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Avere vent’anni e sfidare l’orrore del nazismo I ragazzi della Rosa Bianca

La tragiedia di Hans, Sophie, Christlaxel, Willi e gli altri; si opposero al regime con la non - violenza vennerò catturati, processati e decapitati con la ghigliottina
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Avere vent’anni. Alle ore 17,15 del 22 febbraio 1943 un sinistro sibilo, seguito da un cupo tonfo, risuonò nel silenzio del sotterraneo della prigione penale di Stadelheim a Monaco di Baviera; pochi minuti dopo, in successione, altri due sibili e altri due tonfi segnarono la esecuzione capitale mediante ghigliottina di tre giovani di poco più di vent’anni.

Effettuata a seguito di una sentenza emessa a loro carico in un processo che si era tenuto nella mattinata dello stesso giorno presso il Tribunale del popolo della città. Due mesi dopo, il 19 aprile, lo stesso Tribunale condannò a morte altre tre persone e il macabro rituale si ripetè, nella stessa prigione, nello stesso sotterraneo e con le stesse modalità, il 13 luglio per due di esse, e il 12 ottobre per l’altra.

Chi erano costoro e perchè furono giustiziati così ferocemente? Avevano ideato e fondato un gruppo studentesco di opposizione al nazismo che aveva operato dal giugno 1942 al febbraio 1943 in Germania cui avevano dato il nome di Wisse Rose. Rosa Bianca. L’ideatore uno studente in medicina della Ludwig Maximilian Universitaet di Monaco, Hans Scholl, cui si aggregarono subito sua sorella Sophie ( detta Sopherle) e gli amici Christoph Probst; Wilhelm “Willi” Graf ( detto Nurmi), Alexander Schmorell ( detto Schurik per le sue origini russe), tutti ( eccetto Sophie) studenti in medicina nella stessa Università. E Kurt Huber, professore incaricato di psicologia e musicologia ( canto popolare) nella stessa sede universitaria.

Conosciamoli meglio. Hans è nato il 22.9.1918, militò nei ranghi della Hitlerjugend ( gioventù nazionalsocialista) come capo drappello, e quindi, abbandonate le teorie naziste, passò ( 1936) nella D. J. l. 11 ( Deutsche Jugend fondata nel gennaio del 1911); prestò quindi il suo tirocinio nel RAD ( Reichsarbeitsdienst, il servizio obbligatorio del lavoro) e quindi il suo servizio di leva, terminato nel 1938. Nell’aprile 1939 si iscrisse alla Facoltà di Medicina a Monaco e dall’inizio della Seconda guerra mondiale, svolse attività in Ospedali militari.

Sophie è nata il 9.5.1921, di carattere indipendente, anticonformista, pacifista, viaggiò in Germania e nel nord Europa sino allo scoppio della Seconda guerra mondiale allorchè, nel 1940, per evitare il servizio obbligatorio del lavoro cui anche le ragazze erano tenute, sì iscrisse a un corso di maestra d’asilo, prestando servizio in un Kinderheim nella Foresta nera6a1 1941.

Christl è nato 11 6.11.1919, si iscrisse alla Facoltà di medicina a Monaco nel 1939 dopo un periodo di studi classici, e si sposò nel 1940 ; con due figli evitò il servizio al fronte e fu destinato a Ospedali militari.

Alex è nato il 16.9.1917 negli Urali russi, e portato in Germania dal padre nel 1921, prestò il servizio obbligatorio del lavoro nel 1936 e quindi, arruolato nel 1937, partecipò alle campagne dell’Anschluss con l’Austria ed a quelle dei Sudeti in battaglioni sanitari. Iscritto alla Facoltà di medicina di Amburgo nel 1939, passò a quella di Monaco nel 1940 e quindi prese parte , come ausiliario di sanità, alla campagna di Russia nel 1942, rientrando a Monaco a fine anno.

Willi è nato il 2.1.1918, fece parte dapprima come caposquadra della Lega studentesca cattolica Nuova Germania e quindi, dal 1935 del movimento cattolico clandestino Ordine grigio fondato da Fritz Leist; Nel 1936 si iscrisse alla Facoltà di medicina a Monaco e nel 1939 fu inviato a espletare il servizio militare come ausiliario di sanità in Polonia, rientrando a Monaco nel 1942.

Kurt è nato il 24.10.1893, evitò il servizio obbligatorio del lavoro e quello militare in quanto balbuziente. Incaricato di psicologia sperimentale applicata e di canto popolare presso l’Università di Monaco nel 1934, iscritto dalla moglie al Partito nazionalsocialista nel 1934 per poter mantenere l’impiego, se ne distaccò nel 1941 e cominciò a tenere lezioni anticonformiste specie contro le teorie sulla razza.

In un quadro biografico apparentemente così normale e conforme agli indirizzi politico- sociali del momento storico e del regime, come potè sorgere fra di loro la Rosa Bianca?

I giovani studenti si erano conosciuti all’inizio del 1942 nelle aule di quella Facoltà che tutti frequentavano e avevano stretto amicizia raccontandosi inizialmente le loro esperienze militari e sentimentali. A poco a poco passarono a disquisire di problemi sociali, per approdare in breve a considerazioni politiche, trovandosi tutti d’accordo su una critica totale al sistema di governo nazista e sulla inutilità di proseguire la guerra che, attraverso varie fasi, pareva destinata a concludersi con la completa disfatta della Germania e l’ulteriore vano sacrificio di migliaia di uomini. A queste considerazioni si aggiunse il rifiuto dei metodi messi in atto dalle SS nei territori occupati ( specie in Polonia) che erano venuti a loro conoscenza dall’amico architetto Manfred Eickemeyer e da altri, come lui, reduci dal fronte orientale. Si venne così a instaurare fra questo gruppo di amici un comune sentire che fu condiviso dal loro insegnante di psicologia Kurt Huber e che li portò tutti a fondare la Rosa Bianca senza che, sino ad oggi, si sia potuto sapere di preciso il motivo di questa sigla.

In breve tempo, dalle riunioni clandestine a casa del prof. Huber, i giovani passarono all’azione, incominciando – all’inizio di febbraio del 1942 – con lo scrivere nottetempo sui muri dell’Università e di altri – edifici pubblici di Monaco slogan antinazisti (“Morte a Hitler”, “Libertà”, “Hitler assassino”) e quindi alla compilazione di volantini il cui contenuto suonava come un invito agli studenti e al popolo alla rivolta contro la guerra, il regime e il governo. Il primo di questi volantini – che venivano ciclostilati di nascosto e inviati per posta a destinatari sconosciuti reperiti dagli elenchi telefonici o rilasciati in luoghi frequentati della città fu inviato il 15 giugno 1942 e a esso ne seguirono altri cinque, l’ultimo dei quali portava la data del 16 febbraio 1943, con’l’intestazione Flugblaetter der Weissen Rose

( Volantino della Rosa Bianca) o ‘ Movimento di resistenza in Germania’. Enfatizzavano soprattutto il concetto di responsabilità personale che ciascun individuo aveva nei confronti della verità e che doveva portarlo alla ribellione, stimolando la coscienza di ognuno a non adagiarsi in un comodo conformismo alle informazioni fornite dal regime, ma a comprendere, analizzare e giudicare con la propria testa in un impegno politico, culturale e sociale.

La diffusione di questi volantini, inviati non solo a Monaco ma anche in altre importanti città tedesche, costrinse la Gestapo a una caccia minuziosa ai loro autori, ma fu soltanto un fortuito episodio quello che portò alla loro cattura.

Il 18.2.1943 Hans e Sophie Scholl vennero sorpresi da un bidello della Università di Monaco mentre lasciavano un pacco di volantini al primo piano dell’edificio e furono immediatamente arrestati. Nello stesso giorno fu catturato Willi Graf e il giorno dopo Christl Probst ai quali la Gestapo era risalita analizzando le frequentazioni e i documenti dei due fratelli. Alex Schmorell fu catturato il 24 febbraio e il professor Huber il 27: associati tutti alla prigione di Palazzo Wittels- bach, la Rosa bianca aveva cessato di esistere.

La giustizia nazista operò, in questo caso, con una celerità impressionante e inconsueta. Un primo processo ai prigionieri ebbe luogo a porte chiuse il 22 febbraio e riguardò i fratelli Scholl e Christoph Probst: iniziato alle 10.00, il dibattito si concluse alle 12.30 con la sentenza di morte mediante decapitazione per tutti e tre gli imputati, emessa dal Presidente dal Tribunale del popolo Roland Freisler, in quanto riconosciuti colpevoli/ di «preparazione ad alto tradimento, demoralizzazione delle Forze armate, insulti infami al Fuherer e appelli all’Abbattimento della forma di vita nazionalsocialista».

Trasferiti immediatamente alla prigione di Stadelheim ( a Palazzo Wittelsbach non c’era la ghigliottina) la sentenza fu rapidamente eseguita nel pomeriggio onde evitare che la notizia venisse conosciuta prima della esecuzione. Un secondo processo ebbe luogo il 19 aprile e coinvolse altri 14 imputati, tutti riconosciuti come membri o simpatizzanti della ‘ Rosa bianca’ ( Alexander Schmorell, Willi Graf, Kurt Huber, Eugen Grimminger, Katharina Schueddenfopk, Traute Lafrenz, Gisela Schertling, Heinrich Philipp Bollinger, Helmut August Bauer, Hans Hirzel, Franz Joseph Mueller, Heinrich Guter, Susanne Hirzel e Falk Erich Harnak): vennero condannati a morte Schmorell e Huber, ghigliottinati il 13 luglio e Graf, ghigliottinato il 12 ottobre 1943. Gli altri furono condannati a varie pene detentive e uno solo ( Erich Harnack) fu assolto.

In base al principio nazista dello Sippenhaft ( carcerazione precauzionale dei famigliari dei condannati a morte) vennero aristati e trattenuti per alcuni mesi Robert e Magdalene Scholl, genito- ri di Hans e Sophie le loro figlie Inge e Elizabeth, Annelise Graf, sorella di Willi; e Angelika Probst, sorella di Christl.

La Rosa bianca non fu però il solo movimento antinazista che operò, all’epoca, in Germania: nel 1941 era già sorta la ‘ Rote Kappele’ ( Orchestra rossa) di estrazione comunista, di cui fecero parte Adolf Grimme, Adam e greta Kuckoff, Guenther Wiesenborn, Kurt e Elizabeth Schumacher„ John Sieg e i cui fondatori, Arwid e Mildred Harnack e Harold e Libertas Schulze- Boysen furono impiccati; il ‘ Kreisauer Kreis’ ( Circolo Kreisau) fondato da Helmut von Moltke, fucilato nel 1945, cui aderirono politici e deputati di sinistra ( Julius Leber, Adam Trott zu Sollz, Adolf Reichwein, Peter e Marion von Waitenburg). C’erano poi i1 ‘ Baumguppe’ ( Gruppo Baum) che riuniva essenzialmente operai comunisti dediti ai sabotaggi ( Herbert e Marianne Baum, fondatori, fucilati nel 1942, Heinz Birnbaum, Edith Fraenkel, Werner Steinbrink, Lotte Rotholz, Anton Saefkow) e l’Herren Club ( Club dei nobili), il ‘ Mittvoch Club ( Club del Mercoledi) che comprendeva alti ufficiali delle Forze armate.

Anche alcuni alti prelati cattolici ( August von Galen, Max Metzeg Frederich von Bodelschwing, Adolf Bertram, Konrad von Preysingl e protestanti ( Martin Nienmoeller, Gerard Braune, Eugen Gerstenmayer, Georg Banasck, Karl Barth, Hans Asmussen e soprattutto Dietrich Bonhoeffer con la sua ” Chiesa confessante”) manifestarono, in quegli anni, ostilità al regime. Altre persone poi, giovani o meno, di varia estrazione _ sociale, proseguirono in Germania la lotta interna al regime dopo il 1943, ispirandosi ai principi della Rosa Bianca e pagando spesso anch’essi con la vita, fra i quali Greta Rothe, Reinhold Meyer, Frederick Geussenheimer, Elizabeth Lange, Curt Leiden, Margarethe Mrosek, tutti impiccati nel 1944, Hans Leipelt ghigliottinato, Liselotte Dreyfeldt, Wolfang Erlenbach, Valentine Freise, Hedwing Schulz, Marie Luise Jahn, Traute Lafrenz Franz Teppensuch.

Tutti costoro consentono di affermare che, per fortuna, non tutto il popolo tedesco seguì Hitler nella sua tragica follia, ma che ci furono gruppi – se pur sparuti – di individui che tentarono di sollevare le coscienze contro la tirannide.

Ed è proprio fra questi gruppi che spicca, per la sua straordinaria unicità, quello della “Rosa bianca” in quanto costituito da giovani poco più che ventenni che avevano avuto uno straordinario coraggio e una fermissima motivazione ideologica, operando perfettamente coscienti dei rischi cui andavano incontro, e affrontando la crudele morte con la massima serenità e dignità.

Onore quindi alla loro memoria troppo dimenticata e non sufficientemnte valorizzata – e che essi possano essere di esempio ai nostri distratti giovani d’oggi.

 

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