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Cdm niente da fare. Governo diviso su autonomie conti

Cdm da rifare, slittamento a mercoledì. In assenza di un accordoLlega- 5stelle la maggioranza decide di non decidere
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Cdm niente da fare. Niente autonomie e niente assestamento di bilancio, come richiesto da Bruxelles.

Il Consiglio dei ministri viene convocato “solo” per sbrigare gli affari correnti, lasciando fuori dal tavolo i nodi più spinosi della convivenza politica tra Movimento 5 Stelle e Lega.

Tutto rimandato

Il confronto slitta ancora di qualche giorno – lunedì o martedì prossimo – per consentire ai soci di governo di ragionare con più calma e trovare soluzioni che possano andar bene a Luigi Di Maio come a Matteo Salvini.

L’assestamento di bilancio è stato “espulso” dal Cdm «perché vogliono andare a Osaka e vogliono farlo dopo» il G20 in Giappone, spiega il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, riferendosi al presidente del Giuseppe Conte e ai due vice premier.

Il G2o di Osaka

Il piano italiano per evitare la procedura Ue dovrebbe essere infatti sottoposto in via informale dal ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ai colleghi europei a margine del G20 a Osaka, nella speranza di «poter concludere il confronto con un accordo».

Ma incontri informali a parte, il problema riguarda soprattutto le forze di maggioranza: i due partiti di governo non riescono a trovare una quadra e prendono altro tempo.

Messaggi di Salvini

Intanto, però, Matteo Salvini ne approfitta e tra una recriminazione e l’altra in tema di migranti, manda messaggi chiari a Bruxelles: «Abbassare le tasse non sarà un diritto di questo governo ma un dovere di questo governo», dice il ministro dell’Interno.

«Se in Europa saranno contenti saremo contenti con loro, altrimenti andremo avanti lo stesso», annuncia.

Lo scoglio delle autonomie

Ma ad allontanare gli alleati non ci sono solo le ricette da proporre alla Commissione per scongiurare la procedura d’infrazione, ci sono soprattutto le autonomie di Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna.

Il tema centrale per Lega, tanto da inserirlo nel contratto di governo, e argomento scivolosissimo per i grillini in grandissima parte eletti al Sud.

Sospetti su Di Maio

«Ormai è sempre più evidente a tutti come Di Maio e il Movimento 5 Stelle abbiano definitivamente gettato la maschera, è chiaro che con loro al governo l’autonomia non verrà mai riconosciuta».

Lo dicono in una nota congiunta il presidente del Consiglio regionale lombardo Alessandro Fermi e il presidente della Commissione speciale regionale per l’Autonomia Mauro Piazza, rilanciando la polemica ingaggiata dal governatore Attilio Fontana col vice premier grillino.

«Bene ha fatto questa mattina anche il presidente di Regione Lombardia Attilio Fontana a chiedere risposte immediate denunciando come il governo stia prendendo in giro 5 milioni di cittadini», aggiungono i due.

Le perplessità dei 5 Stelle

Ma dalle parti del Movimento 5 Stelle non sembrano farsi impressionare dai toni combattivi utilizzati dagli alleati.

A sostenere le perplessità pentastellate, del resto, adesso spunta un’analisi del Dipartimento per gli affari giuridici e legislativi di Palazzo Chigi che mette fortemente in discussione l’intero impianto dell’Autonomia differenziata.

Rischi per il bilancio

Metterlo in pratica comporterebbe uno «spostamento verso l’alto del valore medio nazionale della spesa pro- capite, destinata così ad aumentare», scrivono in un documento di dodici pagine i tecnici, che parlano anche di rischi concreti per il «bilancio dello Stato».

L’allarme del Dipartimento, consegnato nelle mani del Presidente del Consiglio, ha evidentemente pesato sul confronto tra forze di maggioranza e convinto i leghisti ad accettare un ulteriore slittamento della discussione.

Le autonomie per i 5 Stelle

«Vedo e leggo un po’ di caos ingiustificato sull’Autonomia. La chiedono i cittadini di Lombardia, Veneto ed Emilia- Romagna ed è giusto che si faccia», scrive su Facebook Luigi Di Maio.

«Sarà un’autonomia equilibrata, fatta bene, che gioverà veramente a Regioni e Comuni. Il MoVimento lavora così, per tutto il Paese», argomenta il capo politico M5SS, spiegando le ragioni del mancato approdo in Cdm della questione.

Stilettate al Carroccio

«Non penso che qualcuno voglia tornare ai tempi della secessione della Padania e non ho motivo di dubitare che sapremo trovare insieme la migliore soluzione», aggiunge Di Maio, punzecchiando il Carroccio, al cui interno esistono «alcune posizioni più estreme» che «preoccupano» il ministro del Lavoro.

«Non si può pensare di impoverire ancora di più regioni come la Puglia, la Calabria, la Sicilia, ma anche l’Abruzzo, il Lazio, le Marche, il Molise, la Campania e l’Umbria», insiste.

«Di meno ospedali, meno scuole e strade sempre più in dissesto non se ne parla. Ma sono certo che alla fine prevarrà il buonsenso. Faremo una cosa equilibrata, ve lo assicuro!», garantisce il leader grillino.

Per capire come andrà a finire non resta che attendere il prossimo Cdm. Forse.

 

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