscale proposti dalla Commissione. Il governo francese lotta aspramente contro quest’alleanza, mentre la Germania ogni tanto ci flirta.

Nell’Est Europa abbiamo Visegrád, che riunisce Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca. Non sono economiche le motivazioni del loro Euroscetticismo, ma culturali e sociali. Soprattutto, non condividono la politica di immigrazione di Bruxelles. Orbán attira simpatie di molti, soprattutto nel Sud dell’Europa. Nel governo austriaco uno dei due partiti della coalizione è dichiaratamente vicino al Primo Ministro ungherese e alla sua inimicizia per l’Ue.

Andiamo al Sud. In Italia, né Lega né M5S sono favorevoli all’Ue attuale e Salvini vorrebbe un avvicinamento a Visegrád. In Spagna, Vox e Podemos non sono sicuramente europeisti, mentre in Francia la Le Pen è in chiara opposizione a Bruxelles.

Chi contrasta questi aggruppamenti più o meno segreti? Merkel e Macron, che a gennaio si sono trovati ad Aquisgrana per firmare un trattato di collaborazione militare, politica ed economica. Ma è davvero un’alleanza europeista? O piuttosto il Presidente francese si è accorto della difficoltà di mettere tutti d’accordo?

Quello che abbiamo di fronte è un quadro confusionario e incoerente. È forse giunto il momento del crollo? Non è il momento di essere melodrammatici. Tuttavia, rimane la domanda sul senso dell’integrazione. Le opzioni sono due: o un leader forte riunisce ( impone?) una politica unitaria al Vecchio Continente o l’ideale di unità va abbandonato, perché inattuale e inattuabile. Nessuno sembra crederci, e quando qualcuno prova a mettere insieme individui differenti, raramente riesce nell’intento. Rimane l’incertezza sull’alternativa all’unità, ma per ora ciò che è certo è che in pochi la vogliono. Per provare, chiedete a Steve Bannon. Ricordatelo a Macron.

 

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