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Strage di Viareggio. Condannato Moretti a sette anni

I familiari : «Oggi è un bel giorno. Finalmente dopo questa sentenza riusciremo a fare qualcosa per la sicurezza»
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Anche per la corte d’Appello di Firenze la strage di Viareggio si poteva evitare. Ed è per questo che ieri, dopo oltre tre ore di camera di consiglio, i giudici hanno confermato la sentenza di primo grado per gli imputati ritenuti colpevoli, a vario titolo, della morte di 32 persone, tra le quali tre bambini, la notte del 29 giugno 2009. A quasi dieci anni da quel tragico giorno, i giudici hanno ribadito quanto stabilito due anni fa in primo grado a Lucca, confermando le condanne per circa 30 imputati, tra i quali Mauro Moretti, condannato a 7 anni di carcere a fronte di una richiesta di 15 anni e 6 mesi. Questa volta non solo in qualità di ex amministratore di Rfi, ma anche come ex ad di Fs. «Una vittoria», questa, per il procuratore capo di Lucca, Pietro Suchan. Condannati a sei anni anche l’ex ad di Rfi Mario Elia, che ha ottenuto uno sconto di un anno e mezzo, e Vincenzo Soprano ( ex ad Trenitalia). Assolto perché il fatto non sussiste l’ex dirigente della direzione tecnica di Rfi Giulio Margarita, in primo grado condannato a 6 anni e sei mesi e per il quale il pg Luciana Piras aveva chiesto 12 anni e sei mesi. Assoluzione anche per Giovanni Costa, Alvaro Fumi, Enzo Marzilli, dirigenti e tecnici di Rfi, che in primo grado erano stati condannati a sei anni.

Durante il processo, Moretti ha scelto di rinunciare alla prescrizione «per rispetto delle vittime, dei familiari delle vittime e del loro dolore», ritenendo di «essere innocente». Ma i giudici hanno stabilito diversamente, decidendo di condannarlo per la seconda volta. Condannati anche gli amministratori e i dirigenti delle società tedesche ed austriache addette alla manutenzione dei carri merci, tra i quali Joachim Lehmann, supervisore all’Officina Jugenthal di Hannover, assolto in primo grado e ieri condannato a 7 anni e 3 mesi. Il pg aveva invocato per lui 8 anni: «aveva un contratto da 17 ore l’anno per un compenso di 700mila euro – aveva spiegato il pg in aula – ma non andò a controllare». Confermati, inoltre, i risarcimenti alle parti civili e le provvisionali stabiliti in primo grado, che gli imputati dovranno pagare in solido. Nel corso del secondo grado è intervenuta la prescrizione per i reati di incendio e lesioni plurime colpose, che ha portato a 6 mesi di sconto per gli imputati a cui venivano contestate tali accuse.

I familiari delle vittime, riuniti nell’associazione “Il mondo che vorrei” erano tutti lì, in attesa delle parole del giudice. Speravano in un accoglimento pieno delle richieste del pm, ma hanno reagito alla lettura della sentenza con sollievo misto a lacrime. «Come potevo – ha detto Claudio Menichetti, padre di Emanuela, che ha mostrato ai giornalisti una foto del volto ustionato della figlia in ospedale – lasciare perdere una cosa del genere? Finalmente dopo questa sentenza riusciremo a fare qualcosa per la sicurezza». «Oggi è un bel giorno – ha aggiunto l’avvocato Tiziano Nicoletti, difensore di parte civile dei familiari delle 32 vittime – È stato condannato il sistema ferrovie, a dimostrazione che quello che è successo a Viareggio non è uno spiacevole episodio. Moretti non è stato condannato infatti solo come ex ad di Rfi ma anche come ex ad di Fs, l’holding del gruppo. Era quello che volevamo e l’abbiamo ottenuto». No comment da parte dei legali di Moretti, mentre l’avvocato Albero Mittone, difensore di Vincenzo Soprano e di Mario Castaldo, ex ad di Cargo Chemical si è detto «rammaricato» dal fatto che «in una società con molti dipendenti debba sempre rispondere l’ad» mentre «ci sono delle persone responsabili a livello settoriale».

Viareggio conobbe l’inferno quando un treno merci deragliò in stazione liberando il suo carico di gpl e innescando una serie di esplosioni: 32 le persone morte in via Ponchielli, divorata dalle fiamme, molte rimaste intrappolate in casa propria, altre dopo mesi in ospedale tra atroci sofferenze. Per i giudici di primo grado, quel disastro non fu «un fatto imprevedibile», ma un evento «che sarebbe stato possibile evitare attraverso il rispetto di consolidate regole tecniche create proprio al fine di garantire la sicurezza del trasporto ferroviario, e soprattutto, prestando massima attenzione ai diversi segnali di allarme che si erano manifestati già prima del fatto e che preludevano al disastro

 

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