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Combattere contro l’odio. La frontiera di Elena Stancanelli

“Venne alla spiaggia un assassino” il romanzo sui giorni a bordo della nave di una ong che salva migranti in mare
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Combattere l’odio. Venne alla spiaggia un assassino nasce il 9 luglio del 2018, quando Sandro Veronesi scrive sul Corriere della sera: «Dobbiamo mettere i nostri corpi su quelle navi.

Le navi di cui parla sono quelle delle ONG, le navi che provano a salvare la vita ai naufraghi, migranti e profughi, uomini, donne, bambini».

Il 10 giugno 2018 il Ministro dell’Interno Matteo Salvini inizia la sua campagna contro le ONG con l’hastag #chiudiamo i porti.

Già il ministro dell’interno del precedente governo, Minniti, aveva cercato di limitare l’azione delle navi delle ONG, ma adesso l’attacco è continuo.

Le ONG sono accusate di essere in contatto con gli scafisti, di incentivare le partenze.

Una situazione intollerabile per molti intellettuali

Per la sensibilità di molti, intellettuali e non, cattolici, di sinistra, ma non soltanto, attaccare chi salva, correre il rischio di lasciar morire chi naufraga, impedire a chi ne avrebbe diritto di richiedere asilo, ricacciare i migranti in un paese come la Libia, inaffidabile sul piano dei diritti umani, è intollerabile.

Sandro Veronesi chiama gli scrittori a salire su quelle navi con i loro corpi. Elena Stancanelli risponde all’appello, aderisce al gruppo Corpi, nato per rendere concreto l’appello di Veronesi, e si mette in attesa.

Venne alla spiaggia un assassino

Un libro pieno di attese, l’attesa dell’imbarco, l’attesa del cielo che permetta la partenza, l’attesa dell’avvistamento.

Elena Stancanelli sale sulla nave Mare Jonio della flotta Mediterranea, battente bandiera italiana.

Armata l’anno scorso proprio per intervenire nell’avvistamento e nel salvataggio, sostenuta da un vivacissimo crowdfunding.

Storie e dati

Il cuore del libro è il resoconto delle giornate passate in mare con i volontari, ma nel libro c’è molto d’altro.

Ci sono dati, c’è la storia delle ONG che si occupano del salvataggio e del loro rapporto sempre più difficile con le istituzioni italiane ed europee.

Viene messa in discussione, documenti alla mano, l’idea che la presenza dello ONG sia un incentivo alla partenza.

C’è la storia di alcuni dei naufragi più atroci, come quello del 3 ottobre del 2013, c’è l’elenco dettagliato e ragionato delle operazioni messe in essere nel Mediterraneo, da Mare Nostrum a Frontex, da Triton a Themis.

Il libro di una scrittrice

È un libro che può essere agevolmente letto anche solo per farsi un’idea, ma è anche tutt’altro, è il libro di una scrittrice.

Sul mare Stancanelli si rende conto di quanto importante sia raccontare nel modo giusto in un tempo in cui la diffidenza verso le notizie e i racconti si è fatta estrema.

È un problema da scrittrice. La scelta della narratrice dà un’impronta al libro intero.

Chi ha letto Firenze da piccola ( Laterza, 2006), A immaginare una vita ce ne vuole un’altra ( Minimum fax, 2007), avrà l’impressione di ritrovarne la voce in quella della narratrice.

Una scrittrice imbranata, antipatica e incantevole, irrequieta e senza pace, aggrappata ai libri e alla scrivania come fossero un’ancora, ispida, esposta, umanissima.

Un personaggio funzionale

Continuamente irriso dall’autrice, che si nasconde alle sue spalle, questo personaggio “comico” ha una funzione precisa: rivela le fragilità, le comicità di quelli che incontra, skipper, attivisti e capitani, siciliani, spagnoli e tedeschi, ma via via che il libro va avanti e cresce si arrende alla serietà.

Durante la permanenza a bordo ci saranno tempeste, mare calmo, nessun salvataggio.

Ma nelle notti i membri dell’equipaggio si alleneranno per rendere essenziali i gesti, per esser pronti quando sarà il momento.

Perché una esitazione, un passo sbagliato significano la morte di qualcuno.

La felicità nel dovere

La narratrice riconosce un senso di felicità piena, forse l’unica possibile: individuare il proprio dovere e farlo.

Nell’ultima parte del libro, la scena è occupata dagli incontri, quello con Ani, per esempio, la ragazza con i capelli blu.

Spagnola delle Asturie, che fu capomissione quando venne salvata una donna di nome Josefa, recuperata con due corpi accanto, un’altra donna e un bambino.

Ani che le racconta di come quando era in Grecia con Open Arms, la ONG spagnola, i migranti che arrivavano di notte accendevano le torce per farsi individuare, mentre oggi arrivano al buio, per timore di essere scoperti.

L’inferno migrante

Il passo successivo che Stancanelli compie è una discesa agli inferi. Dopo lo sbarco, incontra Cristina Cattaneo, che insegna medicina legale a Milano e dirige il Laboratorio di antropologia e odontologia forense, «dove si studiano i resti umani».

Cristina Cattaneo e il suo gruppo di lavoro provano a dare un’identità ai cadaveri insepolti, Cattaneo ha scritto un libro, Naufraghi senza volto ( Raffaello Cortina, 2018).

Ma andando fra i morti, Stancanelli posa gli occhi sui gesti dei vivi, gesti di pietà spontanea.

L’uomo che ha perso il figlio e cura anche la tomba del naufrago lì accanto, le anziane che portano fiori sulla tomba di una ragazza ignota sepolta con un bambino.

Con questo libro bello e duro, Stancanelli si rivela una cercatrice di luci nel buio: della pietà che non muore mentre la tragedia non accenna a finire.

 

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